Omicidio Trieste: anziana con gola tagliata. Erika Podmenich ha agito con “smodata violenza”

Ha colpito Isabella Tregnaghi, 89 anni, cinque volte al capo e al collo con un coltello da cucina comprato la mattina stessa. È un delitto di estrema violenza quello di cui è accusata Erika Podmenich, 58 anni. L'aggressione è avvenuta lunedì scorso, all’interno dell’abitazione della vittima, situata al civico 7 di via delle Beccherie a Trieste. Cinque i fendenti inferti, tra cui uno in particolare, lungo circa nove centimetri e localizzato sul lato sinistro del collo, è stato definito potenzialmente letale. Sul corpo della vittima sono state riscontrate ulteriori ferite, localizzate su arti, fianco e addome.
Il giudice per le indagini preliminari di Trieste, Marco Casavecchia, ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti della Podmenich, sottolineando nella motivazione la “determinazione omicida di smodata violenza” e “l’innegabile pericolosità sociale” della donna. Una scelta, quella della detenzione in carcere, che esclude i domiciliari, in virtù del rischio concreto di reiterazione del reato, pur in assenza di un pericolo di fuga. Il gip ha evidenziato la capacità dell’indagata di mettere in atto “azioni di non comune ferocia” e condotte “preordinate e insidiose”, con un chiaro riferimento a un potenziale modus operandi.
La figura di Erika Podmenich, infatti, è al centro di ulteriori accertamenti da parte della Procura e dei carabinieri, coordinati nelle indagini dal sostituto procuratore titolare del caso. Oltre all’omicidio di Isabella Tregnaghi, la 58enne è sospettata di essere coinvolta in altri due episodi avvenuti tra febbraio e marzo, denunciati da due diverse donne. In entrambi i casi, le vittime avrebbero ricevuto un caffè da parte della Podmenich e successivamente perso conoscenza, per poi scoprire di essere state derubate. Indizi che rafforzano l’ipotesi investigativa di una personalità pericolosa e incline alla premeditazione.
Al momento, restano ancora da chiarire diversi aspetti della vicenda. Secondo alcune ricostruzioni, nel corso dell’aggressione, la Podmenich – che avrebbe indossato dei guanti di pelle – avrebbe anche tentato di soffocare l’anziana vittima utilizzando una sciarpa. Dopo il delitto, la donna si sarebbe disfatta del coltello, degli abiti macchiati di sangue e della refurtiva, gettandoli in un cassonetto collocato in un’altra zona della città, nel tentativo di cancellare le tracce del crimine.
Quanto al movente, permane l’incertezza. Durante l’interrogatorio, la donna avrebbe dichiarato di aver agito in un momento di esasperazione, sostenendo di essere stanca di subire pressioni da parte dell’anziana. Una versione che tuttavia non convince gli inquirenti, ritenuta poco coerente rispetto alla brutalità dell’azione e ai dettagli che sembrerebbero suggerire una premeditazione più lucida e calcolata.
Le indagini proseguono senza sosta per ricostruire con precisione la dinamica dei fatti e il contesto nel quale è maturato questo tragico episodio che ha suscitato sgomento e indignazione in tutta la città.