Netanyahu se ne frega del mandato d’arresto e va da Orban: il nuovo episodio di “Nel Caso Te Lo Fossi Perso”

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Viktor Orban ha invitato il premier israeliano a Budapest. Nonostante su Benjamin Netanyahu penda un mandato d'arresto della Corte penale internazionale. E nonostante l'Ungheria sia un Paese firmatario dello Statuto di Roma, che avrebbe quindi l'obbligo di applicare le sentenze. Sia chiaro, Orban non è l'unico leader dell'Unione europea (tutti gli Stati membri hanno sottoscritto lo Statuto) che ha messo in dubbio la sentenza, anche diversi membri del governo italiano hanno tentennato sulla possibilità di mettere in atto il mandato d'arresto nel caso in cui Netanyahu si trovasse in Italia.
Sicuramente tutto questo rafforza la posizione del premier israeliano, soprattutto rispetto alle critiche dell'opposizione nel suo Paese: così infatti dimostra come il mandato di cattura nei suoi confronti non valga poi molto, visto che non viene messo in pratica. E per Orban, invece, è l'ennesima occasione buona per sfidare il diritto internazionale e le istituzioni europee.
La domanda centrale però è: cosa può fare concretamente la Corte per mettere in atto la sua sentenza? In realtà non molto, perché i giudici dell'Aja fanno riferimento ai Paesi che hanno sottoscritto lo Statuto per dare attuazione ai propri mandati d'arresto.
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