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175 anni senza Paganini: 10 cose che non sai sul genio del violino

Genio assoluto e sregolatezza si sa, vanno di pari passo. La figura di Paganini è ormai leggendaria, sia per il suo indiscusso talento musicale che per la vita vissuta fra fama e malattia, le tante donne e l’amore incondizionato per il suo unico figlio. Metro di paragone irraggiungibile per ogni musicista, le sue esecuzioni hanno fatto emozionare Schubert e piangere Rossini. A 175 anni dalla sua morte, ecco le 10 cose che forse non sapete su Niccolò Paganini.
A cura di Federica D'Alfonso
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Niccolò Paganini è stato uno dei più importanti esponenti della musica del romanticismo. Sia compositore che esecutore delle proprie opere, i suoi 24 Capricci per violino sono da sempre un esempio raffinato e virtuoso di abilità musicale, insieme ai 6 Concerti per violino e orchestra e alle altre numerose Opere composte nel periodo che va dal 1813 fino alla sua morte, avvenuta il 28 maggio 1840. Il nome di Niccolò Paganini porta con sé non solo lo spirito musicale della classicità romantica, ma anche il ritratto di una personalità fortemente controversa che ha alimentato, sia in vita che dopo la sua morte, il mito che ancora oggi, a distanza di quasi due secoli, raccontiamo.

1. Non era quello che noi oggi definiremmo “un adone”. Era, anzi, parecchio brutto. Aveva lunghi capelli neri sempre spettinati e una fronte troppo ampia rispetto al resto del viso; straordinariamente pallido e magro, il suo naso aquilino spiccava su una bocca priva di parecchi denti. «Una persona stanca e sazia di vita»: così lo descrive in una lettera Ludwig Grimm, il pittore che dipinse alcuni dei suoi ritratti più famosi.

Uno dei tanti ritratti di Niccolò Paganini
Uno dei tanti ritratti di Niccolò Paganini

2. Alcuni lo hanno definito il primo “divo” della storia, il primo musicista che ha curato in modo maniacale la sua immagine. Parte della sua fama, infatti, all'epoca era dovuta anche all’aura di mistero che si era creato intorno: amava far risaltare la sua magrezza vestendosi sempre di nero e portando occhiali dalle lenti blu. Divenne una vera e propria icona di stile, tanto che gli uomini iniziarono ad acconciarsi i capelli “à la Paganini”. Perfetto anche nella figura del dandy: era brutto, ma le donne non mancavano, e tra le tante avventure si parla anche di Elisa e Paolina Bonaparte, le sorelle di Napoleone.

Non sono bello, ma quando mi ascoltano, le donne cadono tutte ai miei piedi

diceva lui stesso.

3. Iniziò giovanissimo ad esibirsi nelle chiese di Genova: un giorno, durante la messa, Paganini smise improvvisamente di suonare le melodie sacre ed iniziò a riprodurre perfettamente i versi degli animali con il suo violino. Una passione per l'imitazione che resta anche nelle indicazioni espressive scritte da lui stesso sui suoi Capricci: «imitando il flauto» e «imitando il corno».

Capricci per violino di Niccolò Paganini, pagina autografa, 1816
Capricci per violino di Niccolò Paganini, pagina autografa, 1816

4. Paganini chiamava il suo famosissimo violino “il mio cannone”, a causa del suono robusto che produceva. Ricevuto in dono a vent'anni da Livron e Hamelin, a patto che da quel momento lo suonasse soltanto lui, il Guarnieri del Gesù divenne il suo prolungamento: negli ultimi anni, quando Paganini diventò completamente afono, per una sorta di affinità anche il suono del Guarnieri si fece più debole.

5. Soffriva di una rara sindrome che altera il tessuto connettivo e compromette lo scheletro. Questa malattia, che verrà conosciuta nel ventesimo secolo come sindrome di Marfan, era probabilmente la causa della sua capacità straordinaria di contorcere il corpo in pose impossibili e di flettere le lunghissime dita delle mani per creare suoni mai uditi. Oltre a questa malattia, che divenne per necessità una virtù, Paganini fu segnato da una salute fragilissima, accompagnata da una forte ipocondria che sommava i problemi immaginari a quelli reali: beveva dosi molto forti di purghe, si faceva applicare sanguisughe su tutto il corpo e assumeva mercurio per curare la sifilide, un rimedio ad oggi considerato estremamente tossico.

6. Gioacchino Rossini disse su Paganini:

Ho pianto solo due volte in vita mia: quando un tacchino farcito di tartufi mi cadde nell'acqua e quando sentii suonare Paganini.

Eugène Delacroix, Ritratto di Paganini, 1831
Eugène Delacroix, Ritratto di Paganini, 1831

7. Niccolò, noto per il suo pessimo carattere, amava in modo incondizionato il suo unico figlio, Achille, nato dalla relazione con la cantante Antonia Bianchi, che lo abbandonerà all'età di tre anni. Da quel momento Paganini si occuperà di lui. Lo scultore francese David d'Angers ne parlava così: «Oggi sono andato a trovarlo. Era seduto su un sofà come se fosse sfinito da una lunga fatica. Suo figlio gli giocava intorno, gli saltava sulla schiena, si rotolava sul tappeto e gli passava una penna tra i capelli ». Achille rimase costantemente al fianco di suo padre, anche quando diventò completamente afono: leggeva le sue labbra e gli “prestava” la sua voce per comunicare.

8. «Paganini non ripete»: l'artista pronuncia questa frase solo una volta nella vita, alla presenza di re Carlo di Savoia che gli aveva chiesto un bis. L'unicità e l'irripetibilità delle sue esecuzioni era dovuta al fatto che la maggior parte delle volte Paganini improvvisava.

9. Fra le tante “leggende” che circolavano anche all'epoca sul suo conto, la più clamorosa è quella del suo patto con il diavolo. Voci sul soprannaturale erano tipiche del clima culturale del tempo, e la sua evidente bravura era tale da incrementare i pettegolezzi su una presunta “compravendita” di anime fra Paganini ed il demonio, che egli, fra l'altro, non smentì mai.

Niccolò Paganini nell'immaginario dell'artista William Mortensen
Niccolò Paganini nell'immaginario dell'artista William Mortensen

10. Quando morì, il 28 maggio 1840, il suo corpo venne imbalsamato: a causa dei numerosi scandali e dell'aura “demoniaca” che sempre lo aveva circondato, la Chiesa gli negò i funerali e la sepoltura in terra consacrata. Il corpo finì nel lazzaretto di Villefranche-sur-Mer e lì rimase imbalsamato ed esibito a pagamento, fino a quando, nel 1876, Paganini venne riportato a Parma.

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