Sara Campanella, in un audio i rifiuti al suo assassino Argentino: “Lasciami in pace, è un anno che te lo dico”

Nonostante i continui rifiuti, era oltre un anno che Stefano Argentino continuava a seguire a tartassare Sara Campanella quando ha aggredito la studentessa 22enne lunedì scorso a Messina uccidendola a coltellate in strada all'uscita dell'università che entrambi frequentavano. Lo confermano alcuni audio di una conversazione tra i due registrata dalle amiche della ragazza. Nel colloquio con quello che diventerà il suo assassino, la 22enne vittima di femminicidio ribadisce a più riprese il suo no e chiede al 27ennne di essere lasciata in pace ma evidentemente senza alcun risultato.
"Io non ho tempo da perdere. Te lo dico ora, non voglio nulla con te, dopo un anno spero di essere stata chiara" dice infatti Sara Campanella al suo interlocutore negli audio fatti ascoltare in esclusiva dalla trasmissione "Mattino 4". "L'ultima volta ti ho detto lasciami in pace, tu cosa hai capito?" Ripete la ragazza, ma Argentino continua a ribattere: "Se non hai tempo per me lo dicevi prima. Non me l'hai mai detta questa cosa e comunque è passata tutta l'estate".
"Allora ora te lo ridico. Se mi puoi lasciare in pace cortesemente, tu te ne torni a casa tua e io continuo per la mia strada. Perché mi devi seguire? Mi stai seguendo", afferma perentoria la 22enne. Argentino però insiste: "Cosa speri di ottenere, è impossibile parlare con te". "Io non voglio ottenere nulla, sei tu che vuoi avere qualcosa se continui a seguirmi a questi livelli", replica la giovane confermando che il giovane già la seguiva da mesi.
Secondo le amiche della giovane uccisa, dopo un primo approccio di lui sfruttando le lezioni all’università, la 22enne aveva rifiutato le avance dell'uomo ma il 27enne aveva iniziato prima a tartassarla di messaggi e infine a seguirla ovunque. Comportamenti che lei aveva confessato alle amiche, i cui racconti agli inquirenti sono stati fondamentali per l'arresto dell'uomo, ma non ai familiari che non sapevano nulla di quanto stava vivendo. “Non sapevamo fosse perseguitata, lei pensava coraggiosa di gestire il “suo NO!”. Bisogna sempre parlare per denunciare. Aiutatemi a dare voce a Sara” ha dichiarato la mamma.