Torino, vestite da Barbie realizzano pista ciclabile: “Governo immobile contro la crisi climatica”
Una nuova pista ciclabile bianca e fucsia è comparsa nelle scorse ore in Corso Brescia, nel cuore di Torino. A disegnarla, in concomitanza con lo sciopero globale per il clima, è stato un gruppo di attiviste di Fridays for Future ed Extinction Rebellion vestite ironicamente da Barbie.
"Come Barbie lascia Barbieland per prendere in mano la propria vita, i cittadini sono costretti ad agire in prima persona per sopperire alle colpevoli mancanze delle istituzioni", hanno spiegato le attiviste aggiungendo che l'iniziativa ha avuto l’obiettivo di lanciare simbolicamente un messaggio al governo regionale e nazionale: "In una situazione di crisi sistemica come quella in cui siamo" ha aggiunto Matilde, un’attivista di Extinction Rebellion "la priorità di chi governa dovrebbe essere informare i cittadini sui rischi, sulle reali cause e sulle possibili soluzioni. E attraverso forme di democrazia partecipata, coinvolgerli nell'ideazione delle soluzioni. Perché ogni decisione politica che verrà presa avrà un impatto drastico sulla vita di ognuno di noi".
Mancano infatti poche settimane al termine di un'estate che ha messo di fronte agli occhi di tutti la furia del clima che cambia. Ondate di calore, il luglio più caldo di sempre, incendi e piogge torrenziali che hanno provocato morti e danni in tutta Italia, dalla Sicilia alla Lombardia. “Nonostante questo, il governo sta apertamente sottovalutando sia gli effetti che le origini della crisi, rallentando in questo modo il processo di transizione ecologica” commenta Marta, un’attivista di Fridays For Future. “Manca inoltre una visione complessiva per assicurare che ogni segmento della popolazione sia adeguatamente preparato ad affrontare le inevitabili decisioni che dovranno essere prese."
Il riferimento è alla querelle sullo stop agli Euro5 in Piemonte, che avrebbe dovuto partire proprio oggi, in tutta la regione, che "è un esempio di questa confusione e mancanza di strategia". Il blocco, deciso dalla Regione nel 2021 a seguito della condanna da parte della Corte europea all’Italia per violazione della direttiva sulla qualità dell’aria, non è stato accompagnato da politiche sulla mobilità sufficienti ad attutirne l'impatto. Annunciato pubblicamente solamente in agosto, ha giustamente allarmato i cittadini e le aziende che ne sarebbero stati colpiti, e costretto il Governo ad intervenire, rimandando tutto al 2024.