Dazi e controdazi, dove ci porterà la guerra commerciale di Trump: il nuovo episodio di “Nel Caso Te Lo Fossi Perso”

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A cura di Redazione
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Donald Trump ha annunciato il suo piano di dazi in un giorno che ha definito il "Liberation Day". Si parte da una cifra base, cioè il 10%, per poi aggiungere una quota che varia da Paese a Paese in base a quanto gli altri tassano i prodotti statunitensi. Più un Paese è "nemico" degli Stati Uniti, diciamo così, più questa quota si alza. Vi dò un po’ di numeri: si parte dal 10% imposto al Regno Unito, al 20% per tutti i Paesi dell’Unione europea – quindi Italia compresa – per arrivare al 34% della Cina.

La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha subito detto che i dazi americani sono un duro colpo per l’economia globale, che ci saranno conseguenze per milioni di consumatori e ha messo in chiaro che in Europa l’impatto si farà sentire. E non sarà piacevole. Non ha chiuso la porta ai negoziati, per provare a trovare una soluzione, ma nel frattempo ha detto che l’Unione europea è al lavoro su delle contromisure. L'importante è che l'Ue resti unita.

Perchè la forza dell’Unione è proprio quella di essere il mercato comune più grande al mondo e dividersi non porterebbe bene a nessuno. In altre parole, nessuno dovrebbe provare a negoziare in solitaria. Un messaggio che farebbero bene ad ascoltare anche a Roma. Sicuramente l’annuncio di Trump sui dazi al 20% per tutti i Paesi europei non ha fatto piacere al governo di Giorgia Meloni, che ha sempre puntato molto sulla sua amicizia con il nuovo presidente e forse pensava di scamparsi le tariffe. Ma non è stato così.

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