video suggerito
video suggerito

Due mesi per una visita oncologica e cardiologica urgente, l’emergenza servizio sanitario in Italia

La terribile fotografia della crisi del servizio sanitario nazionale fatta dal Rapporto Civico di Cittadinanzattiva per il 2023 in cui si rilancia un allarme finora inascoltato ma anche un appello affinché si inverta la rotta.
A cura di Antonio Palma
160 CONDIVISIONI
Immagine

Liste di attesa lunghissime anche per visite contrassegnate come urgenti, pronto soccorso allo stremo, medici di medicina generale assenti e un ricorso crescente alla spesa privata per chi può mentre per gli altri l’attesa si è trasformata in rinuncia alla salute, è la terribile fotografia della crisi del servizio sanitario nazionale fatta dal Rapporto Civico di Cittadinanzattiva per il 2023 in cui si rilancia un allarme finora inascoltato ma anche un appello affinché si inverta la rotta.

Tra gli esempi di tempi di attesa segnalati dai cittadini, secondo i dati del report, tre mesi per un intervento per tumore all’utero che andava effettuato entro un mese, due mesi per una visita specialistica ginecologica urgente da fissare entro 72 ore. Per le visite che dovrebbero svolgersi entro 10 giorni i cittadini hanno atteso anche 60 giorni per la prima visita cardiologica, endocrinologica, oncologica e pneumologica. Senza codice di priorità, si arrivano ad aspettare 360 giorni. Anche per le visite di controllo urgente che dovrebbero essere effettuate entro 72 le persone segnalati appuntamenti non prima dei 60 giorni dalla richiesta.

Dati che sembrano ancora più sconfortanti e si pensa che non tutte le Regioni hanno utilizzato il fondo di 500 milioni stanziati nel 2022 per il recupero delle liste d’attesa che si erano accumulate a causa della pandemia. Dati che danno un significato ben preciso ai numeri Istat sulla sanità secondo i quali nel 2022 molte meno persone hanno effettuato visite specialistiche o accertamenti diagnostici rispetto al 2019. Rispetto allo stesso anno aumenta la quota di chi dichiara di aver pagato interamente a sue spese sia visite specialistiche che accertamenti diagnostici.

Accanto ai problemi generali di liste di attesa e accesso alle prestazioni, i cittadini denunciano carenze in tutti e tre gli ambiti dell’assistenza sanitaria, ossia quella ospedaliera, quella territoriale e l’area della prevenzione. Negli ultimi 10 anni infatti vi è stata riduzione costante delle strutture di emergenza: si conta una riduzione sul territorio nazionale di 61 dipartimenti di emergenza, 103 pronto soccorso, 10 pronto soccorso pediatrici e 35 centri di rianimazione. Calano anche la presenza di ambulanze tato che in alcune zone è necessario attendere 30minuti per un’ambulanza, rispetto a una media nazionale di circa 20 minuti.

In generale sono sei le regioni (erano tre nel 2019) che non raggiungono la sufficienza rispetto ai criteri LEA per la prevenzione: in particolare a Sicilia, PA di Bolzano e Calabria, che mostrano i dati più bassi, si aggiungono nel 2020 Liguria, Abruzzo, Basilicata. Altra urgenza è quella del personale sanitario: i dati di una nuova indagine su 10mila professionisti mostrano che il 40% dichiara di avere carichi di lavoro insostenibili e uno su tre non riesce a bilanciare i tempi lavorativi con quelli della vita privata.

160 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views