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Omicidio Sara Campanella

“Perché fai così? È finita?”: cosa ci dicono gli audio di Stefano Argentino registrati da Sara Campanella

Sono terribili gli audio che Sara Campanella ha registrato durante le persecuzioni che subiva da parte di Stefano Argentino. Chi ha ucciso la studentessa fa parte di una categoria di stalker, i cosiddetti “cercatori di intimità”, soggetti cioè che investono su una vittima, convincendosi che quella persona sia la persona della loro vita, ma possono arrivare anche a pensare di avere o avere avuto con la vittima una relazione.
A cura di Margherita Carlini
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Da sinistra, Sara Campanella, la 22enne uccisa; Stefano Argentino, il 27enne accusato del femminicidio.
Da sinistra, Sara Campanella, la 22enne uccisa; Stefano Argentino, il 27enne accusato del femminicidio.
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Sono terribili gli audio che Sara Campanella ha registrato, probabilmente per avere prove a suo favore, in vista di una richiesta di protezione, durante le persecuzioni che subiva da parte di Stefano Argentino. Ci aiutano a comprendere lo stato in cui la ragazza viveva ed inoltre ci offrono uno spaccato crudo ed estremamente chiaro del funzionamento di uno stalker. Un molestatore assillante, un persecutore.

La premessa è doverosa: questo reato, riconosciuto come tale in una legge del 2009, si configura includendo una vasta tipologia di comportamenti, da un lato una macro categoria di azioni che già prima del 2009 erano considerate un reato (le minacce, le lesioni, le violazioni di domicilio), dall’altro tutta una serie di contatti e comunicazioni indesiderate o di gesti associati (come l’invio non gradito di doni) che prima di quella data erano socialmente accettati come tentativi di riportare una persona in una relazione. Questo fa sì che, ancora oggi, laddove l’ossessione persecutoria si manifesti attraverso azioni che non siano esplicitamente lesive per la vittima, vi sia una difficoltà nel riconoscerli come tali (non tanto da parte di chi li subisce che sempre ha ripercussioni emotive e psicologiche, ma soprattutto da chi dovrebbe o potrebbe attivarsi a tutela della persona offesa). Va anche detto che l’ossessione persecutoria può manifestarsi in contesti relazionali vittima-carnefice differenti, che ne condizionano le condotte ed il rischio correlato. Solitamente quando pensiamo ad uno stalker facciamo riferimento ad ex partner che non hanno accettato la fine di una relazione e decidono di mantenere un controllo ed un contatto attraverso le molestie assillanti.

Chi ha ucciso Sara fa parte di un’altra categoria di stalker, i cosiddetti “cercatori di intimità”, soggetti cioè che investono su una vittima, convincendosi che quella persona sia la persona della loro vita, ma possono arrivare anche a pensare di avere o avere avuto con la vittima una relazione, il che li porta ad avere pretese in riferimento al comportamento dell’altra.

Negli audio sentiamo Argentino che dice a Sara: “Se non volevi niente, me lo dicevi” (sembra proprio faccia riferimento allo stare insieme, ad avere una relazione con lui). Sara gli risponde: “E ora te lo dico: non voglio niente da te. Spero che ora dopo un anno, di essere stata chiara. L’ultima volta ti ho detto: lasciami in pace! Che cosa hai capito di questa cosa?”.

È la stessa Sara che con le sue parole conferma che Argentino, attraverso le sue persecuzioni aveva intenzione di avere una relazione con lei: “Io non voglio ottenere nulla, sei tu che vuoi ottenere qualcosa se mi segui […] ma che cosa devi parlare con me? Se per te parlare significa provare e uscire e fare qualcosa”. Ed ancora “Dov’è questa relazione? […] se tu vedi i messaggi, vedi le chiamate non c’è niente, non c’è manco una relazione, non c’è manco un che fai, come stai?”.

La persecuzione viene scelta dallo stalker come modalità per mantenere un contatto, pertanto con una legittimazione del comportamento assillante stesso. “Sono stanca di essere ogni volta seguita” gli dice Sara. "L'ho fatto due volte”, si giustifica Argentino, ma quando Sara gli fa notare che sono diverse volte che lo segue lui si auto assolve: “L’ho fatto due volte perché è l’unico modo per parlare con te ma non te ne rendi conto”.

Queste persone sono incapaci di codificare correttamente i segnali di rifiuto che vengono inviati dalla vittima ed anzi percepiscono ogni azione posta in essere come un rinforzo positivo al loro convincimento, fino alla negazione della realtà.

E ora sono fidanzata”, dice Sara. “Non è vero” risponde Argentino, che aggiunge: “Perché fai così? Cosa speri di ottenere?”. Ed ancora: “Sei fidanzata da un anno però mi hai detto a me di uscire”, seppure Sara chiarisca che le uscite sono state sempre con il gruppo di amici.

Pertanto, l’altra è oggetto delle proprie ossessioni, percepita non come vittima ma piuttosto come “persona amata”. La persona desiderata pervade i pensieri dello stalker: le cose che accadono sono lette tutte in funzione dell’obiettivo che lo stalker si è prefissato. “E cortesemente mi lasci stare? Cortesemente te lo dico, non è il caso che tu mi continui a seguire” chiede nuovamente Sara, ma Argentino le risponde “Se è l’unico modo per fare” (cioè per avere un contatto persecutorio che per lui diventa una modalità di relazionarsi a Sara). In questo modo la persona diventa oggetto dell’ossessione, viene meno la capacità empatica del persecutore che cerca di contattare l’altra con ogni strategia.

Questa tipologia di stalker, solitamente, all’inizio dell’attività persecutoria non è aggressiva, la rabbia e la violenza subentrano in un’escalation che è direttamente proporzionale ai messaggi di rifiuto che arrivano dalla vittima. “Quindi è finita?”, chiede Argentino mentre Sara sta cercando di scappare salendo su un autobus. “Non voglio parlare con te […] perché se fossi single non ti vorrei nemmeno”, afferma Sara esasperata e a quel punto Argentino “Tu allora sei una cattiva persona”, le dice.

Non sappiamo ancora a quando risalgano questi audio, ma è molto probabile che di fronte ai tentativi disperati di Sara di liberarsi da questa persecuzione, di fronte ai suoi rifiuti che diventavano di volta in volta più perentori, in Argentino sia progressivamente montato l’odio e sia maturata la volontà di distruggere il suo oggetto del desiderio.

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Sono Psicologa Clinica, Psicoterapeuta e Criminologa Forense. Esperta di Psicologia Giuridica, Investigativa e Criminale. Esperta in violenza di genere, valutazione del rischio di recidiva e di escalation dei comportamenti maltrattanti e persecutori e di strutturazione di piani di protezione. Formatrice a livello nazionale.
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