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Omicidio Naima Zahir, condannato all’ergastolo il marito: la uccise con una coltellata mentre riposava

Ergastolo a Massimo Cannone, il 45enne di Lentini che un anno fa ha ucciso a coltellate la moglie, Naima Zahir, colpendola mentre era a letto.
A cura di Chiara Ammendola
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Naima Zahir e Massimo Cannone
Naima Zahir e Massimo Cannone

È stato condannato all'ergastolo Massimo Cannone, il 45enne che il 12 marzo 2022 ha ucciso con una coltellata la moglie, Naima Zahir, nella loro casa di Lentini, in provincia di Siracusa. La donna fu colpita mentre era a letto distratta dal cellulare e dalle cuffie che non le permisero di sentire l'arrivo del marito.

A poco più di un anno dall'omicidio, la Corte d'assise di Siracusa ha condannato il tappezziere al massimo della pena e al pagamento di una provvisionale di 160 mila euro per le parti civili: madre, tre fratelli e una zia della vittima, che si sono costituite con l'avvocato Giuseppe Cristiano.

Inizialmente l'uomo raccontò di essere rientrato a casa e di aver trovato la moglie sul letto ormai priva di vita: “Secondo me ha fatto tutto da sola”, disse. Secondo la polizia stava programmando di lasciare Lentini. Poi messo alle strette dagli inquirenti confessò di aver colpito Naima al collo approfittando proprio del fatto che la donna fosse distratta dal cellulare.

Secondo quanto ricostruito dagli agenti della squadra mobile, guidati dal dirigente Gabriele Presti, Cannone si sentiva oppresso dalla moglie, e per questo l'avrebbe uccisa: “Con lei mi sentivo costretto agli arresti domiciliari”, le parole dell'uomo durante la sua confessione. Cannone era accusato di omicidio volontario aggravato da futili motivi, minorata difesa e premeditazione.

Zahir, originaria del Marocco ma da anni residente nella cittadina del Siracusano, era sposata con Cannone da 25 anni. La sera dell'omicidio i due avrebbero cenato con due pizze surgelate mangiate insieme al figlio, poi dopo aver colpito a morte la moglie lo stesso 45enne andò a bere una birra e poi dal fratello a cui avrebbe raccontato di avere trovato la donna senza vita appena rincasato. Una versione poi smentita.

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