Questo pezzo rischia due cose: di essere troppo autobiografico e di interpretare un sentimento troppo comune. Di entrambe le cose mi scuso in partenza, dopo quasi due anni non abbiamo bisogno dell’ennesimo sfogo personale o di qualcuno che sollevi la polvere dell’ansia da sotto il tappeto. L’Epifania si è portata via le feste e quello Squid Game di tamponi positivi che ha rovinato Natale e Capodanno di mezza Italia. L’altra mezza restava in una quarantena preventiva volontaria visto che si torna al lavoro e non possiamo permetterci assenze ingiustificate. Ricomincia l’anno, già alla prima settimana questo gennaio sembra più pesante di quello passato: abbiamo tutti i nervi a pezzi, siamo stanchi, svuotati, sfibrati, non siamo più in grado di leggere e credere razionalmente ai dati incoraggianti, non ne possiamo più di dibattiti appassionati in tv, l’energia beato chi ce l’ha, quest’anno niente pane, niente balconi, niente aperitivi in videochiamata.
Il Governo taglia il bonus salute mentale
Eppure questa barca in cui siamo tutti, il Governo sembra non vederla: nonostante l’emendamento alla Legge di Bilancio stanziasse un fondo di 50 milioni per il supporto psicologico ai cittadini (cosa che avrebbe di molto anche alleggerito la pressione sul servizio sanitario nazionale) e fosse ben sostenuto da tutte le parti, dal Pd al M5S, a Fratelli d’Italia, al Senato si è deciso di dare la precedenza ad altre voci, come il Superbonus per i rubinetti per il risparmio di acqua, per le terme e i monopattini. E dire che la necessità era evidente: secondo il Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi c’è stato il 40% in più di richieste di aiuto, mentre il 30% dei pazienti già in cura abbandonava per mancanza di soldi nel portafogli. Insomma il re è nudo, ma continuiamo a fare finta di nulla.
Gli effetti della pandemia sulla psiche
Continuiamo a immaginare come normale una vita in cui la mattina ci si sveglia e si fa la conta delle attività quotidiane per decidere quali siano sacrificabili in nome della paura del contagio, a pensare che gli adolescenti e i bambini non ne usciranno distrutti, che le persone sole e già malate possano resistere ancora all’isolamento e alla frustrazione, che sia solo un’influenza, che sia solo un momento che passa, che sia solo una brutta giornata. Non c’è un tampone per questa cosa, non c’è un vaccino, non c’è una mascherina, per ora non si stanno occupando di una cura. E “restare positivi” sembra ancora di più una presa per il culo.