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“Sei un travestito di merda, vattene”: aggressione omofoba al parco di Asti

Su Facebook, Nicholas racconta l’aggressione subita oggi nel parco di Asti. “Sei un travestito, qui non dovresti stare” avrebbe detto un genitore al ragazzo. Nicholas ha denunciato l’accaduto sui social. “Voleva picchiarmi e mi sono allontanato, ma poi sono tornato indietro per rispondere a lui e a sua moglie – spiega -. Troppi miei amici si sono tolti la vita per queste cose”
A cura di Gabriella Mazzeo
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"Sei un travestito di merda, non devi stare qui". Una vicenda decisamente spiacevole, per non dire da incubo, inizia esattamente con questa frase. La vittima è Nicholas, che però non è sicuramente timido: realizza video online, make-up colorati e scatti artistici. Sui social ha centinaia di condivisioni e like, ma nella vita reale, racconta, non è affatto facile. Indossa vestiti da donna come forma di espressione e ci esce tutti i giorni. Nello stesso modo ha deciso di uscire anche oggi per andare al parco di Asti con un'amica. Si sono seduti sulle altalene per chiacchierare, poi però si sono accorti degli sguardi insistenti di un uomo. "Ci ha guardati per un po', ma purtroppo ci ho fatto l'abitudine – racconta a Fanpage.it Nicholas dopo aver pubblicato sui social un post di denuncia -. Abbiamo continuato a fare finta di niente come sempre, poi si è avvicinato a me e alla mia amica. Ha completamente ignorato lei, seduta sull'altalena accanto alla mia, per rivolgersi a me". Un'aggressività che in un primo momento lo ha spiazzato. "Cosa ci fai qui? Devi andartene, ci sono i bambini. Sei un travestito" gli avrebbe detto davanti alla folla e davanti all'amica. Nicholas ha provato a ribattere, poi ha notato l'atteggiamento minaccioso di chi ha intenzione di passare dalle parole alle botte. "A quel punto, capita l'aria che tirava ce ne siamo andati. Io avevo bisogno di elaborare cosa fosse successo – racconta Nicholas al telefono – poi però ho guardato in faccia la mia amica e mi sono detto che non potevo stare zitto".

Una storia, questa, che mostra ancora una volta quanto la necessità di una legge che punisca l'omotransfobia sia una priorità e non un capriccio accessorio al quale pensare dopo i "problemi seri". Per Nicholas, come per tanti altri, questi sono i problemi seri di tutti i giorni. Qualcuno sei suoi amici, racconta, si è già suicidato per aggressioni simili. "Io sono forte, ma sono anche molto impulsivo – spiega -. Sono tornato, ho risposto per le rime agli insulti di lui e agli insulti di sua moglie che ha rincarato la dose e ancora mi ha definito un "travestito"". Dopo una querelle verbale dai toni decisamente accesi, Nicholas ha deciso di chiamare le forze dell'ordine, così come racconta nel suo post sui social. "Avrei potuto denunciare – dice – ma non l'ho fatto perché nonostante la presenza di inermi testimoni, si trattava della sua parola contro la mia. Una perdita di tempo, insomma". Agli agenti, l'uomo avrebbe addotto come scusa la presenza dei figli piccoli. "I suoi figli giocavano sullo scivolo, erano tranquillissimi" racconta ancora Nicholas. Segno, dichiara, che i due minori fossero soltanto il tentativo di nascondere dietro un dito un'aggressione omofoba in piena regola.

Avrebbero potuto passare dalle parole alle mani, dice, e ne è consapevole. "Non è la prima volta che mi capita ad Asti. Sono già successe cose del genere. Ogni giorno esco di casa e so che mi deve succedere qualcosa o mi devo sentir dire qualcosa. Fortunatamente sono una persona forte e non arrivo a compiere gesti inconsulti. Diversi miei amici, invece, questa forza non l'hanno avuta". Nella sua denuncia social, Nicholas conclude. "Sono stanco. Non abbastanza da togliermi la vita, ma sono esausto".

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