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“È della ndrangheta”: arrestato Giuseppe Caruso, presidente del consiglio comunale di Piacenza

Duro colpo alla ‘ndrangheta in Emilia Romagna. Sedici le misure cautelari emesse per presunti appartenenti alla famiglia Grande Aracri di Cutro. In manette anche il presidente del consiglio comunale di Piacenza Giuseppe Caruso, esponente di Fratelli d’Italia. Secondo le accuse, grazie al suo ruolo di funzionario all’Agenzia delle Dogane avrebbe favorito il clan criminale.
A cura di Biagio Chiariello
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Giuseppe Caruso, presidente del Consiglio comunale di Piacenza, è sicuramente il nome di maggior spicco tra i destinatari dei provvedimenti restrittivi eseguiti dalla Polizia di Stato nell’ambito dell’operazione “Grimilde”, coordinata dalla Dda di Bologna: 16 gli arrestati nel maxi blitz contro la ‘ndrangheta in Emilia Romagna. Oltre all’esponente di Fratelli d’Italia, c'è anche il boss Francesco Grande Aracri, oltre ai figli Salvatore e Paolo. Francesco Grande Aracri, già condannato per associazione mafiosa, viveva a Brescello, in provincia di Reggio Emilia.

Le accuse contro gli arrestati

Nell’ambito della stessa operazione è in corso di esecuzione un decreto di sequestro preventivo di beni emesso dalla Dda di Bologna nei confronti dei principali appartenenti al gruppo criminale riguardante società, beni mobili e immobili, conti correnti.  Oltre 300 agenti sono entrati in azione questa mattina all’alba nelle province di Bologna, Modena, Reggio Emilia, Parma, Piacenza e Crotone, per eseguire le misure ordinate dal Gip del capoluogo emiliano. Gli arrestati sono accusati a vario titolo di associazione di stampo mafioso, estorsione, tentata estorsione, trasferimento fraudolento di valori, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, danneggiamento e truffa aggravata.

Il ruolo di Giuseppe Caruso

Giuseppe Caruso, secondo le accuse, sarebbe parte integrante dell'organizzazione criminale che operava tra le province di Reggio Emilia, Parma e Piacenza. Stando agli investigatori, grazie al suo ruolo di funzionario all’Agenzia delle Dogane avrebbe favorito la cosca (a cui appartiene secondo gli investigatori) in una truffa all’Unione europea in tema di agricoltura.

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