Un algoritmo che valuta l’originalità delle opere d’arte? Ora è possibile
Si può sviluppare un algoritmo che valuti la creatività di un dipinto? A quanto pare, sì. Alla fine del mese Ahmed Elgammal e Babak Saleh, rispettivamente professore associato e dottorando del dipartimento d'informatica alla Rutgers University (New Jersey), presenteranno ufficialmente la loro ricerca, "Quantifying creativity in Art Networks". I due studiosi hanno proposto un nuovo sistema computazionale per valutare la creatività di prodotti artistici come dipinti, sculture o poesie. La definizione di "creatività" che fa da parametro è la più comune: l'opera risulta innovativa se, comparandola con lavori precedenti, presenta caratteristiche mai viste prima, ed inoltre, deve essere stata un esempio importante per le opere successive. I risultati sono stati i più svariati: Claude Monet, Johannes Vermeer e Georgia O'Keeffe se la cavano abbastanza bene, mentre Albrecht Dürer e Camille Pissarro sono “relativamente non creativi”.
Il quadro computazionale proposto si basa sulla costruzione di un "reticolo" delle varie opere d'arte e sull'uso di questo schema per dedurre l'originalità e l'influenza di ogni suo "nodo": elaborando un diagramma, sull'asse orizzontale si colloca l'anno di produzione del dipinto, mentre su quello verticale si posiziona il "valore creatività". Attraverso una serie di passaggi si è così costruita una rete di "implicazioni creative", dimostrando come le considerazioni sulla creatività e l'originalità, considerazioni che hanno impegnato per secoli gli studiosi dell'arte e gli artisti stessi, con questo sistema possano ridursi ad una problematica centrale che può essere risolta efficientemente.
L'algoritmo è stato sviluppato in base ad una tecnologia informatica particolare, capace di valutare le caratteristiche delle migliaia di opere contenute su database come Artchive e WikiArt. L'attenzione si è focalizzata prevalentemente sui dipinti, e ancora più precisamente sulla “pittura occidentale”, rimuovendo generi e mezzi espressivi non adatti a questo tipo di analisi specifica, come sculture, graffiti, mosaici e fotografie. "Analizzando le immagini dai due database l'algoritmo è riuscito ad isolare un certo numero di ‘concetti visuali' in ogni opera d'arte, basandosi sulla presenza di oggetti raffigurati di frequente, come crocifissi, cavalli, volti, e così via", ha spiegato il professor Elgammal.
Un ritratto di Dürer del 1514 ha totalizzato davvero poco sulla scala della creatività, mentre la "Red Square" di Kazimir Malevich, risalente al 1915, è stata ritenuta una delle opere più creative degli ultimi seicento anni. "Il nostro scopo non è quello di sostituire il ruolo degli storici dell'arte o degli artisti stessi, giudicando la creatività di un prodotto artistico. Nella maggior parte dei casi il risultato degli algoritmi è stato un'opera che già gli storici dell'arte avevano sottolineato come innovativa ed influente. L'algoritmo ottiene le sue valutazioni tramite un'analisi visuale delle pitture e considera soltanto la loro datazione".
Chissà se Leonardo Da Vinci avrebbe lavorato incessantemente alla sua Monna Lisa fino alla fine, per vent'anni, se avesse saputo di non essere poi così creativo.