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Michael Jackson, sesso con minori: i fan non ci credono e raccolgono fondi per un nuovo film-verità

Dopo la messa in onda in Italia della prima parte di “Leaving Nevrland”, il documentario con le testimonianze choc di due presunte vittime di abusi sessuali subite dal cantante e delle loro famiglie, si fa sempre più duro il braccio di ferro tra i fan di Michael Jackson, che continuano a rivendicare la sua innocenza lanciando addirittura una campagna di raccolta fondi per la realizzazione di un contro-documentario, e chi è convinto della sua colpevolezza.
A cura di Ida Artiaco
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Michael Jackson.
Michael Jackson.

Dopo la messa in onda della prima parte di "Leaving Neverland", il documentario, diretto da Dan Reed e presentato per la prima volta lo sorso gennaio al Sundance Festival, con nuove e presunte accuse di pedofilia nei confronti di Michael Jackson, continuano le polemiche e soprattutto il braccio di ferro tra i fan della pop star, convinti dell'innocenza del loro idolo, al punto tale da raccogliere fondi per la realizzazione di un contro-documentario per provare la sua estraneità ai fatti, e coloro che, invece, si dicono "disgustati" dopo aver ascoltato le testimonianze di Wade Robson e James Safechuck, che hanno raccontato nei minimi dettagli di incontri sessuali e altre stranezze, tra cui finti matrimoni, visione di filmini hard ed episodi di masturbazione reciproca, che si sarebbero verificati nel ranch di Santa Barbara di Jacko quando avevano meno di 10 anni. Parole forti, che, in qualsiasi modo le si voglia interpretare, hanno lasciato sotto choc milioni di persone, in attesa della seconda parte del documentario, che andrà in onda mercoledì 20 marzo sempre sul NOVE. Ma procediamo con ordine.

Tutte le accuse di pedofilia di Michael Jackson

Michael Jackson, considerato il re indiscusso della musica Pop mondiale e morto nel giugno del 2009, non è nuovo ad accuse del genere. Già nel 1993, mentre il cantante si trovava a Bangkok per il "Dangerous World Tour", era stato accusato di abusi sessuali da Evan Chandler, padre di un ragazzo di 13 anni, Jordan, ma la vicenda di risolse con un nulla di fatto perché il denunciate non fu considerata una persona affidabile, ma anzi si credette che fosse in cerca di visibilità. A lui l'anno successivo fu versata una considerevole somma di denaro, in cambio di un documento in cui affermava l'innocenza del re del Pop. Evan si uccise poi nel 2009 con un colpo di pistola. I guai continuarono per Jacko nel 2003, quando uscì un documentario "Living with Michael Jackson", realizzato dal giornalista inglese Martin Bashir, che seguì Jackson dal maggio del 2002: qui il cantante è ripreso mano nella mano con il 13enne malato di cancro Gavin Arvizo, ed altri minori vengono ripresi gravitare nel ranch di Neverland. A quel punto, nonostante Jacko continuasse a rivendicare la sua innocenza, l'ufficio del procuratore della contea di Santa Barbara avviò un'indagine penale e, dopo una perquisizione nella sua tenuta, fu emesso un mandato di arresto. Al termine del processo, nel 2005, però Jackson venne assolto da tutte le accuse. Come nel caso del 1993, influì anche la scarsa credibilità dell’accusatore: la madre di Gavin era recidiva per frode fiscale ai danni dello Stato e frode a compagnie assicurative e Jackson parlò in seguito di un complotto per far crollare il suo impero. In aula resero la loro testimonianza all'epoca anche Wade Robson e James Safechuck, sui cui racconti si basa l'ultimo docu-film "Leaving Neverland": i due, che erano sotto giuramento, confermarono in quella sede l'innocenza dell'artista, prima di cambiare versione.

Cosa abbiamo visto in "Leaving Neverland"

Proprio per questo il documentario "Leaving Neverland", presentato all'inizio del 2019, ha suscitato numerose perplessità. Perché Wade Robson e James Safechuck, che avevano testimoniato a favore di Jackson, sotto giuramento e in tribunale, ora raccontano una storia diversa? Inoltre, perché il regista ha voluto mostrare soltanto una parte della narrazione di quegli episodi, senza interpellare coloro che sono convinti dell'innocenza del cantante? "Qual è l’altra versione? Che Michael Jackson era un grande performer e una brava persona? Può anche essere vero, ma violentava i bambini", ha detto Reed. In effetti le parole dei due lasciano poco spazio alle interpretazioni: Robson ha sostenuto di essere stato molestato da Jackson da quando aveva sette anni fino ai 14, Safechuck a partire dai 10, e tutto nei minimi dettagli, tra sesso orale, masturbazione reciproca, finti matrimoni e gioielli regalati. Robson ha descritto come il cantante lo facesse giurare di non rivelare a nessuno ciò che accadeva tra di loro, altrimenti non si sarebbero più potuti vedere. Il tutto corroborato da oggetti e fax che lui inviava loro con ossessione, da foto dell'epoca e dalle testimonianze dei loro famiglie. Entrambi hanno sporto denuncia nel 2013 nei confronti degli eredi di Michael Jackson. Ma alcune cose non tornerebbero. Qualche esempio? Safechuck, come riporta Panorama, ha detto di aver trascorso il giorno del Ringraziamento del 1987, che quell'anno cadeva il 26 novembre, con lui a casa sua, quando Michael era in realtà in Australia, a Brisbane, per il tour di "Bad", come può verificare chiunque su Google.

