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Yara, i dubbi della moglie di Bossetti: “Spiegami perché eri a Brembate”

Gli inquirenti avrebbero intercettato un colloquio tra la donna e il marito nel carcere di Bergamo dove il presunto killer di Yara è recluso da giugno.
A cura di Biagio Chiariello
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“Dimmi cosa ci facevi davanti alla palestra di Yara il giorno in cui è scomparsa”. E l'intercettazione ambientale nel carcere di Bergamo, durante un colloquio tra il presunto killer della 13enne di Brembate, Massimo Bossetti, e la moglie, Marita Comi. Una telefonata che rischia di aggravare pesantemente la posizione del muratore di Mapello. Anche perché la risposta dell’uomo è enigmatica: “Non lo so, temo di non riuscire a spiegarlo”. Il contenuto delle intercettazioni è stato pubblicato dal settimanale Giallo e aggiunge un nuovo tassello per l’accusa contro Bossetti e rende pubblici, per la prima volta dal momento dell'arresto, le perplessità della moglie nei suoi confronti.

Marita chiede: “Massimo, tu continui a dire di essere innocente e di non c’entrare niente con la morte di Yara. Io ti credo, ma adesso mi devi spiegare cosa ci facevi a Brembate Sopra il pomeriggio in cui la ragazzina scomparve. Il furgone ripreso dalle telecamere sembra proprio il tuo: come puoi giustificare questa cosa?”. La risposta di Massimo: “Marita non lo so – risponde Bossetti alla moglie – Temo proprio di non riuscire a spiegarti il perché il mio furgone sia stato visto a Brembate Sopra quel giorno”.

I dubbi di Marita

Ma non solo Bossetti afferma di non riuscire a spiegare la presenza del mezzo nei pressi della palestra di Brembate, ma sostiene di essere preoccupato per non poter fornire un alibi. La sconcertante risposta di Bossetti, scrive Giallo, “genera un lungo silenzio da parte della povera Marita, che poco dopo saluta Bossetti e se ne va. Da quel momento qualcosa tra loro è cambiato”.

L'avvocato: "Bossetti è innocente"

Ma ai microfoni di Matrix, il legale del presunto assassino di Yara Gambirasio (oggi sono passati esattamente quattro anni dal suo ritrovamento), Claudio Salvagni, ribadisce l’innocenza del suo assistito: “Bossetti ha sempre detto che non confesserà mai questo delitto perché non l’ha commesso e andrà avanti fino in fondo, finché ne avrà le forze, per dimostrare la sua innocenza, perché vuole che i suoifigli portino il suo cognome con orgoglio”.

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