Dazi Usa, oggi l’annuncio delle misure: Von der Leyen contro Trump: “L’Europa è pronta a vendicarsi”

Il grande giorno di Donald Trump è arrivato. Oggi, 2 aprile, entrano infatti in vigore i nuovi dazi commerciali annunciati dal presidente degli Stati Uniti. Le tariffe colpiranno un'ampia gamma di paesi, inclusi gli alleati storici come l'Unione Europea, il Canada e il Messico. Si tratta di una misura che punterebbe a penalizzare i partner commerciali considerati, dagli Usa, responsabili di pratiche sleali, con l'obiettivo dichiarato di riequilibrare il deficit commerciale statunitense. L'iniziativa, definita dallo stesso Trump come un atto di "giustizia economica", arriva in un momento delicato per l'economia globale e rischia di innescare una nuova fase di tensioni nei rapporti internazionali.
Mentre la Casa Bianca giustifica la decisione come una necessità per proteggere l'industria americana, in Europa e in altre parti del mondo si alzano invece voci critiche e preoccupate contro una mossa che potrebbe avere ripercussioni economiche pesanti su entrambe le sponde dell'Atlantico: la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha già chiarito che l'UE non ha intenzione di subire passivamente queste misure, valutando contromisure adeguate: "L'Unione Europea", ha dichiarato la presidente, "è pronta a vendicarsi". "I dazi sono tasse che saranno pagate dalla popolazione. Sono tasse per gli americani sui loro generi alimentari e sui loro farmaci. Alimenteranno solo l'inflazione. Esattamente l'opposto di ciò che vogliamo ottenere. Le fabbriche americane pagheranno di più per i componenti prodotti in Europa", ha detto poi Von der Leyen, sottolineando che tutto questo "costerà posti di lavoro, creerà un mostro burocratico di nuove procedure doganali e sarà un incubo per tutti gli importatori statunitensi. Oggi nessuno ne ha bisogno, né negli Stati Uniti né in Europa".
Il piano tariffario di Trump: chi colpisce e come
I nuovi dazi si aggiungono a quelli già introdotti in passato su settori strategici come l'acciaio e l'alluminio. Il provvedimento interessa in particolare quello che la Casa Bianca definisce il "Dirty 15", ossia il 15% dei paesi che rappresentano il volume più elevato di scambi con gli Stati Uniti e che, secondo Washington, impongono barriere commerciali penalizzanti per le imprese americane. Sebbene l'elenco completo non sia stato ufficialmente reso noto, tra i principali partner colpiti figurano l'Unione Europea (e quindi anche l'Italia), la Cina, il Giappone e la Corea del Sud. Le tariffe si applicheranno su una vasta gamma di prodotti, dalle automobili ai semiconduttori, fino ai prodotti farmaceutici e al legname; alcune fonti interne alla Casa Bianca, poi, indicano che tra le ipotesi valutate ci sia anche un dazio fisso del 20% su tutte le importazioni, una misura che potrebbe generare oltre sei mila miliardi di dollari di entrate, ma che rischia di avere effetti devastanti, ancora una volta, sull'economia globale. Secondo gli analisti di Moody's Analytics, un simile scenario potrebbe far schizzare il tasso di disoccupazione statunitense al 7,3% e portare così alla perdita di circa cinque milioni di posti di lavoro entro il 2027.
La reazione dell'Europa: "Non siamo stati noi a iniziare, pronti a vendicarci"
L'Unione Europea ha reagito con fermezza, sottolineando come non sia stata lei ad avviare questa guerra commerciale: "L'Ue è pronta a vendicarsi", ha sottolineato Von der Leyen. Durante un intervento alla plenaria del Parlamento europeo, la presidente della Commissione europea ha infatti ribadito che i dazi avranno un impatto negativo anche per i consumatori americani, facendo aumentare il costo dei beni importati e alimentando l'inflazione. Secondo la presidente della Commissione, questa strategia potrebbe trasformarsi in un boomerang per gli Stati Uniti, danneggiando proprio le aziende e i lavoratori che Trump dice "di voler proteggere". Von der Leyen ha inoltre lasciato intendere che l'Europa sarebbe pronta a rispondere con misure equivalenti, se necessario. Tuttavia, l'UE starebbe cercando di mantenere aperta la strada del dialogo per evitare un'escalation che potrebbe minare ulteriormente la stabilità economica globale: "Non dobbiamo piegare la testa, ma neanche essere antiamericani. Bisogna trovare una soluzione che permetta a tutte le imprese italiane di non subire danni. I dazi non fanno bene a nessuno. Non possiamo trattare a livello nazionale" ha dichiarato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che ha aggiunto: "L'Italia non può fare da sé, è competenza Ue. Può esserci dialogo su altre questioni. Possiamo avere una politica commerciale nazionale, ma i dazi li fa l'Europa".
