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Credeva che i vaccini contenessero cellule di feti abortiti: morto di Covid a Genova don Paolo Romeo

Sosteneva che i vaccini anti Covid contenessero cellule derivate da feti abortiti e, di conseguenza, aveva deciso di non vaccinarsi. Dopo aver contratto la malattia è morto don Paolo Romeo, parroco di 51 anni.
A cura di Davide Falcioni
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Sosteneva che i vaccini anti Covid contenessero cellule derivate da feti abortiti e, di conseguenza, aveva deciso di non vaccinarsi. Dopo aver contratto la malattia è morto don Paolo Romeo, parroco di 51 anni della chiesa di Santo Stefano nel centro di Genova. Le sue posizioni ultra-conservatrici erano note  nel mondo ecclesiale ligure e tollerate malgrado la posizione della Chiesa Cattolica, secondo la quale il vaccino è moralmente lecito. A comunicare il decesso del sacerdote è la stessa abbazia di Santo Stefano, dove Romeo era stato sostituito da un mese da un collega proprio per le sue condizioni di salute. Il prete aveva infatti contratto il Covid ed era ricoverato nella rianimazione dell'ospedale Galliera: "Il nostro amato Don Paolo è salito al cielo circondato dall'affetto dei parenti e dalla preghiera di tutti i suoi fedeli", si legge sulla pagina Facebook ufficiale. "Il Signore lo ricompensi per tutto il bene che ha fatto qui su questa terra e possa perdonare le sue mancanze qualora ce ne fossero state".

La bufala dei feti abortiti per produrre vaccini anti Covid

Quella dei feti nei vaccini è una vecchia bufala rispolverata con il Covid. Secondo alcuni, specie afferenti ad ambienti molto conservatori, molti vaccini sarebbero prodotti usando feti abortiti acquistati dalle case farmaceutiche. La fake news riguarda i prodotti di AstraZeneca, Johnson & Johnson e Sputnik, ovvero quelli a DNA ricombinante "tradizionali", che impiegano un virus del raffreddore inattivato e inerte come trasportatore della sequenza genetica di quella piccola parte di SARS-CoV-2 (la proteina spike) contro la quale si vuole generare la risposta immunitaria. Come spiegava mesi fa Focus "per ottenere grandi quantità del virus del raffreddore, per produrre i vaccini, è necessario introdurlo all'interno di cellule, affinché possa replicarsi. Le cellule utilizzate da AstraZeneca sono conosciute con il nome di HEK 293 (Human Embryonic Kidney 293), in italiano cellule renali embrionali umane 293: ottenute nel 1973 da Frank Graham nel laboratorio del prof. Alex van der Eb (Università di Leiden, Olanda), rappresentano una linea cellulare ampiamente utilizzata nella ricerca biomedica. Sono cellule estratte (in gergo, isolate) da un rene embrionale umano e modificate geneticamente in modo tale da ottenere delle cellule capaci di replicarsi indefinitamente (in gergo, trasformate): è quella che viene definita ‘linea cellulare' e che mantiene gran parte delle caratteristiche di partenza. Quando è necessario utilizzarle vengono messe in coltura a condizioni di temperatura, umidità e nutrienti controllati; quando poi non vengono più utilizzate, si conservano a temperatura estremamente bassa, mantenendosi vitali ma dormienti per anni".

Insomma, se è vero che alcuni virus vengono coltivati su cellule di origini fetale non esiste assolutamente un commercio di feti e non vi è alcun incentivo ad abortire. Tutto è riconducibile a pochi feti donati ormai 60 anni fa, un episodio scagionato dalla Chiesa stessa da tempo. La Pontificia Accademia della Vita ha analizzato a fondo la questione, concludendo che questa modalità di produzione dei vaccini non deve portare a sconsigliare la vaccinazione.

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