Il carnevale di Goldoni: dalla maschera alla commedia del carattere
Siamo intorno alla metà del 1500 quando il mondo teatrale subisce una vera e propria rivoluzione con la nascita della commedia dell’arte, il cui successo divampò in tutta Europa fino a vedere la sua fiamma smorzarsi lentamente per poi spegnersi sul finire del 1700. Piaceva molto quella compagnia di comici formata da sei o sette attori con indosso esuberanti maschere che li rendevano immediatamente riconoscibili agli occhi del pubblico. Le compagnie italiane erano molto richieste, venivano chiamate a recitare anche all'estero, alle corti d'Europa.
La maschera era l'identità stessa del personaggio sempre ben delineato: Pantalone era il vecchio brontolone e avaro, Arlecchino il servo sciocco, Brighella l'astuto. Una vera e propria riforma quella della commedia dell'arte con una visione della realtà alquanto inedita: lo spirito del razionalismo arcadico, seppur in ambito letterario, orientava i commedianti alla semplicità, all'ordine razionale, al buon gusto.
Goldoni non era un letterato ma un uomo di teatro che intuiva bene i gusti e le preferenze del pubblico, obbligò gli attori a riferirsi a un testo scritto, bocciò le banali buffonerie, eliminò gradualmente le maschere, conferendo loro una personalità sempre più marcata, più netta, è così la Commedia dell'Arte divenne magistralmente "commedia di carattere". Questo aveva anche uno scaltro senso sociologico che avrebbe allargato l'interesse del pubblico: si poté dar voce alle reale classe borghese mercantile.
Pantalone diviene modello delle buone qualità del mercante veneziano, mentre i nobili appaiono senza valori, i servi degli ingenui, la vecchia aristocrazia viene ridicolizzata per la sua arroganza. La borghesia invece assume ogni spesso connotazioni positive, come intelligenza e intraprendenza i cui risvolti sono sempre avidità e opportunismo. Il popolino delle comari pettegole, dei gondolieri, pescatori è rappresentato nella sua rozzezza ma al contempo viene associato alle belle virtù dell'intuito e del buon senso.
Non solo innovazione ma anche una forte azione moralizzatrice in coerenza con lo spirito settecentesco del Goldoni illumista: la commedia vuole educare al buon senso borghese quello che confida nella natura umana, nella solidarietà e nella pacifica convivenza tra gli uomini.
Goldoni si allontana dallo stereotipo, cambia le ambientazioni e i personaggi rappresentati ma sopratutto il linguaggio, spia delle diverse classi sociali a cui si vuol dar voce e che edificano la commedia stessa: non tratta più del ricco in relazione al servo povero, ma dà vita ad una simpatica e furba locandiera, come Mirandolina, o a uno scaltro "caffettiere" come Ridolfo. Il linguaggio si emancipa dalla formalità della tradizione letteraria. A intermittenza si alterna dall'Italiano al veneziano, per esaltare i diversi usi sociali del linguaggio. Il suo è un italiano, contaminato dal veneziano e caratterizzato da elementi settentrionali, quello del mondo borghese, lontano dalla purezza della tradizione classicistica toscana. Il dialetto veneziano non è per Goldoni un mezzo ludico o un espediente spassoso, ma uno strumento concreto ed efficace ad identificare i diversi strati sociali dei personaggi che lo utilizzano e a scandire in una schematicità quasi algebrica la commedia di quel tipico sapore goldoniano fra ironia e rigore, fra realismo e rappresentazione.