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Guerra in Ucraina

Guerra senza tregua: sempre più droni sull’Ucraina, che si difende con quello che ha. L’analisi sul campo

Terrorismo contro i civili a Kherson, attacchi con droni in aumento e zero segnali di pace. “La guerra si intensifica, la Russia preme su Sumy e prepara una grande offensiva su Donbass, Zaporizhzhia e Kharkiv”, dicono a Fanpage.it osservatori appena tornati dal fronte. Mentre le trattative diplomatiche sono in stallo a causa dei “niet” di Vladimir Putin e dall’allineamento di Donald Trump a Mosca. Per ora.
A cura di Riccardo Amati
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I droni suicidi arrivano da oltre il fiume a decine e volano sulla città. Inseguono, terrorizzano e uccidono i civili che vanno a rifornirsi di acqua e legna. Centrano automobili e parchi giochi. Un crimine di guerra cattivo, raccapricciante. Da psicopatici. Toronto TV ha identificato i quattro più attivi degli operatori di Fpv — i droni con visuale in prima persona. Secondo l’investigazione giornalistica della testata ucraina, due fanno parte dell’8° Reggimento di artiglieria, uno della 205a Brigata e un altro della 22a brigata del Gru — il servizio di sicurezza militare. Forze armate russe.

Kherson: psicopatici contro civili

Il "safari umano" su Kherson va avanti da quasi un anno. Oltre 500 feriti e almeno 40 morti dal luglio scorso, secondo le autorità cittadine. I canali Telegram dei guerrafondai che seguono il conflitto inneggiando alle vittorie di Mosca, sono pieni di video che illustrano questa crudele e vergognosa attività. Colonna sonora: heavy metal. Entusiasmo divertito per ogni bersaglio colpito. Negli ultimi giorni, il "safari umano" ha intensificato i suoi macabri ritmi, testimonia sui social la giornalista freelance Zarina Zabrisky. Il responsabile militare di Kherson, Roman Mrochko, ha suggerito all’Economist che lo scopo dei russi è di testare l’efficacia dei loro ordigni. Più probabilmente è puro terrorismo: una punizione per gli abitanti della prima grande città riconquistata dalle forze armate di Kiev dopo l’invasione.

Sempre più droni sull’Ucraina

A Kherson la vicinanza delle linee nemiche, appena oltre il Dnepr, permette l’utilizzo terroristico dei droni Fpv. Ma l’Ucraina nelle ultime settimane è stata investita da sciami di ordigni senza pilota ben più potenti e devastanti. In marzo, gli attacchi russi con droni sono aumentati drasticamente. Sono stati lanciati 4.198 Shahed-136/Geran-2, i velivoli senza pilota iraniani adesso fabbricati in Russia. Un incremento di oltre il 1.100% rispetto a luglio 2024, segnando il mese di maggiore utilizzo – calcolano gli analisti di Rochan Consulting. Il 58% dei droni è stato abbattuto e il 33% neutralizzato elettronicamente. In un caso, su 171 Shahed lanciati, ben 33 hanno colpito gli obbiettivi. Un record che dimostra i limiti della difesa antiaerea ucraina.

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Ci si difende con quel che si ha

"Stanno sparando con tutto quel che hanno per respingere questi attacchi, devono coprire un’ area enorme e le armi moderne in dotazione non bastano", dice a Fanpage.it l’analista e storico militare di Black Bird Emil Kastehelmi – appena tornato da una missione di osservazione sul teatro di guerra. "Usano anche vecchie mitragliatrici sovietiche da 50 millimetri e alcuni Gepard tedeschi (si tratta di semoventi prodotti negli anni ’70 e dotati di due cannoni da 35, ndr)". Ci si deve affidare alla quantità e non alla qualità, vista la vastità degli attacchi. "Ci sono semplicemente troppi droni", riferisce Kastehelmi. E aumenteranno. Fonti ucraine stimano una produzione russa di oltre 10.000 unità nel 2024, con l’obiettivo di arrivare a 15.000 nel 2025. Obbiettivo: mantenere ad alta intensità l’offensiva aerea.

Altro che cessate il fuoco

La Russia continua a colpire aree residenziali e commerciali ucraine. La moratoria per gli attacchi reciproci contro le infrastrutture energetiche mediata da Trump non è mai stata implementata. Attacchi russi sulle centrali di Kherson il 28 marzo e il 1° aprile hanno lasciato 45mila persone senza elettricità. Colpita anche un’infrastruttura critica a Poltava. Mentre Mosca sostiene che l'Ucraina abbia colpito impianti a Belgorod, Bryansk e Kursk. Entrambi i belligeranti si accusano anche della distruzione della stazione di misurazione del gas di Sudzha. "Non vi è alcuna fiducia tra le due parti", spiega Kastehelmi. Il primo freno formale su un punto chiave della guerra non ha rallentato l’incedere delle ostilità.

