Cosa c’è scritto nella memoria degli avvocati della famiglia Poggi: per loro un colpevole c’è ed è Stasi

Non ci sta la difesa della famiglia Poggi sulla riapertura delle indagini della Procura di Pavia che ha iscritto (lo aveva già fatto nel 2016) Andrea Sempio nel registro degli indagati con l'accusa di omicidio in concorso con ignoti o con Alberto Stasi, unico condannato per la morte di Chiara Poggi. Lo scorso 25 marzo l'avvocato Gian Luigi Tizzoni e l'avvocato Francesco Compagna, rispettivamente il legale difensore dei genitori della vittima e del fratello della vittima, hanno depositato una memoria indirizzata al giudice per le indagini preliminari Daniela Garlaschelli, ovvero chi ha dato il via libera per l'imminente incidente probatorio chiesto dai pm.
Per la famiglia Poggi, in vista nei nuovi accertamenti 18 anni dopo l'omicidio di Chiara, è opportuno chiarire quanto accaduto finora "anche in considerazione dei numerosi tentativi di ribaltare la sentenza di condanna passata in giudicato (con sentenza della Suprema Corte il 12 dicembre del 2015) già svolti nel corso degli anni e dal chiaro esito degli stessi", come si legge nella memoria.
Gli avvocati ricordano cosa è successo, in sede legale, dopo la sentenza di condanna: c'è stato un ricorso straordinario per Cassazione per errore di fallo, due tentativi di revisione, per uno dei quali è stato poi proposto anche un ricorso in Cassazione, mentre la recente sentenza della Cedu ha dichiarato irricevibile il ricorso proposto da Stasi. Senza contare i due procedimenti nei confronti di Andrea Sempio davanti alla Procura di Pavia che si sono conclusi entrambi con una archiviazione. Ora si torna per la terza volta a indagare sull'amico del fratello.
Stando a quanto sottolineato dai legali della famiglia Poggi, le nuove valutazioni fatte sul materiale genetico trovato sulle unghie di Chiara Poggi e sul dna di Andrea Sempio non modificherebbero quanto già accertato durante il processo ad Alberto Stasi. Nel dettaglio, la memoria ricorda che non c'è stato nessun contatto tra l'assassino e le unghie della vittima durante l'aggressione. Lo spiega la Corte di Assise d'Appello di Milano il 17 dicembre 2014 all'esito di approfondite analisi tecniche esaminate in contraddittorio tra le parti: "Chiara non si è difesa e non ha reagito affatto, a ulteriore conferma del rapporto di estrema confidenza e intimità col visitatore, e del fatto che proprio per questo si fidasse di lui e non si aspettasse in nessun modo di venire da lui così brutalmente colpita".
La difesa di Alberto Stasi nel riaprire il nuovo filone di indagini si è soffermata su un "dato nuovo", ovvero l'impronta a pallini lasciata dall'assassino sul tappetino del bagno che "aveva condotto all'individuazione dell'impronta di un paio di scarpe di marca Frau e di taglia 42", come ricordano gli avvocati dei Poggi. Ed intervengono così contro la difesa di Alberto Stasi:
In occasione della perquisizione svoltasi presso la sua abitazione, Stasi aveva consegnato agli inquirenti delle scarpe delle taglie più varie, tenendo in tal modo un comportamento astrattamente suscettibile di destare – almeno ex post – delle oggettive perplessità, anche in considerazione dell'atteggiamento del tutto passivo assunto in quel frangente dagli inquirenti. In particolare, per una apparente svista dei Carabinieri determinata dalle modalità di consegna, proprio le scarpe di marca Frau taglia 43 erano state erroneamente indicate nel verbale di sequestro del 20 agosto 2007 come scarpe di marca "Camper".
La memoria dei Poggi con questo vuole sostenere che il numero di piede delle scarpe non ha assunto alcun rilievo nelle sentenza ad Alberto Stasi. Questo dettaglio avrebbe per i legali solo confermato un "anomalo svolgimento degli accertamenti volti all'acquisizione delle biciclette e delle scarpe dell'indagato". Viene invece precisato come siano state altre prove utili alla Corte di Assise di Appello di Milano per la sentenza di condanna il 16 marzo del 2015. Ovvero:
La mancata menzione della bicicletta nera da donna di cui riferirono entrambi i suoi genitori, dalla presenza di un rilevante quantitativo di DNA della vittima altamente cellulato sui pedali rinvenuti sulla bici bordeaux (ma originariamente presenti sull'altra bicicletta) e la conseguente scoperta dell'operazione di montaggio e smontaggio effettuata nel tentativo di occultare l'ingente imbrattamento dei pedali; nonché la palese falsità del racconto da egli svolto in merito alla scoperta del corpo della fidanzata che avrebbe fatto seguito all'asserito ingresso nella villetta, racconto risultato chiaramente ispirato alle circostanze di fatto che erano già note al condannato in conseguenza dell'azione omicidiaria e risultato falso oltre ogni ragionevole dubbio all'esito delle perizie che hanno accertato l'impossibilità da parte del condannato di attraversare la scena del delitto senza lasciare tracce sulle suole ‘a lisca di pesce' delle calzature di marca Lacoste (perizia Bitelli Vittuari Testi) e sui tappetini della propria autovettura Volkswagen Golf (perizia Testi).
Ma cosa pensa la famiglia Poggi sull'incidente probatorio? Sostengono che gli accertamento che verranno fatti risultano "decontestualizzati dalla dinamica dei fatti". Non solo: il fatto che sia prevista una irripetibilità degli esami esclude lo svolgimento mirato in futuro sugli stessi reperti. Come si legge nella memoria, queste nuove analisi non sono altro che il "tentativo del condannato di provare a individuare – con ogni mezzo – un responsabile ‘alternativo' e di consegnarlo in pasto al circuito mediatico". Lo riportava anche il primo decreto di archiviazione su Andrea Sempio: "Se è (non condivisibile ma) umanamente comprensibile l'intento di fare di tutto per difendersi da una gravissima accusa, anche dopo l'esaurimento dei possibili gradi di giudizio ordinario, nel caso di specie ci si deve tuttavia arrestare di fronte all'inconsistenza degli sforzi profusi dalla difesa Stasi e tendenti a rinvenire diverso, alternativo colpevole dell'uccisione di Chiara Poggi".
In conclusione gli avvocati spiegano che il passare del tempo non ha fatto altro che consentire "la reiterazione e la diffusione mediatica di ipotesi di suggestioni del tutto prive di fondamento, a dispetto degli ulteriori numerosi provvedimenti nel frattempo succedutisi al riguardo con il defaticante coinvolgimento dei più vari organi giurisdizionali".