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Il massacro della piccola Amy, stuprata e abbandonata morente in un campo

Il 27 ottobre 1989 Amy, 10 anni, riceve una strana telefonata: “Sono un collega della mamma, mi accompagni a comprarle un regalo per la promozione?”. Nel pomeriggio un compagno di scuola vede per l’ultima volta la piccola al centro commerciale in compagnia di uomo con gli occhiali tondi. Il corpo di Amy verrà ritrovato 104 giorni dopo in un campo.
A cura di Angela Marino
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 Per la piccola Amy Mihaljevic il 1989 è il suo quinto anno di scuola elementare alla Bay Middle School, di Cleveland, Ohio, USA. Vispa e socievole, a dieci anni comincia a fare i conti con la fame di indipendenza e il desiderio di scoperta, mentre il fantasma dell'infanzia le sbiadisce alle spalle. Proprio quell'estate, con la sua piccola amica Kristen Solos aveva messo su un ‘club di baby sitter' con tanto di volantinaggio pubblicitario con i numeri di telefono. Per realizzare tutti i suoi desideri le mancava solo di entrare nel coro: il provino era fissato per il 27 ottobre. Quando torna a casa da scuola quel venerdì pomeriggio, il fratellino Jason nota che Amy non è ancora tornata. Si allarma, ma aspetta. Alle 16 e 30 avverte mamma Margaret e papà Mark: lei chiama al telefono tutti gli amici di scuola, lui si precipita a cercare febbrilmente in tutti i luoghi che a lei piaceva frequentare, compreso Huntington Park.

La storia di Amy Mihaljevic

Mentre il sole incupisce piano piano dietro le fronde degli alberi del parco, Mark Mihaljevic comincia ad arrendersi alla sensazione che quella sera sua figlia non avrebbe dormito nel suo letto. A gettare un fascio di luce inquietante sulla scomparsa di Amy è la sua amica, Kristen Balas. La bimba rivela che la piccola Amy aveva ricevuto a casa una strana telefonata a casa quel giorno. Un uomo che si era presentato come un collega di sua madre le aveva chiesto di andare con lui a comprarle un regalo per la promozione sul lavoro: "Ma non dirlo a nessuno, deve essere una sorpresa". Amy quel venerdì ha mentito, non c'era nessun provino. A confermare la testimonianza arriva un compagno di classe della bimba. Proprio lui l'aveva vista nel parcheggio del centro commerciale Bay Square Shopping Center in compagnia di un uomo. Grandi occhiali tondi, capelli scuri e una leggera calvizie sulla nuca, la sua faccia nell'identikit finisce sugli schermi di America's most wanted.

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Il ritrovamento

Sono passati 104 giorni. L'8 febbraio 1990 Janet Seabold esce a fare jogging di buon mattino. Per resistere freddo pungente, Janet comincia a correre sempre più veloce ritrovandosi, senza neanche accorgersene, negli aridi campi di grano lungo County Road a Ruggles Township, una sparuta sezione della Contea di Ashland. Resta colpita da un tessuto color lavanda nel giallo delle foglie e poi da una cresta di capelli biondi. Sono i resti, martoriati e deteriorati della piccola Amy. La notizia del ritrovamento del corpo gela tutta Bay Village, la speranza che fosse viva da qualche parte non si era mai spenta. Mamma Margaret precipita nell'alcolismo mentre il suo matrimonio va in pezzi e suo marito Mark va via di casa.

Le indagini

Secondo l'autopsia, Amy è stata colpita alla testa con un oggetto pesante, come un sasso, poi pugnalata tre o quattro volte al collo. Fa male sapere che è sopravvissuta 30 minuti. Il sangue sui suoi indumenti intimi evoca una violenza sessuale che non è possibile accertare, per lo stato di avanzata decomposizione. Titolare dell'indagine locale è il detective Mark Spaetzel, diventato d'improvviso l'uomo più importante dello stato e il detentore dell'archivio del caso Mihaljevic, uno sgabuzzino di scope pieno di fotografie e faldoni alla centrale di polizia. Insieme all'agente speciale Dick Wrenn dell'FBI, Spaetzel interroga centinaia di persone avendo in mano l'unico strumento che la tecnologia dell'epoca offriva: la macchina della verità. Tra tutti l'unico a fallire il test è tale Harold Bound, uno schizofrenico collezionista di armi, peraltro privo di alibi. Contro di lui, però, non ci sono prove.

Il guru del profiling

Il caso attira in città perfino Robert Ressler, il decano dell'FBI che ha inventato il profiling, in quel periodo in viaggio per l'America per il suo libro sui serial killer Whoever fights monsters, pubblicato nel 1992. Protagonista del capitolo dedicato a Amy, come sospettato numero uno, diventa Billy Strunak un 35enne fattorino di un negozio locale, che durante le ricerche della bimba aveva fornito aiuto alla madre di Amy stampando di tasca sua centinaia di volantini con il volto della piccola. Aveva perfino mandato a Margaret due spille, una per lei e una per Amy, quando l'avessero ritrovata. Due settimane dopo che il corpo era stato scoperti, Strunak si era svegliato e si era versato una Coca-Cola che aveva ‘corretto' con additivo per benzina, morendo tre giorni dopo. Questo suicidio per l'agente di ferro dell'FBI equivalev a una vera e propria confessione, ma anche contro di lui mancavano le prove.

Con le moderne tecnologie, dai reperti del caso è stato estratto oggi un DNA mitocrondriale. Il profilo genetico del killer potrebbe finalmente essere confrontato con quelli presenti negli archivi delle agenzie che si occupano di genealogia genetica, come avvenuto in altri cold case. È l'unica possibilità rimasta per dare un volto all'uomo con gli occhiali del parcheggio. Quello di Amy Mihaljevic invece, continua a guardare gli abitanti di Bay Village: dalla stele eretta nel Lake Erie, dalla cornice al muro negli uffici della stazione di polizia e dalle pareti della biblioteca della scuola dove un tempo era stata scolaretta, prima che le rubassero la vita.

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Giornalista dal 2012, scrittrice. Per Fanpage.it mi occupo di cronaca nera nazionale. Ho lavorato al Corriere del Mezzogiorno e in alcuni quotidiani online occupandomi sempre di cronaca. Nel 2014, per Round Robin editore ho scritto il libro reportage sulle ecomafie, ‘C’era una volta il re Fiamma’.
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