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L’autopsia conferma: Sofia Zago morta per le complicanza della malaria

Il Procuratore Capo di Trento ha confermato le cause del decesso della bambina, il cui corpo è ora a disposizione dei genitori per il funerale.
A cura di Davide Falcioni
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"L'autopsia ha confermato il referto e la diagnosi ospedaliera di morte per encefalopatite malarica". A riferirlo è stato il procuratore capo di Trento, Marco Gallina, a proposito della comunicazione verbale ricevuta sull'autopsia effettuata a Brescia sul corpo di Sofia Zago, la bambina di 4 anni morta lunedì, dopo i ricoveri anche a Portogruaro e a Trento. La causa del decesso per Sofia è stata dunque proprio la complicanza cerebrale causata dalla malaria. "La Procura di Trento sta trasmettendo in questi momenti a Brescia il nulla osta per la sepoltura della bambina", ha spiegato il Procuratore Capo. "Tra mezz'ora quindi – ha aggiunto – i familiari avranno a disposizione la loro bambina".

Il nonno di Sofia: "Non fa onore accusare stranieri e medici"

Appurato che la causa del decesso di Sofia è stata una complicazione della malaria, resta per la Procura la sfida più difficile: quella di appurare in quali circostanze la piccola abbia contratto la malattia e soprattutto se vi siano state responsabilità umane. Oggi intanto Rodolfo Ferro, nonno della piccola, ha rilasciato dichiarazioni che hanno tentato di smorzare polemiche e bufale circa il contagio: "Nessuno ci restituirà Sofia. Ma prendersela con gli stranieri, o con i medici, non fa onore a chi finge di avere a cuore la verità per gli altri”. Il nonno della piccola nelle sue parole sembra fare riferimento soprattutto ad alcuni quotidiani ed esponenti politici che ieri hanno accusato dei bambini del Burkina Faso di aver portato la zanzara vettore della malaria in Iralia.  "Noi non accusiamo nessuno. Tocca ai medici dirci come e perché Sofia è stata uccisa dalla malaria. Forse però negli ospedali qualcosa va aggiornato" spiega l’uomo intervistato da Repubblica.

Rodolfo Zago si è anche chiesto come sia possibile che "pazienti con questa malattia, o i loro parenti con i bagagli, entrino in contatto con gli altri". "E lo dico pensando prima di tutto con affetto alle bambine africane che hanno incontrato mia nipote al S. Chiara. Sarebbe imperdonabile se ora venissero isolate dai loro amici, oppure a scuola. La famiglia è convinta che tutti hanno fatto il massimo. Siamo riconoscenti, anche per il calore che sentiamo – afferma – Il mondo però ci è improvvisamente crollato addosso e sembra sempre più probabile che la presenza di una famiglia reduce dall'Africa e ammalata di malaria, negli stessi giorni in cui mia nipote è stata in ospedale, possa spiegare la tragedia".

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