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Emanuela Massicci uccisa a botte dal marito, due ore di ispezione in casa: “Sequestrate alcune accette”

Nuova ispezione nell’abitazione di Castignano dove vivevano Massimo Malavolta e la moglie Emanuela Massicci, uccisa il 19 dicembre a mani nude. Dopo un sopralluogo di due ore, sono state sequestrate alcune accette che saranno sottoposte ad accertamenti. Il tutto per chiarire se la donna fosse già stata vittima di violenza da parte del marito.
A cura di Gabriella Mazzeo
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Immagine di repertorio
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Il sopralluogo ha avuto una durata di oltre due ore nell'abitazione di Castignano dove lo scorso 19 dicembre un uomo ha ucciso la moglie Emanuela Massicci e ha cercato di togliersi la vita. L'obiettivo dell'ispezione era raccogliere nuovi elementi per ricostruire la dinamica dell'aggressione e capire se la donna fosse stata già vittima di violenza da parte del compagno.

Nell'abitazione ispezionata sono stati trovati alcuni oggetti poi sequestrati. Tra questi, alcuni oggetti come piccole accette che saranno sottoposte ad analisi di laboratorio. A primo sguardo, infatti, non sarebbero state trovate tracce organiche, ma solo ulteriori analisi potranno chiarire questo punto.

Nel frattempo è stato svolto un secondo incontro con il marito della vittima, Massimo Malavolta, per valutare la sua capacità di intendere e di volere e la sua idoneità di sostenere un giudizio. Durante il colloquio sono stati affrontati temi relativi alla sfera intima e familiare e ai problemi comportamentali avuti in gioventù. Si è parlato anche dei quattro anni di servizio militare svolti dall'uomo. 

La donna sarebbe stata picchiata dal marito ed è morta dissanguata dopo l'aggressione a mani nude. Il corpo della vittima era infatti costellato di traumi a seguito dei colpi. Sul cadavere sono stati trovate fratture al naso, alle costole e all'ulna. Poi ancora tagli, lividi e tumefazioni. Alcuni segni sarebbero precedenti al decesso. Il marito avrebbe allertato i soccorsi 7 ore dopo averla uccisa.

Dopo, l'uomo aveva provato a tagliarsi le vene per farla finita. I sanitari sono riusciti a soccorrerlo in tempo e dopo la piena ripresa in ospedale, ha fatto il suo ingresso in carcere. Dopo le indagini, i carabinieri avevano deciso si concentrarsi anche sui certificati medici prodotti dalla vittima nei giorni precedenti al delitto. Si tratterebbe di certificati di 3 e 5 giorni presentati dalla donna, insegnante di mestiere, presso la scuola nella quale lavorava per giustificare le assenze dal 18 al 25 novembre.

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