Neonata rapita a Cosenza, clinica accusa la mamma. La replica a Fanpage: “Vogliono anche le nostre scuse?”

Il rapimento della piccola Sofia, la neonata sottratta da Rosa Vespa mentre si trovava nella clinica Sacro Cuore di Cosenza, si sta trasformando in una disputa legale tra avvocati. La famiglia della neonata ha infatti presentato una diffida contro "iGreco – Ospedali Riuniti S.r.l." per negligenza nella custodia dei pazienti, mentre i legali della stessa struttura ospedaliera del capoluogo calabrese hanno risposto, sottolineando che il rapimento è stato reso possibile dalla "consegna incauta" della neonata da parte della madre a Vespa, che si era spacciata per operatrice senza un adeguato identificativo.
Questo scambio segna molto probabilmente l'inizio di un procedimento legale in vista di un possibile processo.
La clinica sostiene che la madre biologica di Sofia, appena 36 ore dopo il parto, non si fosse accorta che Rosa Vespa non faceva parte del personale, poiché mancava del cartellino identificativo. La mamma ha quindi consegnato la figlia in una fascia oraria che favoriva l'accesso di terzi. I legali della clinica hanno imputato alla madre una mancanza di diligenza, mentre altri familiari avevano espresso dubbi sulla consegna della neonata alla falsa infermiera. Gli stessi avvocati della struttura sanitaria hanno anche sottolineato l'efficacia del sistema di videosorveglianza per ritrovare rapidamente la bambina.
Ora è arrivata la controreplica da parte dell’avvocata Chiara Penna tramite Fanpage.it:
La risposta è gravissima perché trasforma la vittima oggettiva nella causa principale dell’accaduto. Mi ricorda chi accusava le vittime di violenza sessuale di essersela cercata per aver indossato la gonna troppo corta.
La mamma è additata come incauta? Pensiamo a cosa sarebbe accaduto se la polizia non li avesse rintracciati grazie alle telecamere di una pasticceria che ha individuato auto e targa all’uscita della clinica. Altro che sistemi di video sorveglianza sofisticati. Avrebbe dovuto esserci una guardia giurata all’ingresso ed all’uscita, oltre che un soggetto preposto a visionare le immagini delle telecamere in tempo reale. Questo e molto altro dicono i protocolli. Si accusa una degente e allo stesso tempo si ammette che una persona sospetta si aggirava indisturbata da giorni nella clinica.
C’è poco da commentare oltre. Quasi quasi adesso chiediamo scusa noi per il trambusto creato.
E ancora:
Il fatto è uno ed incontrovertibile. Una bambina di 24h è stata portata via da una sconosciuta.
Ciò è stato possibile perché in una casa di cura a pagamento è stato possibile entrare nel flusso dei visitatori, stazionare per giorni nei corridoi, spiare i bambini, avvicinare le degenti, fare sopralluoghi, portare in giro cullette ed uscire con una neonata senza registrare dimissioni. Evidentemente senza che neanche il personale effettivo si accorgesse che un soggetto non degente, per come dicono loro senza il cartellino, senza una presunta divisa, chiedesse informazioni sui neonati ed uscisse rapendone uno.
Forse perché neanche oss, addetti alle pulizie, puericultrici, si conoscono tutti fra loro e non esistono divise canoniche, così come non tutti indossano regolarmente il tesserino di riconoscimento. Quindi Rosa Vespa ha fatto quello che voleva perché nessuno le ha mai chiesto: scusi lei chi è? Però doveva farlo la mia assistita.