Opinioni

Perché la crisi dell’auto è il vero problema dell’Europa? Il nuovo episodio di DIRECT, il Podcast del direttore

L’industria dell’automobile, a oggi, è il motore dell’economia europea. Quella tedesca, soprattutto, tiene in piedi quel che rimane di buona parte dell’industria italiana. E i dazi di Trump rischiano di essere il colpo finale. Ne parliamo su Direct.
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DIRECT è il Podcast in cui cerchiamo di analizzare le cose che accadono, assieme, partendo dalle domande che mi arrivano. È dedicato agli abbonati di Fanpage (ci si abbona qui), ma le prime due puntate sono disponibili per tutti su Spotify a questo link.

Oggi rispondiamo alla domanda di Alfonso:

L’industria dell’auto tedesca sta fallendo, alla Germania servono soldi. Dillo!

Ok, Alfonso lo dico. L’industria dell’auto tedesca forse non sta fallendo, ma di sicuro è in grande difficoltà. Ma ora che l’ho detto, proviamo a chiederci come mai. Perché è un grosso problema pure per noi. E perché non sarà semplice risolverla, anzi.

Partiamo dall’inizio.

L’industria dell’automotive non è un’industria qualunque. 

La chiamano l’industria delle industrie e c’è un motivo. Intanto, perché è la prima industria al mondo per fatturato, e vale circa 2,56 trilioni di dollari. Lo scorso anno sono state prodotti, in tutto il mondo, circa 85 milioni tra automobili e veicoli commerciali. Questo perché il nostro mondo si regge ancora, tantissimo, su questo mezzo di trasporto. Oggi ci sono 1,3 miliardi di automobili che girano sulla Terra. Nel 2036, si stima, saranno più di 2 miliardi.

Non solo: l’industria dell’automotive è quella che fa lavorare più persone: pensate che in Europa 13 milioni di persone, quasi 7 lavoratori su 100, lavorano nell’industria automobilistica.

E poi c’è l’indotto: pneumatici, batterie, freni, carrozzerie, software, elettronica sono tutti prodotti da altre aziende, che vivono delle commesse del settore dell’automobile. In Italia, tanto per dire, ci sono circa 165mila persone che lavorano nell’automotive. 50mila circa sono i dipendenti di Stellantis, quella che un tempo si chiamava Fiat. Tutto il resto, circa 110mila persone, sono lavoratori dell’indotto. Quasi tre volte tanto.

All’apparenza, insomma, c’è da mangiare e guadagnare per tutti. E allora perché diciamo che l’industria dell’auto tedesca sta fallendo? E più in generale che l’industria dell’auto europea è in crisi?

Semplice: perché la produzione si sta spostando, non da oggi, verso la Cina. Ancora qualche numero – mettetevi comodi: oggi ce ne saranno tanti.

Vent’anni fa, su cento auto prodotte al mondo 32 erano prodotte in Europa e solo 8 in Cina. Oggi, su cento auto prodotte al mondo, 32 sono prodotte in Cina e solo 17 in Europa.

Primo dato: in vent’anni, la Cina ha quadruplicato la sua produzione di autoveicoli. Noi l’abbiamo dimezzata.

Com’è avvenuto? Per tre motivi, soprattutto. Molto legati tra loro

Il primo: che esportiamo molte meno automobili in Cina, visto che i cinesi hanno imparato a farle. E soprattutto hanno imparato prima e meglio di noi a fare automobili elettriche a basso costo. Per dire: di dieci auto che un anno fa Volkswagen consegnava in Cina, oggi ne consegna otto.

Il secondo: che il mercato interno europeo si è fermato. Se fino a vent’anni fa, in media, cambiavamo auto ogni otto anni, oggi la cambiamo ogni 12 anni circa. Perché siamo più vecchi e più poveri, certo. Ma anche perché le automobili europee, rigorosamente a benzina o diesel, sono sempre più costose.

Il terzo: che l’Unione Europea decise di cambiare le leggi, mettendo di fatto fuorilegge la vendita di auto con motore endotermico a partire dal 2035, proprio per cercare di smuovere il mercato interno e convincere gli europei a cambiare auto più rapidamente.

Peccato che oggi, a posteriori, questa scelta sta aprendo il mercato europeo dell’auto ai produttori cinesi. Che già oggi controllano il 75% del mercato delle batterie. E che sulla produzioni di auto elettriche sono molto più avanti di noi. Tradotto: fanno automobili altrettanto efficienti, ma che costano di meno.

Ecco perché i produttori europei hanno fatto marcia indietro e oggi chiedono all’Europa di rimangiarsi quella direttiva.

🎧Ascolta l'episodio 10 per l'approfondimento completo.

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Francesco Cancellato è direttore responsabile del giornale online Fanpage.it e membro del board of directors dell'European Journalism Centre. Dal dicembre 2014 al settembre 2019 è stato direttore del quotidiano online Linkiesta.it. È autore di “Fattore G. Perché i tedeschi hanno ragione” (UBE, 2016), “Né sfruttati né bamboccioni. Risolvere la questione generazionale per salvare l’Italia” (Egea, 2018) e “Il Muro.15 storie dalla fine della guerra fredda” (Egea, 2019). Il suo ultimo libro è "Nel continente nero, la destra alla conquista dell'Europa" (Rizzoli, 2024).
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