Gli interrogatori dei miliziani di Hamas: “Avevamo ordine di uccidere. 10mila dollari per ogni ostaggio”
“Siamo arrivati al kibbutz in jeep. Siamo entrati nelle le case e nelle stanze. E abbiamo iniziato a cercare camera per camera, una dopo l'altra. Fino a quando non avremo finito"
“Ma cosa facevate in queste stanze?”
"Abbiamo lanciato granate e aperto il fuoco…"
“Qual era l’obiettivo?”
"Uccisioni. Ci hanno ordinato di uccidere tutti gli uomini giovani, anche i disarmati e di rapire donne anziani e bambini".
A parlare è un miliziano di Hamas catturato da Israele. È uno degli uomini che ha guidato l'attacco al Kibbutz di Alumim (che i terroristi non sono riusciti a prendere). Si tratta di uno dei tanti interrogatori effettuati negli ultimi giorni dai soldati dell'organizzazione paramilitare palestinese responsabile del massacro contro Israele dello scorso 7 ottobre.
Nei video sugli attacchi diffusi in questi giorni i terroristi hanno descritto con precisione le incursioni e gli omicidi commessi nei kibbutz: a cadere sotto i colpi di Hamas sono stati civili, uomini e donne, ma anche bambini e anziani. L'ordine per tutti era di entrare nelle case e ripulirle, uccidendo o rapendo i residenti.
“Siamo entrati per prendere gli ostaggi e fermarci nelle case. Abbiamo finito con Salameh Elbalbisi. E Abu Zayid ci ha detto: ‘Ripulite le case e rapitene il maggior numero possibile. Chiunque porti una persona rapita o catturi qualcuno riceverà una ricompensa una volta tornato a Gaza'"
“Che stipendio ti danno?"
“Un appartamento e 10mila dollari per ogni persona rapita”.
Ma il miliziano ha anche parole di rancore verso i suoi stessi capi di Hamas: “Ci hanno tradito, ingannato: loro se ne stano tranquilli in Qatar noi sotto le bombe”, dice.