Processo Nada Cella: sentito il frate che conosceva la madre di Soracco, ma non ricorda nulla

"Non ricordo". È stata la frase più pronunciata da frate Lorenzo Zamperin, testimone chiave ieri nel processo per l’omicidio di Nada Cella, la segretaria uccisa il 6 maggio 1996 nello studio del commercialista Marco Soracco, in via Marsala, a Chiavari. Un caso rimasto irrisolto per quasi trent’anni e ora al centro di un processo che vede Anna Lucia Cecere imputata per omicidio, mentre Soracco è accusato di favoreggiamento.
Il religioso, cappuccino del convento di via Tappani, era uno dei testimoni più attesi. Nel 2021, dopo la riapertura delle indagini, aveva infatti reso dichiarazioni alla pm Gabriella Dotto raccontando le confidenze ricevute da Marisa Bacchioni, madre di Soracco. Secondo quanto riferito all’epoca, Bacchioni gli avrebbe parlato di una donna invaghita del figlio, che avrebbe potuto essere responsabile dell’omicidio di Nada per prendere il suo posto di lavoro.
Eppure, ieri in aula, frate Zamperin ha smentito tutto. Davanti alla Corte d’Assise presieduta dal giudice Massimo Cusatti, ha dichiarato di non aver mai conosciuto Soracco e di aver parlato con la madre solo in rare occasioni. Alle pressanti domande della pm, ha risposto con vaghi ricordi e molta prudenza riferendo anche che, all’epoca dell’omicidio, i telefoni del convento erano sotto controllo e che i frati si erano raccomandati di evitare discussioni “delicate” per non incorrere in malintesi. Alla domanda su eventuali preoccupazioni espresse da Marisa Bacchioni circa la vita sentimentale del figlio, il frate ha tagliato corto: “Di cose intime non si parlava mai”.
Nel corso della stessa udienza, è stata ascoltata Giuseppina Vaio, impiegata comunale di Chiavari, che ha riferito di aver telefonato più volte allo studio di Soracco il giorno del delitto, preoccupata per la dichiarazione dei redditi. A risponderle, nelle prime due chiamate, fu una voce femminile giovane e sgarbata, diversa da quella di Nada. “Mi ha subito riattaccato”, ha spiegato. Solo alla terza telefonata le rispose Soracco, con un tono concitato: “Hanno aggredito la mia segretaria, ci sentiamo più tardi”.
Sentite in aula anche due sue amiche d’infanzia di Cella, Sabrina Mariani e Deborah Pagliughi. “Era solare ma riservata, sapeva quello che voleva e non era felice del lavoro che faceva”, hanno detto. Secondo le amiche, Nada viveva un ambiente lavorativo teso, non riusciva a instaurare un rapporto sereno con Soracco e le altre persone dello studio, e cercava attivamente una via d’uscita professionale.
Un episodio in particolare colpì la giovane: l’arrivo di un mazzo di fiori anonimo in ufficio. Nada, insospettita, chiese subito a Soracco se ne fosse l’autore, ma non ricevette risposte certe. Le due donne hanno anche confermato che su di lei c’erano pressioni — da parte della madre e della zia di Soracco — affinché si fidanzasse con lui.