Femminicidio Sara Campanella, il fratello: “Ci ha uccisi tutti quel giorno, lotteremo per avere giustizia”

"Stiamo sempre peggio, non si va avanti. Ci ha uccisi tutti quel giorno. La nostra vita è finita". A parlare è Claudio Campanella, fratello di Sara, la studentessa universitaria di 22 anni uccisa a Messina il 31 marzo.
"Sara non deve essere dimenticata, – ha detto in un'intervista a La Gazzetta del Sud – era un raggio di sole e noi lotteremo fino alla fine dei nostri giorni perché lei abbia giustizia. Stiamo ricevendo molto affetto e questo ci dà forza, ringraziamo tutti, non abbiamo parole. Noi non sapevamo tutto quello che succedeva con questo collega".
Il collega di cui parla è Stefano Argentino, 27 anni, accusato del femminicidio. La vittima frequentava lo stesso corso del 27enne che da due anni la tormentava con attenzioni moleste, sempre respinte dalla ragazza. Pochi giorni fa lui l'ha inseguita e l'ha accoltellata per strada. Poi si è dato alla fuga ma è stato rintracciato poco dopo e arrestato.

"Lei era fidanzata da 8 mesi con un altro ragazzo. Quello che diceva, che si amava troppo per stare con chiunque, era la pura verità. Era una ragazza seria, era sempre sorridente e siamo certi non abbia mai dato modo a questo mostro di avvicinarsi", ha aggiunto il fratello.
"Lo hanno confermato tutti che mia sorella non hai mai dato modo di pensare ad altro. Non è vero che mia sorella a sprazzi ricambiava il suo interesse", ha detto ancora Claudio Campanella, replicando alle affermazioni fatte dal 27enne durante l‘interrogatorio di garanzia. Nella stessa occasione il giovane ha anche confessato il femminicidio.

"Già si vede dalle foto che ragazza era, non c'è bisogno di dire chi era, com'era. Ne parlano tutti bene e non c'è una foto in cui non sorrida, era la luce. Sara era la mia principessa, la mia gioia, la mia vita", ha detto invece il papà di Sara, Alex, intervistato da Pomeriggio Cinque.
"Ci sono i messaggi, possiamo risalire a tutto. Forse lei ha pensato che fosse un ragazzo che poteva gestire lei stessa, di potersela cavare da sola", ha aggiunto l'uomo parlando delle evidenze che ora si trovano in mano agli inquirenti.

"Se lei non rispondeva, lui le scriveva: ‘Tu mi devi rispondere, tu mi devi sorridere, tu ti devi girare quando ti chiamo'", ha raccontato ancora il padre, concludendo: "Ma chi era? Non era nessuno per mia figlia".