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Famiglia no vax a Trieste si cura da sola, seconda vittima: suocero muore 10 giorni dopo il genero

Soltanto una decina di giorni fa era morto suo genero, Igor Devetak, convinto no vax, che aveva tentato di curare il Covid a casa. Ieri, purtroppo, è arrivata una seconda brutta notizia.
A cura di Biagio Chiariello
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Un'altra vittima per Covid è stata registrata all'interno di una famiglia no vax a Trieste. Meno di due settimane fa la malattia si era portata via Igor Devetak, l’imprenditore di 50 anni, originario di Gorizia, convinto antivaccinista che aveva deciso di curarsi a casa senza ricorrere alle cure in ospedale, e oggi per la piccola comunità di Padriciano arriva un altro decesso: Luigi Palcich, 75 anni, suocero di Devetak, è morto all’ospedale di Cattinara dove era stato ricoverato dopo che si erano manifestati i sintomi del Coronavirus.

Palcich, ex vigile urbano viveva a poca distanza dalla casa della figlia, dove era morto Devetak, e dove la famiglia gestisce un bed & breakfast. Lascia la moglie Sonia e la figlia Anna. Una famiglia devastata da due lutti avvenuti a pochi giorni di distanza, entrambi causati dal Covid, in una zona, quella della Carsia, dove le convinzioni contro i vaccini e il Green pass sembrava aver attecchito in maniera anche più importante rispetto al resto dell’ex provincia di Trieste, che rimane una delle città simbolo delle manifestazioni contro i vaccini e il certificato verde, oltre che dello stesso Friuli Venezia Giulia, finito in zona gialla, sotto il peso dei ricoveri in terapia intensiva e nei reparti ordinari.

"Vediamo purtroppo che ci sono sempre più casi di persone che scelgono queste cure domiciliari. Lo constatiamo ormai ogni giorno. La situazione sta diventando drammatica – ha spiegato al quotidiano il primario del 118 di Trieste, Alberto Peratoner –. Affidarsi a cure e a professionisti non in linea con le evidenza scientifiche è molto pericoloso. L'invito a tutti è di non fidarsi di queste cure domiciliari che oltre a non avere alcun supporto scientifico rischiano di essere addirittura controproducenti e di portare a degli esiti tragici. Spesso ci troviamo di fronte a persone che assumono cortisone già nella fase iniziale della malattia e chi lo prescrive ha pesanti responsabilità".

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