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La "sacca" che non c’è

Sul terreno, tutti e due gli eserciti sono impegnati in azioni offensive, dopo il tracollo delle difese ucraine nella oblast russa di Kursk occupata lo scorso agosto. "Le forze di Kiev non controllano ormai che una quarantina di chilometri quadrati della regione, e un paio di villaggi sul confine", sostiene Kastehelmi. Nessun accerchiamento di grandi unità ucraine, però. "Semmai, solo di alcuni plotoni che si sono dovuti arrendere". Ma quella di una sacca con all’interno 10mila disperati a rischio di morte "è solo propaganda". Diffusa dal Cremlino e subito ripresa da Trump. Detto questo, la pressione continua. I soldati di Mosca stanno avanzando anche a sud-ovest, verso la città ucraina di Sumy. Mentre gli ucraini hanno di nuovo attaccato la regione di Belgorod, in territorio russo. "Dimostrano di avere ancora capacità offensiva. Ma l’azione è piccola cosa: poco più di un diversivo per distrarre forze nemiche dal fronte di Sumy", nota l’analista militare.

Mosca all’offensiva

La Russia si prepara a una nuova offensiva su più fronti nelle prossime settimane per rafforzare la sua posizione nei negoziati di pace con l'Ucraina, secondo fonti diplomatiche del G7 sentite dalla Associated Press. Lo stesso Zelensky ha avvertito di un possibile attacco russo in grande stile su Sumy e Kharkiv entro la fine della primavera. Ma su Sumy non si nota una convergenza di truppe tale da preludere a un attacco in grande stile, secondo Emil Kastehelmi. "Sumy è un obbiettivo secondario, i russi si posizionano invece per aggredire con sempre maggior forza il Donbass, dove finora hanno fatto progressi molto limitati, e la regione di Zaporizhzhia". Probabilmente, prosegue il nostro interlocutore, "amplieranno il fronte dell’offensiva anche a Kharkiv. Sarebbe una line di centinaia di chilometri, un’operazione davvero massiccia. Per logorare le forze ucraine contemporaneamente su più punti". E per mettere nel carniere conquiste territoriali che darebbero a Putin sempre maggior leva nelle trattative mediate dagli Usa.

Segnali di pace? Non pervenuti

"Sul terreno non abbiamo visto nulla che indichi una prossima fine delle ostilità, né una pausa", conclude l’analista militare di Black Bird. "Se i russi in alcune aree rallentano, è per pause operative o rotazioni, non perché si preparano a un cessate il fuoco". Intanto, la Russia ha aumentato a 160mila giovani tra i 18 e i 30 anni la consueta leva di primavera. Mai così tanti coscritti. L’Ucraina, dal canto suo sta formando nuove unità militari che comporranno corpi d’armata più efficienti – si spera a Kiev – per colpire i punti deboli dello schieramento nemico. Ci vorrà tutto l’anno, come minimo. È in pieno sviluppo il piano di reclutamento incentivato per 800mila ragazzi ucraini. In un mese sono stati integrati 10mila volontari. Se dai campi di battaglia e dagli uffici di reclutamento non arrivano segnali di pace, pochi sono quelli sul fronte diplomatico. Almeno ci si sta provando. Era ora. Ma non basta.

Le paure e le speranze della diplomazia

"Non c’è alcun segno di flessibilità da parte di Putin", commenta a Fanpage.it l’ex ambasciatore statunitense a Kyiv Steve Pifer, accademico della Brookings Institution presso l’università di Harvard. "Il leader russo continua a insistere su condizioni massimaliste che equivarrebbero alla totale resa dell’Ucraina", spiega. "Eppure Trump ha forti leve su Mosca: potrebbe inasprire le sanzioni o collaborare con il G7 per sequestrare i beni della banca centrale russa. Ma finora ha scelto di non usarle. Il Cremlino lo interpreterà come un segno di debolezza".

E al Cremlino si è dichiaratamente opportunisti: la debolezza altrui la si sfrutta al massimo. "Una tregua alle condizioni di Putin significherebbe la sottomissione dell'Ucraina, garantendo a Mosca il controllo sulla sua politica futura", osserva Sergey Radchenko, storico della Guerra Fredda e docente alla Johns Hopkins School of Advanced International Studies. "L’Ucraina accetterebbe senz’altro la neutralità pretesa dal Cremlino, se in cambio avesse solide garanzie di sicurezza occidentali. Il nodo cruciale resta quale tipo di garanzie sarebbero ammissibili per entrambe le parti: è qui che si gioca la partita negoziale avviata dall’amministrazione Trump", dice Radchenko a Fanpage.it. Proprio sul potere di veto che Mosca pretendeva in ogni accordo sulla sicurezza nel caso di un’aggressione contro Kiev si ruppero le trattative di Istanbul nel marzo del 2022. Al cuore del problema, la demilitarizzazione dell’Ucraina. Sarebbe una crepa strutturale in ogni accordo per la la sua sicurezza. Vladimir Putin non vuole in alcun modo rinunciarvi.

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