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Ergastolano scrive a Berlusconi: “Ecco cosa troveresti in carcere…”

Carmelo Musumeci, ergastolano e blogger, invia una “lettera aperta” a Silvio Berlusconi e spiega cosa troverebbe in carcere: “Incredibilmente, il carcere è ancora uno dei pochi luoghi dove si può ancora sentire l’odore di umanità. Ti auguro buona vita e di non finire in galera. T’invio anche un sorriso fra le sbarre”.
A cura di Davide Falcioni
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Lui si chiama Carmelo Musumeci. E' un ergastolano e un blogger e da anni racconta l'orrore del carcere ogni giorno. In questa occasione, però, le sue parole hanno destato più attenzione del solito. Il detenuto ha infatti deciso di scrivere al Cavaliere una "lettera aperta di un uomo ombra a Silvio Berlusconi". Il senso è un po' questo: "Caro Silvio, ecco cosa ti aspetterebbe se tu finissi in carcere". L'obiettivo, tuttavia, non è quello di informare l'ex presidente del consiglio delle condizioni dei detenuti, piuttosto di sensibilizzare l'opinione pubblica italiana sulla vita di tutti gli uomini ombra come Musumeci, costretti a scontare quasi sempre una pena molto peggiore di quella inflitta dai giudici: il sovraffollamento, l'inedia, la violenza e soprattutto l'insensibilità della politica, che da anni promette di risolvere il problema delle carceri per poi lasciare comunque tutto come sta. Pubblichiamo integralmente il contenuto della lettera aperta di Musumeci a Berlusconi.

Caro Silvio,
spero che ti diano la “Grazia” o l’affidamento al “Servizio Sociale” o qualsiasi altra cosa che t’impedisca di entrare in carcere, perché la galera, specialmente quella italiana, non si augura a nessuno.

Nell’inferno delle nostre Patrie Galere scopriresti che ci sono alcuni detenuti che si tolgono la vita perché si sta così male che preferiscono morire che vivere, perché dalla sofferenza puoi tentare di scappare, ma non puoi cancellarla. Scopriresti che dentro queste mura persino i sorrisi sanno di tristezza, perché ci sono uomini che non accarezzano da decenni le donne che amano. Scopriresti che in carcere i piedi non si alzano, si trascinano perché non si può andare da nessuna parte, c’è sempre un muro davanti a noi. Scopriresti che molti detenuti da ragazzi non hanno mai ricevuto nessuna educazione e istruzione come invece hanno ricevuto molte persone “perbene” ladre e molti politici corrotti.

Questa cosa dovrebbe essere un’attenuante per i primi e un’aggravante per i secondi, invece i delinquenti poveri e ignoranti sono sempre considerati più criminali e cattivi di quelli istruiti e ricchi. Scopriresti che un carcere che non funziona è criminogeno, ti fa sentire innocente per qualsiasi reato che hai commesso e ti dimostra che gli altri sono più cattivi di te. Scopriresti che il carcere in Italia non ha solo una funzione diseducativa, ma ti fa passare anche la voglia di vivere.

Per questo sarebbe meglio una giustizia riparativa, che non aggiungere male ad altro male. Caro Silvio, nelle nostre prigioni scopriresti che ci sono uomini ombra, murati vivi, condannati a essere cattivi e colpevoli per sempre, condannati all’ergastolo senza benefici, che non usciranno mai, fino alla loro morte fisica. Ombre che si muovono attorno al nulla aspettando la morte, osservando un mondo che non vedono e non sentono più.

Scopriresti che ci sono funzionari dell’Amministrazione Penitenziaria che maltrattano i prigionieri. E poi forse alla domenica s’inginocchiano in chiesa e pregano Dio, convinti che basti pregare per essere innocenti. Scopriresti che se anche molti detenuti sono colpevoli, a differenza di molte persone perbene, hanno ancora l’anima pulita. Scopriresti che quello che manca di più in carcere, a parte l’amore, è la fiducia dei buoni.

E che in questi luoghi si vive di nulla e si pensa al nulla perché anche la speranza in questo inferno si consuma. Scopriresti che l’Assassino dei Sogni, il carcere come lo chiamano i detenuti, ti ruba l’anima, la mente, la memoria e la vita. E oltre a non funzionare, crea un essere vendicativo perché trasforma il colpevole in una vittima. Poi quando ricevi del male tutti i giorni ti dimentichi di averne fatto a tua volta.

Caro Silvio, mi dimenticavo di dirti un’ultima cosa: incredibilmente, il carcere è ancora uno dei pochi luoghi dove si può ancora sentire l’odore di umanità.
Ti auguro buona vita e di non finire in galera.
T’invio anche un sorriso fra le sbarre.

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