Dopo la strage di Corinaldo, molti comuni vietano lo spray al peperoncino a Capodanno
Dopo la strage di Corinaldo, molte città italiane hanno deciso di vietare l'uso dello spray al peperoncino a Capodanno. Per paura di eventuali incidenti scaturiti dall'uso improprio di quella che per la legge italiana è un'arma da difesa, sono numerosi i comuni che in questi giorni hanno provveduto a emanare apposite ordinanze per vietare categoricamente "l’uso di strumenti di autodifesa che nebulizzano un principio attivo a base di oleoresin capsicum" nei luoghi pubblici. L’inosservanza delle disposizioni contenute nelle ordinanze sarà punita con multe fino a 500 euro "salvo che il fatto costituisca reato".
Il ministro degli Interni Matteo Salvini ha annunciato una circolare da inviare ai prefetti per invitare a vietare anche l'uso di botti e petardi. Sul divieto all'utilizzo dello spray al peperoncino, però, Salvini non è d'accordo: “Il problema non è lo strumento ma l’uso che se ne fa. Se uno va in piazza con lo spray al peperoncino è un cretino che prima va curato e poi va portato per due giorni al fresco così gli passa la voglia".
Lo spray al peperoncino sarà vietato a Firenze, comune che già lo scorso hanno deciso di impedire l'uso in piazza attraverso apposita ordinanza. Il sindaco Dario Nardella ha firmato un’ordinanza che lo bandisce dal piazzale Michelangelo e da piazza del Carmine. La Prefettura fiorentina ha spiegato che eventuali bombolette dovranno essere depositate nei contenitori predisposti dagli organizzatori dei concerti.
Il Comune di Torino, invece, non cita espressamente lo spray nella sua ordinanza ma lo vieta insieme a tutte le altre armi. A Milano è stata emanata un'apposita ordinanza per vietare bottiglie di vetro, lattine e fuochi d'artificio o petardi in piazza Duomo e in queste ore sembra che il comune stia valutando di aggiungere anche il divieto all'utilizzo di spray al peperoncino. Lo spray urticante è stato messo al bando anche dai comuni di Cesena, Matera, Genova, Velletri, Imola e Brescia. Al momento sembra che anche la città di Bologna voglia procedere in tal senso.