Entrambe le storie sono comunque caratterizzate dalla conclusione quasi improvvisa dell’attenzione del cantante verso i due ragazzini, sostituiti uno con l’attore Macauley Culkin, star di "Mamma ho perso l'aereo", e l'altro con Brett Barnes, realmente presenti da bambini, secondo le cronache dell'epoca, a Neverland, ma che hanno indirettamente negato il fatto che Jackson li trattasse alla stregua di fidanzatini. Ciò che comunque appare da queste immagini, al di là delle contraddizioni e delle imprecisioni del genere documentaristico e tenendo presente che qualsiasi tipo di accusa andrebbe formulata in un tribunale e non in tv, è l'estrema fragilità dell'icona mondiale della musica, che lo ha spinto oggettivamente a circondarsi di minori piuttosto che di adulti, perché "con loro si sentiva a suo agio". Non ha amici, se non Liz Taylor e una scimmia. A conferma di ciò, sono arrivate anche le dichiarazioni rilasciate al quotidiano inglese The Sun nei giorni scorsi da Debbie Rowe, la seconda moglie del re del Pop, secondo la quale "Paris e Prince non sono figli di Michael Jackson". "Michael era un uomo divorziato, solo e voleva avere figli, io ero quello che ha detto: ‘Avrò i tuoi figli’. Ho offerto la mia pancia, è stato un regalo, è stato qualcosa che ho fatto per renderlo felice", ha detto la donna, sottolineando come i due ragazzi siano nati da inseminazione artificiale con il ricorso ad un donatore. Anche se ero lì quando sono nati, è stato Michael a fare tutto".

Jacko messo al bando in radio e in tv

L'impatto delle testimonianze contenute in "Leaving Neverland" è stato devastante. Le radio di mezzo mondo, dal Canada alla Nuova Zelanda alla BBC, hanno messo al bando le sue canzoni, è stato eliminato un episodio dei Simpson in cui Jackson prestava la sua voce al suo alter ego, Louis Vuitton ha deciso di togliere dal mercato i pezzi della collezione autunno/inverno 2019 disegnati su ispirazione del cantante e il Museo dei Bambini di Indianapolis ha deciso di rimuovere alcuni oggetti da una mostra dedicata alla sua memoria. Infine, la Transport for London, ossia l'azienda responsabile dei mezzi pubblici a Londra, ha deciso di rimuovere i manifesti in difesa del Re del Pop, che si sono visti in questi giorni sugli autobus della capitale inglese, dopo la preoccupazione esternata da un’associazione di vittime di molestie, secondo cui la pubblicità potrebbe scoraggiare le vittime di violenze a fare denuncia per paura di non essere credute.

Il crowdfunding dei fan per il contro-documentario

Contro il documentario di Reed ha, invece, tuonato la famiglia di Michael Jackson. Il nipote, Taj Jackson, membro dei 3T, ha persino lanciato lo scorso gennaio una campagna di crowdfunding per la realizzazione di un film-verità come risposta a "Leaving Neverland". Al momento sono stati raccolti circa 100mila dollari e le ultime donazioni sono state registrate solo qualche ora fa. L'obiettivo finale è raggiungere i 770mila dollari. "Ancona una volta – si legge nella pagina dedicata sulla piattaforma GoFundMe – siamo costretti a difendere la memoria di Michael da menzogne viziose e calcolate. Ora tocca a noi, non possiamo lasciare che questa continua calunnia sia incontrastata". Anche Brandi Jackson, nipote della popstar e figlia di Jackie Jackson, prende le difese dello zio e su Twitter scrive. "Sono stata insieme a Wade Robson per sette anni, ma naturalmente lui non lo ha detto nel documentario.. e posso affermare che è un bugiardo". Alla sua innocenza credono anche molti utenti sui social network: "Se fossi una cantante famosa in questo momento darei il mio sostegno ai famigliari di MJ ritirando le mie canzoni dalle radio che non trasmettono più Michael Jackson", ha scritto Winona, "Era Micheal Jackson, era il Re del Pop, eravate ospiti in una lussuosa casa a Hollywood… ma avevate trascurato il fatto che stavate li perché un adulto era incuriosito dai vostri bambini! E avete lasciate che dei bambini dormissero con un adulto", ha commentato Luca. In qualsiasi modo la si veda, la vicenda è destinata ad alimentare le polemiche.

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