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Il femminicidio di Angela Dargenio una “spietata esecuzione”: perché l’ex marito è stato condannato

Le motivazioni della condanna all’ergastolo di Massimo Bianco, che a Torino uccise l’ex moglie Angela Dargenio: “La sequenza degli spari esplosi è in sostanza qualificabile come una vera e propria esecuzione”.
A cura di Susanna Picone
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Fu una “esecuzione”. Per questo lo scorso febbraio Massimo Bianco è stato condannato all’ergastolo per l’omicidio della ex moglie Angela Dargenio. Nelle motivazioni della condanna si legge, in particolare, che “la sequenza degli spari esplosi è in sostanza qualificabile come una vera e propria esecuzione”. Il femminicidio di Angela Dargenio risale al 7 maggio dello scorso anno: Bianco, guardia giurata di 49 anni, uccise la ex compagna sul pianerottolo di un palazzo in corso Novara 87, a Torino. Per stare vicino ai figlio l’uomo si era trasferito nello stesso palazzo della ex moglie anche dopo la separazione. Le sparò diverse volte, anche un colpo quando la donna era già a terra. Angela stava rincasando dopo aver fatto la spesa, lui era lì nelle scale ad aspettarla.

Secondo il giudice l’omicida ha agito "con freddezza e concludendo la propria azione con la spietata esecuzione della ex moglie colpendola al capo”. "Proprio l'esplosione del proiettile indirizzato alla testa della Dargenio, offre la chiave di lettura più univoca rispetto all'interpretazione delle intenzioni del Bianco – scrive ancora il giudice nelle motivazioni della sentenza – La circostanza che tale colpo sia stato sparato quando la donna si trovava distesa a terra porta a ritenere che con il proiettile indirizzato al capo abbia voluto assicurarsi il decesso della donna che, a quel punto, non poteva che essere già agonizzante viste le massive lesioni in precedenza causate alla zona toracica ed agli organi interni, eliminando in radice ogni possibilità di sopravvivenza della vittima”.

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Lo scorso 24 febbraio la Corte d'Assise presieduta dal giudice Alessandra Salvadori ha condannato l'uomo all'ergastolo, mentre la pm Francesca Traverso aveva in realtà chiesto 30 anni di reclusione. Durante il processo a Bianco aveva testimoniato Eleonora, figlia maggiore della coppia, riportando le parole dure della nonna dopo il delitto: "Mia mamma era morta da poche ore. Chiamai nonna per dirle che era stato papà ad ucciderla. Mi rispose duramente: ‘Se l’è cercata. Non doveva separarsi’”, le parole della donna, che non aveva nemmeno partecipato ai funerali della vittima.

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