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Ecco come Berlusconi si salverà dall’interdizione e resterà senatore anche in caso di condanna

Il Corsera fa il punto sul percorso che porterà la Cassazione ad un probabile rinvio del processo Mediaset in appello per il ricalcolo della pena. Con il risultato di allontanare di almeno un anno l’interdizione di Berlusconi e la sua decadenza da senatore.
A cura di Redazione
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Si allontana decisamente l'ipotesi di una interdizione dai pubblici uffici (e dunque la decadenza da senatore) di Silvio Berlusconi, come conseguenza diretta di una eventuale condanna in Cassazione per il processo Mediaset – diritti tv (per il quale è stato già condannato in appello a 4 anni di carcere e a 5 di interdizione). A spiegare il perché è una articolata analisi di Luigi Ferrarella sul Corriere della Sera nella quale si fa il punto sulla vicenda processuale e sul "rebus giuridico" che farà sì che la Cassazione "pur in caso di condanna di Silvio Berlusconi, ordini un nuovo Appello anche solo per il ricalcolo della pena. Allontanando così di un anno l'eventuale operatività dell'interdizione dell'ex premier dalla politica".

Ad allontanare in ogni caso l'interdizione concorrerebbero tre fattori giuridici: "Il primo è un complicato calcolo aritmetico-giuridico sui vari periodi di sospensione subìti dal dibattimento. Il secondo è l'imminente prescrizione, già prima del giudizio di Cassazione e per effetto della legge ex Cirielli di 8 anni fa, di una delle due annualità fiscali per le quali Silvio Berlusconi è stato condannato in Tribunale e in Appello a 4 anni di reclusione e a 5 di interdizione dai pubblici uffici. Il terzo è la conseguenza procedurale innescata da questa parziale prescrizione, e cioè un probabile nuovo processo d'Appello anche solo per ricalcolare la pena residua".

E, se pure non ci sia il rischio che si prescriva l'intero procedimento, si tratta di capire in che modo, ove mai la Cassazione ritenesse l'imputato colpevole, evolverà il procedimento. Le opzioni sarebbero sostanzialmente limitate ad un rinvio in appello anche solo per il semplice ricalcolo della pena, oppure ad una rideterminazione operata dalla stessa Cassazione (eventualità molto improbabile, dal momento che alla Corte è preclusa ogni valutazione di merito). Operazioni complesse, come spiega Ferrarella: "C'è da ricalcolare una pena su annualità che, ad esempio, vedono il 2002 (che si prescrive) avere un impatto patrimoniale doppio rispetto al 2003 (che resta). Qualora dunque la Cassazione a fine 2013 ritenesse di confermare la colpevolezza di Berlusconi, ne farebbe passare subito in giudicato definitivo la responsabilità per frode fiscale sul 2003 (a quel punto imprescrivibile persino dopo l'estate 2014), ma sarebbe costretta a ordinare un nuovo giudizio d'Appello a Milano ai soli fini del ricalcolo della pena. Una formalità. Che però, nell'altalena Cassazione-Appello bis-Cassazione bis, impegnerebbe almeno un altro anno".

Insomma, dall'intero iter arriverebbero ripercussioni importanti sull'entità della pena. Anche perché se è pur vero che 3 dei 4 anni di condanna sono già condonati dall'indulto, allo stesso tempo va chiarito che la pena accessoria dell'interdizione fu inflitta anche in base alla norma "sulle condanne non inferiori a 3 anni di reclusione". Dunque il Cavaliere, anche in caso di condanna in via definitiva, resterebbe senatore. Nella peggiore dell ipotesi (per lui) almeno per un altro anno.

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