Conflitto Israele-Palestina e in Medio Oriente

Cisgiordania, coloni e militari all’assalto: il caso di Jinba, villaggio attaccato e distrutto in poche ore

Nel villaggio della Massafer Yatta prima il raid dei coloni, poi l’assalto dell’esercito, 5 feriti e 22 palestinesi arrestati. I testimoni: “Sono azioni coordinate, tra i militari anche abitanti delle colonie”.
A cura di Antonio Musella
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Dal video dell'attacco dei coloni agli abitanti di Jinba
Dal video dell'attacco dei coloni agli abitanti di Jinba
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Si stanno intensificando sempre di più le azioni violente contro i villaggi palestinesi in Cisgiordania commesse dagli abitanti delle colonie israeliane illegali e i militari delle forze armate israeliane. Il caso più recente è quello del villaggio di Jinba nella Massafer Yatta, colpito da due azioni che sembrano coordinate da parte prima dei coloni, armati di bastone e poi dei militari dell'esercito.

Due raid a poche ore di distanza che hanno distrutto l'intero villaggio, comprese scuole, moschea e la clinica sanitaria. Il bilancio è di 5 feriti gravi e di 22 arresti tra i palestinesi, accusati di aver lanciato pietre, anche se le immagini delle telecamere di sorveglianza escludono questa circostanza. Il caso di Jinba ha suscitato non poche polemiche anche in Israele, portando addirittura l'IDF (le forze armate israeliane) a parlare di "comportamento poco professionale", ma al tempo stesso a giustificare l'azione dei militari, arrivata poche ore dopo l'attacco dei coloni, come una "ricerca di armi e terroristi", sebbene nel piccolo villaggio rurale di Jinba di terroristi non ce ne sono, ed il blitz ha avuto esito negativo. Sul territorio l'associazione italiana Mediterranea Saving Humans sta svolgendo un'attività di monitoraggio e reportistica sulle violenze contro la popolazione civile palestinese, ed ha avuto modo di documentare e raccontare a Fanpage.it quello che è successo a Jinba.

Alle 13 l'attacco dei coloni, nella notte il raid dell'esercito

I fatti di Jinba si sono svolti tra il 28 e il 29 marzo. Intorno alle ore 13:00 del 28 marzo, un gruppo di 20 coloni, provenienti dal vicino insediamento di Mitzpe Yair, con il volto coperto da magliette e passamontagna, ed armati di bastoni ha attaccato il villaggio. "Sono arrivati mentre riposavamo – spiega Aziz Rabai, uno degli abitanti di Jinba sono arrivati con i bastoni ed hanno attaccato le case".

Le immagini delle telecamere di sorveglianza dei palestinesi mostrano chiaramente la furia brutale con cui i coloni hanno attaccato il villaggio. A quanto apprende Fanpage.it sono state attaccate tutte le case, sono stati rotti i vetri delle finestre, gli interni delle abitazioni sono stati distrutti, sono state distrutte le Tv e i frigoriferi, è stata attaccata anche la scuola, la mosche e la clinica sanitaria gestita da Medici Senza Frontiere. I video mostrano i coloni accanirsi in 3-4 contro uno degli uomini palestinesi, tra cui anche ragazzini minorenni, che vengono colpiti con bastoni di legno. L'assalto è durato alcune decine di minuti.

Poco dopo i militari sono arrivati nel villaggio e hanno arrestato 22 palestinesi. "Ci hanno accusato ingiustamente di aver lanciato delle pietre – ci spiega – i coloni mi hanno provocato delle lesioni al cranio, sono stato portato via in ambulanza. È assurdo che ogni volta che veniamo attaccati veniamo anche arrestati, anche mio figlio Ahmed è stato picchiato e ferito, ha solo 17 anni".

I 22 palestinesi arrestati sono stati portati alla caserma di Kyryat Arba, nota per essere il punto di raccolta delle persone fermate, palestinesi ed attivisti internazionali, in tutta la regione. Dei 22 arrestati, 15 sono stati rilasciati intorno a mezzanotte, mentre altri 7 sono stati trattenuti e liberati solo il 1 aprile pagando una cauzione di 5.000 shekel (circa 1.200 euro). Ma per il villaggio di Jinba il peggio doveva ancora arrivare.

