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Cosa dice (e non dice) il primo rapporto della CEI sugli abusi nella Chiesa

Il rapporto “Proteggere, prevenire, formare” della Conferenza Episcopale Italiana. “Segnalazioni su 89 vittime”, ma solo nel biennio 2020-21. E le diocesi in Italia sono 226, l’analisi del documento ne riguarda 166, ma a rispondere sono state 158.
A cura di Biagio Chiariello
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89 casi di pedofilia segnalati nellʼambito della Chiesa in Italia tra il 2020 e il 2021. È quanto risulta dal primo Report sulla rete territoriale di servizi diocesani e interdiocesani per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili, promosso dalla Conferenza episcopale italiana e presentato ieri a Roma.

Il rapporto “Proteggere, prevenire, formare” era stato annunciato lo scorso maggio dal presidente della CEI Matteo Zuppi e avrebbe dovuto essere la prima parte di una indagine indipendente commissionata dalla Chiesa italiana sugli abusi sessuali e la pedofilia commessi al proprio interno, finora mai realizzata.

Riguarda solo il periodo 2020/21

Ma il documento di quaranta pagine redatte da esperti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore in realtà ha fatto storcere il naso: innanzitutto per il periodo contemplato dall'analisi – 2020/21 appunto – al contrario di quanto promesso dalla stessa Cei, che aveva annunciato un rapporto sull’ultimo ventennio.

C'è poi una questione meramente statistica da considerare. Se rapporto, nella sua introduzione, afferma di voler "illustrare la realtà delle buone pratiche sviluppate dalla Chiesa in Italia per prevenire e contrastare gli abusi", a quest’ultimi in realtà dedica solo uno spazio minore –  affrontati tra l’altro solo in relazione al biennio 2020-2021, senza spiegare perché vengano esclusi gli anni precedenti – concentrandosi più (35 pagine su 40 circa) sulle attività svolte dalla Chiesa e su quali sono "i punti di forza e quelli che andranno maggiormente consolidati".

Diverse diocesi rimaste fuori

I Servizi Diocesani e Inter-diocesani anti abuso per la tutela dei minori sono presenti in tutte le 226 Diocesi italiane. La rappresentatività statistica del campione di indagine è però pari al 73,4% (166 Diocesi sulle 226 totali, ma solo 158 hanno risposto). I centri di ascolto operativo solo 90. Nei due anni analizzati il totale dei contatti registrati – cioè il numero delle persone che si sono rivolte a uno di questi Centri per segnalare un abuso – è stato di 86: 38 contatti nel 2020 e 48 nel 2021. I casi segnalati, anche per fatti riferiti al passato, riguardano 89 persone.

I numeri del rapporto Cei

Di questi 86 casi, 16 casi riguardano gli over 18, 61 casi riguardano la fascia di età 10-18 anni e 12 casi riguardano bambini sotto i 10 anni.Emerge inoltre che le ragazze e le donne si rivolgono ai centri di ascolto leggermente più di ragazzi e uomini (54,7%).I contatti “sono avvenuti principalmente via telefono (55,2%) o, in misura inferiore, tramite corrispondenza online (28,1%)”.

Nel documento c’è anche un “profilo” del presunto autore delle violenze: maschio adulto, di età compresa tra i 40 e i 60 anni e si tratta nel 44,1% dei casi di chierici, ovvero persone che hanno avuto un ruolo all’interno della Chiesa o hanno preso una forma di voto. Seguono poi i laici (33,8% dei casi) e quello che viene definito “personale religioso”, di fatto sacerdoti e vescovi, col 22,1% dei casi.

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Tra i tipi del presunto reato di abuso segnalato prevalgono i "comportamenti e linguaggi inappropriati" e seguono, in ordine di frequenza, "toccamenti", "molestie sessuali", «rapporti sessuali", «esibizione di pornografia", "adescamento online" e "atti di esibizionismo".

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Infine, in un’altra tabella, il documento spiega gli interventi che sono stati offerti dopo le segnalazioni. I casi presi in esame sono 57: in poco più del 40% dei casi sono state fornite “informazioni e aggiornamento sull’iter della pratica”, ovvero “la possibilità di incontrare l’Ordinario (24,6% dei casi), oppure di seguire un percorso di sostegno psicoterapeutico (14,0%), o ancora di accompagnamento spirituale (12,3%)”.

Per quanto riguarda gli interventi concreti si dice: "A seguito della trasmissione della segnalazione all’Autorità ecclesiastica da parte dei Centri di ascolto, tra le azioni poste in essere sono risultati prevalenti i “provvedimenti disciplinari”, seguiti da “indagine previa” e “trasmissione al Dicastero per la Dottrina della Fede”". Non si parla in alcun caso di segnalazione alle autorità giudiziarie.

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Le critiche

Come detto il report Cei ha ricevuto non poche critiche. Stefano Feltri su Domani parla di "40 paginette che rivelano soltanto due cose: la volontà di coprire e minimizzare il problema, e una certa ignoranza statistica (nel migliore dei casi, nel peggiore un grossolano tentativo di manipolare i pochi numeri offerti)".

Per Francesco Zanardi, presidente della Rete L’Abuso – Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero, il report "è uno specchietto per le allodole":

Sono sbigottito. Considera solo 2 anni, in cui tra l’altro c’è stato il Covid e solo i dati degli sportelli delle diocesi. Il cardinale Zuppi aveva parlato di 20 anni, ora il lasso di tempo è stato ulteriormente ridotto". Commentando i pochi e recenti dati disponibili, Zanardi ha comunque detto che sono "allarmanti": «In quel report non compaiono i casi della congregazione per la Dottrina della Fede, i casi finiti in magistratura e i casi che abbiamo noi come associazione".

Primo Report Cei by

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