La storia degli avvelenamenti a Corby: cosa è successo nel Regno Unito e il racconto delle tre madri
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Il caso degli avvelenamenti di Corby, nel Regno Unito, è considerato uno dei più grandi scandali ambientali del Paese. La vicenda ha visto coinvolto un gruppo di famiglie che ha intrapreso una battaglia legale contro il consiglio comunale della città dopo che i loro figli erano nati con gravi malformazioni causate dai rifiuti tossici di un'ex acciaieria.
Tra il 1984 e il 1999 il consiglio comunale di Corby avviò infatti la demolizione, lo scavo e la riqualificazione dell'ex sito Stewarts & Lloyds. Ma durante i lavori grandi quantità di materiali tossici si dispersero per le strade e nell'aria. L'Alta Corte di Londra ha stabilito un collegamento tra la cattiva gestione dei rifiuti e le malformazioni congenite.
Nel 2010 il consiglio ha ammesso di aver commesso errori nella bonifica delle acciaierie della città del Northamptonshire e ha trovato un accordo con le famiglie dei bambini coinvolti. Uno ‘scontro tra Davide e Golia' durato 11 anni al centro di una nuova serie Netflix, dal titolo Toxic Town, in uscita oggi, giovedì 27 ottobre.
L'impianto di produzione dell'acciaio a Corby
La città di Corby divenne un centro di produzione dell'acciaio con la fondazione della Stewarts & Lloyds negli anni '30 e nel 1960 divenne una delle aree più industrializzate delle Midlands. Nel 1981, tuttavia, l'impianto era diventato poco redditizio e la British Steel Corporation decise di chiuderlo.
L'impianto copriva 680 acri e, durante la sua attività, venne prodotta e depositata nel sito una grande quantità di rifiuti industriali, compresi rifiuti tossici. Come già detto, tra il 1984 e il 1999 il consiglio comunale della città intraprese la demolizione e la riqualificazione dell'impianto.
Questo comportò il trasporto dei rifiuti tossici attraverso aree popolate fino a una cava a nord del sito a bordo di camion aperti, riversando fanghi sulle strade e rilasciando polveri nell'aria.
L'avvelenamento dovuto alle sostanze chimiche
Alla fine degli anni '80 e negli anni '90 ci si accorse che i bambini nati a Corby presentavano malformazioni agli arti con tassi quasi tre volte più alti di quelli dei bambini nati nella zona circostante. In tutti i casi i bimbi non avevano precedenti casi di difetti degli arti in famiglia.
Per questo nel novembre 2005 le madri di questi bambini si rivolsero all'Alta Corte di Londra, sostenendo che durante le loro gravidanze erano state esposte alla contaminazione derivante dalle operazioni di rimozione dei rifiuti e tentando di far partire un'azione legale che dimostrasse un collegamento tra la cattiva gestione dei rifiuti tossici e le malformazioni dei loro figli.
Dopo aver esaminato le prove presentate, fu concesso ai genitori di bambini nati tra il 1985 e il 1999 di intentare collettivamente un causa contro il consiglio di Corby. Il caso venne quindi discusso presso l'Alta Corte nel 2009, in tribunale si presentarono 19 bambini, insieme alle loro famiglie.
Tutti avevano gravi disabilità, tra cui arti deformati o dita mancanti. Sostenevano che le loro madri avevano ingerito o inalato le sostanze tossiche durante le gravidanze. Tutto ciò avrebbe influenzato il loro sviluppo mentre erano ancora nell'utero.
In una sentenza storica dell'Alta corte del luglio 2009, il consiglio comunale di Corby venne ritenuto negligente nella gestione dei rifiuti del sito avvenuta negli anni '80 e '90. Il consiglio presentò ricorso ma a luglio del 2010 abbandonò l'appello e dichiarò di aver raggiunto un accordo finale con i 19 giovani coinvolti.
La storia delle tre madri che denunciarono lo scandalo
Il contributo dato dalle madri dei bambini nel caso fu fondamentale e le donne si batterono anche per rendere pubblico il dramma delle famiglie di Corby. Le protagoniste della serie Netflix in uscita sono tre: Tracey Taylor, Susan McIntyre e Maggie Mahon (interpretate dalle attrici Aimee Lou Wood, Jodie Whittaker e Claudia Jessie).
Sam, il figlio di Mahon (la donna oggi ha 53 anni), è nato con un piede storto. Suo marito, Derek, guidava i camion che trasportavano i rifiuti da smaltire. Quando nacque Sam nel luglio 1997, la coppia chiese spiegazioni sulla malformazione del figlio ma non ricevettero risposte.
McIntyre, 56 anni, era arrivata a Corby dalla Scozia all'età di 3 anni e all'epoca lavorava nelle fabbriche nei dintorni della città. È diventata una leader della battaglia legale.
"Il Sunday Times venne alla mia porta e mi dissero: ‘Pensiamo che ci sia un problema a Corby con i bambini nati con deformità, potremmo raccontare la tua storia?‘. Quello è stato l'inizio, e da allora non mi sono più fermata", ha raccontato in un'intervista al The Times.

Il figlio di McIntyre, Connor, oggi 28enne, è nato senza le dita della mano sinistra. Taylor, 53 anni, durante la gravidanza lavorava nella zona industriale attraverso la quale i camion trasportavano i rifiuti tossici. Sua figlia, Shelby Anne, nata con un orecchio malformato, morì pochi giorni dopo il parto.
La 53enne si è trovata coinvolta nel caso dopo aver visto McIntyre in televisione nel 2003. "Per tutto quel tempo mi ero incolpata, e io e mio marito pensavamo: ‘Cosa abbiamo fatto di sbagliato? Abbiamo usato il microonde?' Ti dai la colpa perché non hai una risposta", ha spiegato.
McIntyre e Mahon hanno ricevuto un risarcimento, ma non Taylor perché le condizioni di Shelby Anne furono considerate diverse da quelle degli altri bambini. La donna, tuttavia, ha lottato e fornito prove importanti: "Shelby Anne è un'eroina perché se non l'avessimo avuta e non fosse morta, non so come se la sarebbero cavata gli altri bambini".