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Omicidio Elisa Pomarelli: Massimo Sebastiani condannato a 20 anni di carcere

Massimo Sebastiani condannato a 20 anni. È arrivata la sentenza a Piacenza per l’uomo accusato di aver ucciso nel 2019 Elisa Pomarelli e poi di averne nascosto il corpo per circa 15 giorni in un bosco prima del suo arresto. La sentenza è arrivata al termine di un processo con rito abbreviato. La mamma della vittima: “Per me meritava l’ergastolo”
A cura di Susanna Picone
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È stato condannato a 20 anni di carcere Massimo Sebastiani, l’uomo accusato di aver ucciso Elisa Pomarelli e poi di averne nascosto il corpo per circa 15 giorni in un bosco. La sentenza è arrivata al termine di un processo con rito abbreviato. Elisa Pomarelli venne uccisa il 25 agosto 2019 nel pollaio dell’operaio a Campogrande di Carpaneto (Piacenza), Sebastiani fu arrestato dopo una breve fuga il 7 settembre. Elisa venne strozzata da quello che considerava un amico. Secondo la ricostruzione, la giovane donna sarebbe stata uccisa per la sua indisponibilità alle attenzioni di Sebastiani. Il legale dell’imputato, Mauro Pontini, aveva chiesto e ottenuto per il suo assistito il rito abbreviato condizionato da una perizia psichiatrica.

La mamma di Elisa Pomarelli: "Per me meritava l'ergastolo"

Le prime parole dopo la lettura della sentenza sono state pronunciate dalla sorella di Elisa, Debora: "Non è stata fatta giustizia, non ho parole, sono davvero delusa". Il procuratore Grazia Pradella aveva chiesto 24 anni di carcere per l’imputato. “Per me meritava l’ergastolo, era giusto chiedere quello. Non può esserci alternativa”, le parole della mamma di Elisa Pomarelli. “Niente mi toglie il dolore, il dolore c’è sempre – ha aggiunto -. Però è giusto che paghi con l’ergastolo per quello che ha fatto, per una persona che uccide non servono altre aggravanti”. “Mia figlia lo considerava un amico – ha detto ancora la mamma di Elisa -. Io non ho mai avuto sentori che lui fosse violento, per quel poco che lo conoscevo mi fidavo. Non lo conoscevo a fondo, ma ho sempre pensato fosse una brava persona”. La famiglia della vittima si era costituita parte civile al processo.

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"A Elisa non è stata riconosciuta la violenza subita in quanto lesbica"

L’associazione “Non una di meno” aveva organizzato per stamane un presidio davanti al Tribunale di Piacenza in attesa della sentenza. Con un post sui social i promotori avevano spiegato l’iniziativa collegandola all’approvazione del Ddl Zan. “Perché è importante che il DDL ZAN sia approvato? Perché a Elisa non è stata riconosciuta la violenza subita in quanto lesbica vittima di odio da parte di chi l’ha uccisa. Le narrazioni di vittime di lesbicidio, come per Elisa Pomarelli, sono invisibilizzate perché l’orientamento sessuale non è conforme all’ordine patriarcale ed eteronormativo. Così come per le soggettività trans, intersex e non binarie. Non Una Di Meno ha fin dall’inizio creato un Piano Nazionale con i punti fondamentali delle istanze che portiamo avanti e in quel Piano si ritrovano anche le Linee guida per una narrazione non sessista”.

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