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Si mozza tre dita della mano per truffare l’assicurazione: “È stata la smerigliatrice”. Condannato

Il 39enne veronese denunciò che l’attrezzo era caduto da uno scaffale ferendolo, ma la dinamica appurata dalle due compagnie con le quali aveva stipulato altrettante pratiche non era chiara: condanna a 18 mesi.
A cura di Biagio Chiariello
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Si è amputato tre dita della mano destra fingendo di averle perso in un incidente che non è mai avvenuto. L'obiettivo era stipulare due polizze infortuni con compagnie diverse per massimale di un milione di euro ciascuna in caso di invalidità permanente. Una frode assicurativa costata una condanna a un anno e sei mesi di reclusione per Paolo L., 39 anni.

Secondo quanto si legge su L'Arena, l'uomo tra il luglio e il novembre del 2015 aveva stipulato le due polizze (senza peraltro comunicare alla seconda compagnia l’esistenza di un analogo contratto firmato in precedenza) denunciando che, mentre si trovava all’interno del suo esercizio, e dovendo effettuare una manovra, aveva spostato una scala che si era agganciata al filo di una smerigliatrice sistemata su uno scaffale. La caduta del macchinario sulla mano destra – che aveva allungato per proteggersi il viso – gli aveva tranciato indice, medio e anulare.

A quel punto entrambe le compagnie hanno in incaricato gli ispettori per verificare la veridicità dell'infortunio. Ed effettivamente i dubbi erano apparsi palesi sin dai primi istanti: a partire dall'inclinazione della ferita e dal fatto che se la smerigliatrice si fosse trovata sullo scaffale l'uomo non avrebbe avuto il tempo materiale di evitarla e quindi sarebbe stato colpito in pieno.

A quel punto le agenzie hanno provato a simulare i fatti direttamente sul campo, ricostruendo la scena dell’incidente: ma tirando il filo della smerigliatrice posizionata sullo scaffale è emerso che il primo a cadere era il corpo del macchinario e solo in seguito la parte con la lama. Non è tutto: l’accensione della smerigliatrice avviene dopo aver spinto in avanti un pulsante che deve poi essere bloccato e che si trova ne punto opposto alla parte tagliente.

Una contestazione di fronte alla quale il 39enne ha replicato sostenendo che sullo scaffale c'era anche un cacciavite e che quindi fosse stato l’utensile ad attivarla. E ancora gli ispettori hanno appurato che sul pavimento non c'era nessun segno evidente che attestasse la caduta del macchinario.

Macchinario che Paolo L. non ha mai esibito perché "mi era stato prestato da un operaio". Quest'ultimo in effetti aveva ammesso di essere proprietario di una smerigliatrice, sostenendo di aver lavorato per l’imputato ma di essere un informatico. Una menzogna. Tra tre mesi verranno depositate le motivazioni.

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