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Neonata rapita in ospedale e ritrovata a Cosenza

Neonata rapita a Cosenza, clinica contro la mamma: “Ha consegnato incautamente la bimba, altre hanno detto no”

Dopo la diffida dei genitori, la clinica ha risposto, attraverso i suoi legali, con un duro monito in cui accusa apertamente la madre di non aver vigilato sulla minore mentre era in stanza con lei. Le altre “puerpere si sono uniformate ai protocolli” e hanno allontanato la rapitrice “impedendo che potesse impossessarsi di altri neonati”.
A cura di Antonio Palma
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È scontro aperto tra clinica e famiglia della neonata rapita lo scorso gennaio da Rosa Vespa poche ore dopo il parto mentre era nella struttura sanitaria a Cosenza. Dopo la diffida dei genitori, infatti, la clinica ha risposto, attraverso i suoi legali, con un duro monito in cui accusa apertamente la madre di non aver vigilato sulla minore mentre era in stanza con lei. Una presa di posizione che ha spinto ora la famiglia a presentare una querela contro la clinica.

I genitori già dopo i fatti si erano detti sconvolti dalla facilità con cui Rosa Vespa si era introdotta in clinica per rapire la neonata, trovata poi poche ore dopo dalla polizia in casa della rapitrice mentre la donna festeggiava coi parenti l’arrivo di quello che aveva finto fosse suo figlio. Per questo avevano chiesto di fare luce sulle possibili falle nelle misure di sicurezza e nel febbraio scorso avevano inviato alla clinica una diffida per “omessa custodia e vigilanza dei pazienti ricoverati”.

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Una mossa alla quale la clinica ora ha risposto con una dura replica sostenendo che sarebbe stata la stessa madre a consegnare “incautamente” la piccola alla signora Rosa Vespa che si era presentata come infermiera con una mascherina sul volto. Nel documento, reso noto da Repubblica, alla mamma “che aveva in custodia personale la piccola” viene rivolta una “censura per contegno omissivo di quella normale avvedutezza che la persona di ordinaria e media diligenza avrebbe dovuto adottare”.

La clinica sostiene che Rosa Vespa sia entrata nella struttura ospedaliera “nella fascia oraria di visita che favoriva l’accesso di terzi dall’esterno” e che è stata la madre della neonata a non accorgersi che non era una delle “operatrici o “la puericultrice assegnata, riconoscibile attraverso cartellino e divisa con foto identificativa”.

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La clinica sottolinea che al contrario della mamma della neonata rapita, le altre “puerpere si sono uniformate ai protocolli” e hanno allontanato la rapitrice “impedendo che potesse impossessarsi di altri neonati” e che “gli stessi stretti congiunti” della mamma avevano espresso “sospetto e iniziale dissenso a consegnare la bambina”.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, Rosa Vespa si era presentata come una puericultrice anche in altre stanze per portare via una neonata a caso. Lo stesso giorno del rapimento della neonata, per circa un'ora, si è aggirata nel reparto maternità, tra le stanze, bussando alle porte per farsi consegnare un neonato. "Buonasera, sono la puericultrice, da quante ore è stata cambiata la bambina?” aveva detto alla mamma riuscendo a convincere la madre della piccola a consegnarle la figlia.

"Io ho risposto che era stata prelevata la mattina per il cambio e a quel punto lei ha replicato testuale: ‘Sono passate più di tre ore! Allora datemi pannolino e salviette che la cambiamo' " ha ricostruito la madre della piccola che ora ha formalizzato una querela contro la clinica sostenendo che le falle ai sistemi di sicurezza siano molteplici e consolidati.

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