Intorno alle 2 di notte un gruppo di 20 militari ha fatto irruzione nel villaggio iniziando a distruggere tutto ciò che trovava. L'incursione, se così si può chiamare, è durata fino alle 6 del mattino. "Hanno distrutto le cisterne d'acqua, hanno attaccato le dispense, tagliato i sacchi di riso, rovesciato l'olio ed il latte – spiega a Fanpage.it Stasia, attivista di Mediterranea Saving Humans – quando siamo arrivati al villaggio c'era ancora sangue dappertutto. I militari hanno distrutto i letti con i coltelli, hanno smontato e distrutto tutte le telecamere di sorveglianza, le stesse che avevano catturato le immagini dell'assalto dei coloni di qualche ora prima".

La furia distruttrice dei militari israeliani si è concentrata anche sulla scuola del villaggio. "Hanno strappato i libri ed i disegni dei bambini, distrutto banchi e lavagne, e credo che queste cose abbiano davvero poco a che fare con le armi" sottolinea l'attivista.

"Schema che si ripete, coloni ed esercito complici"

Le due azioni che hanno distrutto il villaggio di Jinba, prima da parte dei coloni e poi da parte dell'esercito, sembrano essere coordinate, a testimonianza di ciò gli abitanti del villaggio hanno testimoniato di aver riconosciuto tra i militari che hanno fatto incursione a Jinba durante la notte alcuni soldati-coloni, ovvero militari che abitano nelle colonie illegali intorno ai villaggi palestinesi.

"La complicità è palese – spiega l'attivista italiana – a dirlo è soprattutto la modalità dei fatti, gli attacchi sono stati compiuti dallo stesso numero di persone, circa 20, e tra i militari c'erano anche dei coloni. L'attacco dell'esercito è arrivato mentre 7 uomini del villaggio erano ancora in arresto. Chiaramente della fantomatica ricerca di armi non c'è traccia, non hanno trovato nulla, hanno solo lasciato macerie dietro di sé, la durata del blitz dei militari, circa 4 ore durante la notte, aveva il solo scopo di terrorizzare la popolazione palestinese".

Sembra essere uno schema che si ripete, come avvenuto qualche settimana fa a Susya, quando c'è stato un attacco dei coloni al villaggio con mazze e bastoni, durante il quale sono stati attaccati anche degli attivisti internazionali a cui è stata distrutta l'auto. Pochi istanti dopo sul posto sono arrivati i militari che invece di fermare i coloni, hanno arrestato 3 persone tra cui il co-regista di "No other land", documentario premiato agli Oscar 2025, Hamdan Ballal. "Io sono qui da circa un mese e lo schema è sempre lo stesso, prima c'è l'attacco dei coloni, poi arriva l'esercito a finire il lavoro – spiega Stasia -. Ci è capitato in moltissime occasioni di vedere proprio dei chiari segni di intesa tra coloni ed esercito, strette di mano e pacche sulle spalle. In più di una occasione, dopo la violenza dei coloni, i militari arrivano, danno una pacca sulla spalla agli aggressori ed arrestano i palestinesi, nonostante i segni evidenti di chi sia la vittima e chi l'aggressore".

Il caso del villaggio di Jinba ha suscitato polemiche anche in Israele, dove la Corte di giustizia ha promesso un'inchiesta sul comportamento di alcuni dei militari coinvolti, e l'IDF ha parlato di comportamento poco professionale. "È chiaro che non accadrà nulla, come mai nulla è accaduto in passato – sottolinea l'attivista italiana – è una narrazione distopica, ciò che dicono le autorità israeliane su come si svolgono i fatti è semplicemente falso". Di contro l'attenzione, anche se al momento solo formale, delle autorità israeliane rispetto agli assalti a Jinba ha irritato i coloni, zoccolo duro dell'elettorato del governo Netanyahu, sostenitori dell'estrema destra, un mondo che esprime due ministri importantissimi come Itamar Ben Gvir e Bezalel Smotrich, leaders del Partito Sionista Religioso. Il movimento delle colonie accusa l'autorità giudiziaria e l'Idf di non proteggere i militari che difendono gli ebrei dai terroristi e di aver ceduto alle pressioni delle organizzazioni di sinistra. Una tensione montante che non può portare ad escludere ulteriori ripercussioni o vendette, vista la sempre più chiara complicità tra abitanti delle colonie illegali e forze armate.

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