Il Regno Unito prende le distanze
Diversa la posizione del Regno Unito, che ha scelto di non aderire immediatamente alle possibili ritorsioni contro gli Stati Uniti: il governo britannico, impegnato nei negoziati per un accordo commerciale con Washington, ha dichiarato di voler evitare uno scontro diretto e di puntare piuttosto su una soluzione diplomatica. Il ministro delle Attività produttive, Jonathan Reynolds, ha inoltre affermato che il Regno Unito si trova in una posizione privilegiata rispetto ad altri paesi e che quindi potrebbe riuscire a evitare le nuove tariffe grazie ai progressi nei negoziati bilaterali.
Gli effetti sui mercati e le preoccupazioni degli economisti
Gli esperti sono divisi sul'impatto che i nuovi dazi avranno a lungo termine: se da un lato Trump sostiene che aiuteranno a riequilibrare il commercio americano, dall'altro alcuni analisti temono che possano danneggiare le imprese statunitensi che dipendono dalle importazioni di materie prime e componenti essenziali. Il rischio di ritorsioni da parte dei paesi colpiti potrebbe poi aggravare ulteriormente la situazione, con effetti negativi sulla crescita economica globale. Uno studio della Aston University, pubblicato dal Financial Times, nei giorni scorsi, ha stimato che uno scenario di dazi del 25% su tutte le importazioni potrebbe costare all'economia mondiale 1,4 trilioni di dollari in spese aggiuntive, con un aumento generalizzato dei prezzi al consumo. Paradossalmente, proprio gli Stati Uniti sarebbero tra i paesi più colpiti da questa politica, con un possibile aumento dell’inflazione e una riduzione del benessere economico.
L'industria italiana tra preoccupazione e strategie di adattamento
Le imprese italiane osservano l'evolversi della situazione, consapevoli che i nuovi dazi potrebbero colpire settori strategici come l'automotive e il comparto agroalimentare. Mentre alcuni imprenditori valutano di spostare parte della produzione negli Stati Uniti per aggirare le barriere commerciali, altri avvertono che questa mossa potrebbe non essere sufficiente, dato che le materie prime importate dall'estero resterebbero comunque soggette a tariffe elevate. In Italia, il ministro del Made in Italy, Adolfo Urso, ha dichiarato in un'intervista al Corriere della Sera che l'Europa dovrebbe cercare un accordo con gli Stati Uniti invece di rispondere con ulteriori dazi, sottolineando che Washington resterà sempre un alleato strategico. Dall'altro lato, però, cresce la preoccupazione per il rischio che l'industria italiana possa subire danni significativi a causa di una guerra commerciale su larga scala.
Un nuovo scenario globale
L'introduzione dei nuovi dazi, dunque, segnerebbe un punto di svolta nei rapporti commerciali internazionali. Se da un lato la Casa Bianca vuole dimostrare di poter imporre le proprie condizioni, dall'altro le reazioni di Europa e altri paesi potrebbero portare a un riassetto delle alleanze economiche globali. L'Unione Europea potrebbe rafforzare ulteriormente il mercato unico e cercare nuove partnership alternative agli Stati Uniti, mentre altri attori globali, come la Cina, potrebbero invece approfittare della situazione per consolidare la propria posizione nel commercio mondiale. A questo punto, resta da vedere se la strategia di Trump si rivelerà vincente o se, come avvertono molti economisti, finirà per danneggiare proprio l'economia americana. Di certo, la giornata di oggi, 2 aprile, segna l'inizio di una nuova fase di incertezza e instabilità per il commercio internazionale. E proprio oggi, in cui negli Stati Uniti si celebra il Liberation Day, la guerra commerciale entra in una fase cruciale, con il rischio di ridefinire gli equilibri globali per gli anni a venire.