Giovanni Allevi: “Ho dolore, tremori alle mani e mal di schiena. Spero ancora nella guarigione”

Giovanni Allevi si racconta in un'intervista a Vanity Fair. Parla delle sue condizioni di salute e ricorda l'ultimo concerto prima dell'annuncio della malattia. Il musicista e compositore è in procinto di iniziare il suo nuovo tour.
"La prima volta che ho diretto il Concerto MM2 avevo la flebo attaccata e come spettatori due infermieri"
Giovanni Allevi è pronto per il nuovo tour, Musica dell'Anima, che prevede quattro date in giro per l'Italia, da Roma a Firenze. Per la prima volta eseguirà il Concerto MM2 per violoncello che aveva scritto in ospedale: "È la trasformazione in musica della parola ‘mieloma' secondo un metodo matematico già usato da Bach. La prima volta che l’ho ‘diretto' avevo la flebo attaccata e come spettatori due infermieri". Per lo spettacolo, ha in mente di ospitare diverse personalità del mondo della cultura, tra queste anche Alessandro Barbero, che sarà con lui alle Terme di Caracalla: "Ogni data ha un tema portante: il sacro, la follia, la bellezza e l'eresia, quattro dimensioni dello spirito che ho incontrato nella mia storia. Con Barbero parleremo di eresia, appunto".
"Ho sofferto tantissimo durante il mio ultimo concerto prima dell'annuncio della malattia"
Il suo ultimo concerto prima dell'annuncio della malattia è stato il 2 giugno 2022 alla Ehrbar Saal di Vienna: "Stavo male. Appena finito l'ultimo applauso non riuscivo ad alzarmi dallo sgabello, una situazione anche abbastanza imbarazzante. Ero lì e non riuscivo a sollevarmi". Per muoversi ha fatto uno sforzo incredibile: "Con un dolore inimmaginabile, veramente lancinante, mi sono alzato e niente, ho salutato. Sono uscito come potevo, poi al mio staff, dietro le quinte, ho detto: ‘Non ce la faccio più', e lì si è bloccato tutto". Ancora adesso deve fare i conti con il dolore:
C'è. Nel van che mi portava a fare i vari concerti, a febbraio, abbiamo adibito il sedile posteriore a lettino. Il mal di schiena e il tremore delle mani sono i miei due impedimenti principali. Poi nel camerino c'era un lettino da fisioterapia dove io facevo i miei esercizi, prima e dopo il concerto. Suonare il pianoforte in quelle condizioni non è facile.
Non nasconde che nel suo cuore ha la speranza "che un giorno arrivi un referto, che ti dice che non hai più niente". E aggiunge una riflessione sul concetto di guarigione:
Per me non è un evento lontano nel tempo che magari non arriva: se io in questo momento sono felice di fare questa intervista, sono entusiasta all’idea di coinvolgere le persone e farle venire a questo concerto, evento, spettacolo, sono felice di lavorare, io mi sento sono guarito in questo momento.