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Il rapporto Amnesty: il 2011 anno delle rivolte globali e delle leadership inadeguate

Tra Paesi senza libertà di espressione, maltrattamenti e torture, aumento delle esecuzioni capitali, la fotografia scattata dall’organizzazione che difende i diritti umani nel mondo è preoccupante. L’Italia criticata per i rapporti con la Libia e i respingimenti.
A cura di Susanna Picone
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Tra paesi senza libertà di espressione, maltrattamenti e torture, aumento delle esecuzioni capitali, la fotografia scattata dall’organizzazione che difende i diritti umani nel mondo è preoccupante. L’Italia criticata per i rapporti con la Libia e i respingimenti.

Primavera araba, proteste sociali e violazione dei diritti umani: sono tre tra i temi trattati nel rapporto annuale di Amnesty International, l’organizzazione per la difesa dei diritti umani che fotografa, nelle 750 pagine del 50esimo rapporto annuale presentate ieri a Roma e a Londra, la situazione dei diritti umani nel mondo. Temi che Amnesty riassume denunciandoli in alcune cifre: sono 91 i Paesi nei quali manca la libertà di espressione e per tale si rischia l’arresto, 101 dove si praticano ancora maltrattamenti e torture in particolare verso coloro che manifestano contro i governi, condanne a morte eseguite in 21 Stati ed emesse in 63 Paesi con almeno 18.750 persone prigioniere nei bracci della morte. Ogni anno muoiono 500mila persone per atti di violenza armata, almeno il 60% delle violazioni dei diritti umani è legato all’uso di armi di piccolo calibro. Poi viene sottolineata la piaga dei bambini-soldato praticata da almeno 55 tra gruppi armati e forze governative.

Le proteste che nel 2011 hanno attraversato il globo e il fallimento dei governi – Migliaia di persone nel 2011 sono scese in piazza per chiedere libertà, giustizia e dignità, rivolte che hanno anche mostrato il fallimento dei governi che non hanno saputo gestire e rispondere a queste proteste. Secondo Amnesty il fallimento della leadership è stato evidente e i Governi dei paesi nel quali queste proteste si svolgevano hanno saputo rispondere solo con brutalità o indifferenza. Per Christine Weise, presidente della sezione italiana di Amnesty International, per uscire dal proprio fallimento “i governi devono dimostrare di possedere una leadership legittima e combattere l’ingiustizia, proteggendo chi è senza potere e limitando l’azione di coloro che il potere ce l’hanno”. Nel rapporto di Amnesty si parla della Siria, delle rivolte presenti nel Paese e di come le forze di sicurezza del presidente Bashar al-Assad potrebbero aver commesso crimini contro l’umanità nella repressione messa in atto con l’uso della forza “letale e in altri casi eccessivo” contro quelli che sono considerati dei manifestanti pacifici.

La leadership italiana inadeguata – Il nostro Paese finisce nel mirino di Amnesty quando si parla della Libia e dei respingimenti del Governo Berlusconi. L’Italia, come gli altri paesi, si è dimostrata inadeguata e ha risposto alle rivolte tunisine, egiziane e libiche con una politica di chiusura delle frontiere e di respingimenti in mare dei migranti e dei profughi piuttosto che con interventi atti a salvaguardare la vita di queste persone. Sul tema dei respingimenti è stata la Corte Europea recentemente a dichiarare l’illegalità degli stessi. Il nostro governo viene inoltre invitato a prendere misure per tutelare la comunità Rom, un impegno necessario per aiutare le persone che hanno subito violazioni dei propri diritti. Al governo Monti, Amnesty chiede quindi passi concreti riguardo le tante urgenze e i diritti umani che non devono passare in secondo piano per colpa della crisi economica e soprattutto c'è la richiesta, fondamentale, di inserire nel nostro codice penale il reato di tortura.

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