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Papa Francesco nei documenti di Wikileaks

Un “cable” di Wikileaks rivela l’imbarazzo del cardinale Bergoglio alla notizia della condanna di Christian Von Wernich, cappellano della polizia di Buenos Aires condannato all’ergastolo per gli assassinii e le torture di cui fu diretto responsabile durante il regime di Videla.
A cura di Davide Falcioni
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Jorge Mario Bergoglio

Il Papa è amico dei poveri. Il Papa paga il conto in hotel. Il Papa inciampa nella sua tunica, anzi no sbaglia la misura di un gradino e rischia di cadere. Il Papa indossa un braccialetto donatogli da un cardinale. Il Papa aveva una fidanzata, ballava il tango e faceva il buttafuori per pagarsi gli studi universitari. Il Papa viaggia coi cardinali, ma quando era cardinale viaggiava in metropolitana insieme ai lavoratori di Buenos Aires. Il Papa si chiama Francesco, come il santo poverello di Assisi: segno di un'imminente svolta nella Chiesa.

Questo è il tenore delle notizie diffuse nelle ultime 48 ore: la costruzione di un consenso intorno a Bergoglio è un lavoro che non conosce sosta, e a ben poco sono valse le accuse di "contatti" con il regime dittatoriale di Videla, in Argentina, o quelle di misoginia e omofobia. Sovente, chi ne ha parlato si è visto bollare come anticlericale, mentre il Vaticano si è affrettato a smentire ogni sospetto.

Eppure un'altra ombra sembra emergere nella storia di Papa Francesco, sempre legata alla dittatura di Videla in Argentina. E' stato sufficiente cercare una sua traccia tra i cable di Wikileaks per scoprire – in una comunicazione a firma dell'ambasciatore statunitense in Argentina Earl Anthony Wayne – che il nome di Jorge Mario Bergoglio è collegato a quello di Christian Von Wernich.

Chi è costui? Si tratta di un sacerdote, per l'esattezza del cappellano della Polizia di Buenos Aires tra il 1976 e il 1983, dunque per tutta la durata del regime di Videla e anche oltre. Il tribunale di La Plata lo ha giudicato colpevole della tortura di 32 persone e dell'assassinio di altre 7 nei centri clandestini di detenzione Puesto VascoCoti Martínez e Pozo de Quilmes. Per questi fatti, il cappellano è stato condannato all'ergastolo.

Per dare un'idea del personaggio, è sufficiente riportare la testimonianza di Julio Alberto Emmed durante il processo che giudicò il prete colpevole: "Scendemmo verso i tre corpi degli ex sovversivi che in quel momento erano vivi. Li tirano tutti e tre sull'erba, il medico applica due iniezioni cadauno, direttamente nel cuore, con un liquido rossiccio che era veleno. Due muoiono ma il medico dà tutti e tre per morti. Se li carica in una camionetta della Brigada e li porta a Avellaneda. Andammo a lavarci e cambiarci i vestiti perché eravamo macchiati di sangue. Padre Von Wernich si ritirò in un altro veicolo. Immediatamente ci trasferimmo al commissariato di polizia dove ci aspettava il Comisario General Etchecolatz, il padre Christian Von Wernich e tutti i componenti dei gruppi che avevano partecipato all'operazione. Lì padre Von Wernich si rivolge a me in particolare per l'impressione che mi aveva recato il fatto; mi dice che quello che avevamo fatto era necessario, che era un atto patriottico e che Dio sapeva che era per bene del paese. Queste furono sue parole testuali… ".

Cosa c'entra Bergoglio? Nella comunicazione tra l'Ambasciatore e il Segretario di Stato USA – risalente all'11 ottobre del 2007 (sotto) – emerge come la carcerazione di Von Wernich mini "l'autorità morale della Chiesa (in Argentina, nda) – e per estensione del cardinale Bergoglio -".

wiki

All'epoca della condanna l'attuale Papa era a capo della Conferenza Episcopale Argentina, e proprio in quel periodo l'opinione pubblica fu informata dello scandalo del "cappellano assassino". A padre Von Wernich fu tuttavia permesso di continuare a dire messa in prigione, suscitando la comprensibile rabbia dei parenti delle sue vittime ai quali Bergoglio non rilasciò mai le scuse formali.

Ma c'è un altro aspetto che lega Bergoglio al parroco e – più in generale – a tutti i funzionari del regime dittatoriale: si tratta di una "richiesta di grazia" nella quale, sostanzialmente, Videla, Von Wernich e decine di altri responsabili dei crimini contro il popolo argentino chiedono un'amnistia. Le ultime righe della lettera recitano testualmente: "Con questa lettera ufficiale, vi invitiamo a dimenticare e ci riconosciamo argentini nella sofferenza, nella dignità e nella mutua accettazione delle aberrazioni umane. Che il bicentenario (della Rivoluzione di Maggio, ndr) ci trovi tutti sotto un'ala di concordia. Che Dio abbia cura del signor arcivescovo".

Secondo le cronache dell'epoca la lettera dei detenuti fu avanzata attraverso un vescovo. All'epoca dei fatti Bergoglio era a capo della Conferenza Episcopale Argentina: chi fu il vescovo incaricato? Bergoglio ne era a conoscenza? Non è dato sapere. L'unico punto fermo è la respinta della richiesta da parte del governo. Nella richiesta si sarebbero elencati tutti coloro che avrebbero dovuto beneficiare dell’amnistia: da Videla a Bignone, da Santiago Omar Riveros a Higo Siffredi, e oltre 100 altri militari dell’esercito, della marina e dei servizi segreti. E tra i nomi c'era anche quello di Cristian Von Wernich, il cappellano assassino.

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