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Marcella, Renate e le altre, sgozzate giovanissime da Marco Bergamo: l’uomo che odiava le donne

Marcella aveva quindici anni quando alla sua porta, nelle palazzine in via Visitazione a Bolzano, bussa Marco, il vicino di casa. Marcella viene trovata sgozzata dalla madre al suo rientro. Sul tavolo c’era ancora il quaderno dei compiti aperto.
A cura di Angela Marino
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Marco Bergamo, Marcella Casagrande e Renate Troger
Marco Bergamo, Marcella Casagrande e Renate Troger
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Marcella era rientrata a casa dopo un noioso giorno di scuola di gennaio. Aveva scaricato sul pavimento lo zaino che sembrava pesare più di lei, quindicenne dal corpicino minuto, facendo ricadere tutto carico di libri, quaderni e sogni che si era portata sulle spalle tutto il giorno. Si sedette a fare i compiti da sola nella casa al sesto piano delle palazzine in via della Visitazione, nel tranquillo quartiere Europa-Novacella di Bolzano.

Marcella

Quel pomeriggio di gennaio non volava una mosca e quando suonarono il campanello della porta la ragazzina approfittò per sgranchirsi le gambe. La faccia di Marco, il figlio 19enne dei vicini spuntò da dietro la porta. A Marcella non era mai piaciuto molto, era bizzarro, solitario, un ‘tipo strano', ma aveva comunque scambiato qualche parola con lui ogni tanto. Lui fece pressione per entrare, Marcella vide nei suoi occhi scuri sotto le palpebre basse un'ombra strana. Quando estrasse il coltello dalla cintura, capì che era finita. Fu sua madre a trovare il corpo di Marcella in una pozza di sangue, con la gola squarciata da un orecchio all'altro. Era solo una bambina. Quel giorno buio del 1985 la polizia interrogò tutti i residenti, gli amici di famiglia, i parenti, ma di Marco Bergamo, nessuno rapporto riportò informazioni rilevanti. Nessuno pensò che al 19enne senza amici, l'ex bambino difficile che a 4 anni aveva un ritardo del linguaggio, obeso e con la boriasi e ora collezionista di coltelli, poteva essere un sospettato.

L'iniziazione

Quella per lui era stata la prima volta, il suo esordio di sangue, il momento in cui aveva capito che uccidere gli dava soddisfazione. Averla fatta franca gli diede fiducia e il desiderio di ripetere quell'esperienza cominciò a consumarlo. A sei mesi dall'omicidio di Marcella Casagrande, un'altra donna fu ammazzata a coltellate nella sicura Bolzano. Questa volta la vittima fu scelta con altre caratteristiche. Dopo aver sopraffatto una bambina volle affrontare una donna matura. Puntò Annamaria Cipolletti, bruna, minuta e fragile 41enne che aveva destato le sue fantasie per la sua doppia vita: di giorno era Annamaria, insegnante alla scuola media ‘Ugo Foscolo', di notte ‘Mirella' escort in un locale in via Brennero. Straziò il suo corpo con una ventina di coltellate e rubò la sua biancheria. Né Annamaria né Marcella erano state vittime di violenza sessuale.

La firma

Neanche stavolta fu sfiorato dai sospetti degli investigatori, ma da quelli degli anziani genitori. Marco ormai è adulto, lavora come carpentiere, ma da dopo i delitti viene tenuto quasi sotto chiave da sua madre e suo padre. La cosa sembra funzionare, tanto che passano sette anni senza omicidi. Alla giovane età di 26 anni, nel maggio 1992, Marco subisce l'asportazione di un testicolo. Questa menomazione, unita a problemi di impotenza sessuale, accresce la sua rabbia e il suo odio verso le donne e Marco torna a uccidere. Non vuole misurarsi con una donna e sceglie una ragazzina, di nuovo: dopo Marcella tocca a Renate Rauch, 24 anni trovata dilaniata dalle coltellate in un parcheggio di un'area di servizio di via Renon. Questa volta Marco si spinge oltre, ha bisogno di palesarsi, di ‘firmare' la sua ‘opera'. Va a visitare la tomba della vittima qualche giorno dopo, lascia dei fiori e un biglietto: "Mi spiace, ma quello che ho fatto, doveva essere fatto e tu lo sapevi: ciao Renate. Firmato M.M."

Il serial killer

Nelle mani degli inquirenti c'è una prova e la consapevolezza che potrebbe trattarsi dello stesso assassino di Marcella e Annamaria. L'ipotesi che a Bolzano ci sia un serial killer, ‘un mostro' come usava dire la stampa negli anni Ottanta, viene confermata da un omicidio avvenuto solo pochi mesi dopo: la vittima è una ragazza di vent'anni, Renate Troger, 18enne tossicodipendente adescata mentre chiedeva un passaggio in autostop e trovata il 2 marzo in un piazzale sterrato di Campodazzo, vicino all' autostrada del Brennero, massacrata da 16 coltellate. Il 6 agosto 1992, a cinque mesi dall'omicidio di Renate Troger, al casello dell'autostrada, viene fermata una Ibiza rossa con i sedili sporchi del sangue. È quello di Marika Zorzi, 20 anni, di Laives, uccisa a coltellate poche ore prima. Alla guida c'è il 26enne Marco Bergamo.

La resa

È la fine, Bergamo lo sa, ne è quasi sollevato. Bergamo il guardone, il maniaco che faceva telefonate oscene, il ragazzo ‘strano' che si masturbava alla finestra, confessa tutto, dall'omicidio di Marika a quello di Marcella. I professori Ponti, Fornari e Bruno, chiamati a esprimere una valutazione psichiatrica sul serial killer, mettono nero su bianco quello che il 26enne aveva scritto con il coltello: Bergamo è un uomo che odia le donne. "La donna mi ha fatto sempre paura – ammette lui – paura di non essere all'altezza". E allora, concludono i medici uccidere è diventata "l'estrema perversione sadica, la modalità più forte per possedere la donna".

L'epilogo

Il processo lo condanna a quattro ergastoli per gli omicidi confessati. Quando la RAI annuncia la messa in onda della puntata del programma televisivo ‘Un giorno in pretura', dedicata al caso Bergamo, il padre di Marco si impicca in soffitta sopraffatto dalla vergogna. Aveva 72 anni. Marco Begamo è morto in carcere per un'infezione polmonare il 17 ottobre 2017, nel carcere di Bollate, dove scontava la sua pena. Non si è mai pentito.

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Giornalista dal 2012, scrittrice. Per Fanpage.it mi occupo di cronaca nera nazionale. Ho lavorato al Corriere del Mezzogiorno e in alcuni quotidiani online occupandomi sempre di cronaca. Nel 2014, per Round Robin editore ho scritto il libro reportage sulle ecomafie, ‘C’era una volta il re Fiamma’.
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