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Italicus, la strage che voleva “seppellire la democrazia sotto una montagna di morti”

La notte tra il 3 e il 4 agosto 1974, all’uscita della galleria Direttissima, un ordigno ad alto potenziale esplose a bordo del treno Italicus squarciando la fiancata del convoglio. Tra queste le dodici vittime dell’attentato anche Silver Sirotti, un giovane controllore che si lanciò tra le fiamme per salvare i passeggeri. Dopo decenni, la strage è ancora impunita.
A cura di Angela Marino
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Agosto 1974: in Portogallo la Rivoluzione dei Garofani ha messo fine alla dittatura fascista di Salazar e riportato il paese al regime democratico; lo stesso vento tira in Grecia, dove è caduta la Dittatura dei colonnelli; in Romania, invece, Nicolae Ceaușescu è diventato presidente della inossidabile Repubblica Socialista. Mentre nel mondo totalitarismi di destra si dissolvono e quelli di sinistra si consolidano nell'orbita dell'URSS, in Italia si vota per la legge sul divorzio e si discute di finanziamento pubblico ai partiti.

La strage

È stato un anno difficile, la strage di piazza della Loggia, a Brescia ha riaperto le ferite che la bomba alla Banca Nazionale dell'Agricoltura, nel 1971, aveva prodotto nel tessuto sociale. Un paese annichilito dal terrorismo cerca riposo e pace nelle sospirate vacanze. Non è ancora tempo di fermarsi, invece, per l'onorevole democristiano Aldo Moro, che il 3 agosto sale sul treno Roma – Monaco di Baviera via Brennero per raggiungere la famiglia in villeggiatura a Bellamonte, ma viene richiamato a firmare alcuni importanti documenti quando è già in carrozza. Intorno all'una di notte, il treno partito senza l'onorevole Moro, imbocca la galleria della Direttissima. Quando è pochi chilometri dalla stazione di San Benedetto Val di Sambro, in provincia di Bologna, una vampa di fuoco fa saltare il tetto della quinta carrozza in aria. Dal convoglio, si alzano fiamme abbaglianti, il tetto ricade in mille pezzi arroventati sui poveri passeggeri. Alcuni sono orribilmente sventrati, altri si dimenano avvolti dalle fiamme. Un ragazzo con la divisa da controllore, si lancia nell'incendio per soccorrere i passeggeri, ma muore arso vivo in quello che è diventato un forno crematorio.

La rivendicazione

Stavolta nessuno parla di guasto meccanico: la parola ‘attentato' viene pronunciata subito dal primo ministro Mariano Rumor. È stato un ordigno ad alto potenziale nascosto in una valigetta posizionata sotto un sedile a uccidere 12 persone, tra cui Silver Sirotti, il 25enne controllore eroe. Dall'esame del timer della bomba si scopre che l'ordigno avrebbe dovuto deflagrare mentre il treno attraversava la Grande Galleria dell'Appennino e non a 50 metri dall'uscita, con effetti devastanti: il ritardo di 3 minuti accumulato in corsa, invece, aveva permesso di risparmiare delle vite.

Mentre l'Italia piange un'altra strage, a dissipare i pochi dubbi sulla paternità dell'attentato, arriva un volantino firmato ‘Ordine nero':

Giancarlo Esposti è stato vendicato. Abbiamo voluto dimostrare alla nazione che siamo in grado di mettere le bombe dove vogliamo, in qualsiasi ora, in qualsiasi luogo, dove e come ci pare. Vi diamo appuntamento per l'autunno; seppelliremo la democrazia sotto una montagna di morti.

La storia di Giancarlo Esposti

Stando a quanto scritto da sedicenti appartenenti al gruppo neofascista, la bomba sul treno Italicus sarebbe stata piazzata per vendicare l'omicidio di Giancarlo Esposti, militante di Ordine Nero ucciso due giorni dopo la strage di Brescia, a Pian di Rascino, nel Lazio. Esposti, ritenuto lo stragista di Piazza della Loggia per la sua somiglianza con l'identikit fornito da una testimone era ricercato dalla polizia. Neofascista di famiglia borghese, Esposti, in realtà, non aveva preso parte alla strage. Fu sorpreso da una pattuglia di carabinieri mentre campeggiava nei boschi di Pian di Rascino insieme a degli amici all’alba del 30 maggio. Sei carabinieri scelti e tre uomini della Guardia Forestale assaltarono la tenda innescando un conflitto a fuoco con i ragazzi. Giancarlo venne fermato, i militari gli legarono le mani dietro la schiena, lo fecero inginocchiare e lo freddano con un colpo alla testa. L'arma da cui partì il proiettile era quella del maresciallo dei carabinieri. Non subì alcuna conseguenza legale.

Le indagini

L'autore del volantino viene identificato: è Italo Bono, estremista della destra extraparlamentare lontano dagli ambienti decisionali. Il suo viene interpretato come il gesto di un mitomane, tuttavia la pista nera resta aperta. Una testimone indica come autore della strage il terrorista nero, Mario Tuti: anziché verificare la segnalazione il magistrato Mario Marsili, iscritto alla P2 e genero del maestro della Loggia deviata, Licio Gelli, scredita la testimone. La storia darà diverso peso a questa testimonianza: Aurelio Fianchini, militante di destra evaso dal carcere di Arezzo invierà alla stampa questa dichiarazione:

La bomba è stata messa sul treno dal gruppo eversivo di Mario Tuti che ha ricevuto ordini dal Fronte nazionale rivoluzionario e da Ordine nero. Materialmente hanno agito Piero Malentacchi, che ha piazzato l'esplosivo alla stazione di Santa Maria Novella a Firenze, Luciano Franci, che gli ha fatto da palo, e la donna di quest'ultimo, Margherita Luddi.

Raggiunto dai carabinieri che sono andati ad arrestarlo, Mario Tuti, uccide i due carabinieri Leonardo Falco e Giovanni Ciravolo e fugge. Viene arrestato latitante dalla polizia francese a Saint-Raphael, in Costa azzurra e rinviato a giudizio insieme a Luciano Franci. Nel 1991 una sentenza della Cassazione assolve Tuti e Franci. Pur scagionando – per insufficienza di prove – i due terroristi, la sentenza non solo riconosce la matrice eversiva di destra, ma anche il ruolo della Loggia massonica, Propaganda 2 di Licio Gelli, definita "responsabile in termini non giudiziari ma storico-politici, quale essenziale retroterra economico, organizzativo e morale".

Dieci anni dopo, alla vigilia del Natale 1984, una bomba scoppiò sul rapido 904 Napoli-Milano all'uscita dalla galleria della Direttissima, nello stesso punto in cui avrebbe dovuto deflagrare la bomba dell'Italicus.

Le vittime della strage dell'Italicus

Nicola Buffi, 51 anni

Elena Donatini, 58 anni

Herbert Kotriner, 35 anni

Nunzio Russo, 49 anni

Maria Santina Carraro, 47 anni

Tsugufumi Fukada, 32 anni

Antidio Madaglia, 70 anni

Wìlbelmus Jacobus Hanema, 20 anni

Elena Celli, 67 anni

Raffaella Garosi, 22 anni

Marco Russo, 14 anni

Silver Sirotti, 25 anni

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Giornalista dal 2012, scrittrice. Per Fanpage.it mi occupo di cronaca nera nazionale. Ho lavorato al Corriere del Mezzogiorno e in alcuni quotidiani online occupandomi sempre di cronaca. Nel 2014, per Round Robin editore ho scritto il libro reportage sulle ecomafie, ‘C’era una volta il re Fiamma’.
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