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Omicidio Altavilla Milicia a Palermo

Processo sulla strage di Altavilla, una carabiniera: “Sui corpi di Emanuel e Kevin segni di sevizie”

La carabiniera, sentita questa mattina in aula al Tribunale di Palermo, ha riferito che il primo corpo ritrovato all’ingresso della casa fu quello del piccolo Emanuel Barreca, di 5 anni. Nell’altra stanza il cadavere di Kevin Barreca di 16 anni. Entrambi “avevano segni di sevizie”. In un’altra stanza c’era invece la figlia allora 17enne che si era svegliata “per il trambusto”.
A cura di Davide Falcioni
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Da sinistra, Giovanni Barreca, Sabrina Fina e Massimo Carandente.
Da sinistra, Giovanni Barreca, Sabrina Fina e Massimo Carandente.
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Il processo sulla strage familiare di Altavilla Milicia – avvenuta nella notte tra l'8 e il 10 febbraio 2024, e in cui Antonella Salamone, di 40 anni, e i suoi due figli, Kevin di 16 anni ed Emanuel di 5, furono uccisi durante presunti riti di esorcismo condotti dal marito Giovanni Barreca, dalla figlia diciassettenne e da due amici del padre, fanatici religiosi – ha celebrato stamattina una nuova udienza: davanti ai giudici della Corte d'Assise di Palermo è stata ascoltata una marescialla dei carabinieri che quella mattina entrò nell'abitazione e che si trovò di fronte a una vera e propria carneficina. Sentiti anche altri membri delle forze dell'ordine che si recarono sul luogo del delitto.

La militare ha riferito che il primo corpo ritrovato all'ingresso della casa fu quello del piccolo Emanuel Barreca, di 5 anni. Nell'altra stanza il corpo senza vita di Kevin Barreca di 16 anni. Entrambi "avevano segni di sevizie". In un'altra stanza c'era invece la figlia allora 17enne che si era svegliata "per il trambusto".

Sul banco degli imputati il muratore Giovanni Barreca, e la coppia Sabrina Fina e Massimo Carandente, accusati di aver ucciso, durante folli riti di esorcismo, la moglie di Barreca Antonella Salamone ei due figli Kevin ed Emanuel. La strage fu commessa nella villetta di Altavilla Milicia in cui il muratore viveva con la sua famiglia. Le vittime furono assassinate dopo lunghe torture perché, secondo l'imputato e la coppia di amici, conosciuti in una comunità religiosa, erano possedute dal demonio.

Per i tre il processo è alle battute iniziali; "Sono una chioccia amorevole, amo i bambini, ho salvato la mia cagnetta, amo gli anziani e i disabili e non ho mai ucciso", si è difesa la Fina nel corso di brevi dichiarazioni spontanee. Lei e l'ex compagno, entrambi detenuti, si sono sempre detti innocenti. "Abbiamo solo pregato insieme alla famiglia per scacciare il male", hanno dichiarato, negando di essere stati presenti durante il massacro.
Barreca, invece, ha ammesso tutto fin dal principio. Fu lui infatti a chiamare i carabinieri. "Ho ucciso la mia famiglia, venite a prendermi", farfugliò al telefono. E ai militari raccontò di essere stato costretto a assassinare moglie e figli perché posseduti dal demonio.

Per la figlia di Barreca, che come il padre ha ammesso le sue responsabilità, il mese scorso è stata emessa una condanna a 12 anni e 8 mesi dal gip dei minori Nicola Aiello. ll pm aveva chiesto una condanna a 18 anni. La pena è stata ridotta di un terzo per il ricorso al rito abbreviato.

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