Colpiti di infarto evitano l’ospedale per paura del contagio: “Molti arrivano tardi”
Tra la vittime del coronavirus ci sono anche i pazienti colpiti da altre malattie che per paura del contagio aspettano troppo ad andare in ospedale e per questo mettono a repentaglio la propria vita. Lo ha denunciato il direttore sanitario dell'ospedale Monzino di Milano, centro specializzato nella cura delle patologie cardiovascolari, spiegando che molte persone colpite da infarto per paura fanno passare troppe ore prima di chiamare i soccorsi con esiti a volte fatali.
Coronavirus, pazienti con infarto evitano l'ospedale per paura del contagio
In un'intervista al Corriere della Sera, Luca Giuseppe Merlino, direttore sanitario della struttura che fa da hub cardiologico anche per le aree di Lodi e Cremona, ha dato l'allarme sui rischi che corrono i pazienti che aspettano troppo prima di chiamare l'ambulanza: "Invece di chiamare i soccorsi subito, come avviene di solito, aspettano magari ore, anche un giorno intero o di più. Un caso su tre così arriva troppo tardi per sottoporsi alle terapie dovuti". Per paura del contagio del Covid-19 "si sottovalutano i sintomi e si chiama troppo tardi il 118. Così sono mediamente più compromessi e richiedono interventi più complessi e rischiosi, quindi meno efficaci per la salute della persona".
I cardiologi: Ricoveri per infarto dimezzati
Una tendenza confermata anche da uno studio della Società Italiana di Cardiologia (Sic), che ha stimato un calo dei ricoveri del 50 per cento nella settimana dal 12 al 19 marzo (su un campione di 50 unità coronariche) rispetto alla stessa settimana del 2019. "Nei pazienti con infarto è stata notata una sorprendente riduzione dei ricoveri – ha dichiarato Ciro Indolfi, presidente Sic e ordinario di Cardiologia Università Magna Grecia di Catanzaro – Il calo è più evidente per gli infarti con occlusione parziale della coronaria, ma è stato notato anche in pazienti con una forma più grave di infarto. Ridotto anche il numero di ricoveri per scompenso cardiaco, anomalie del ritmo cardiaco e disfunzione di pacemaker e defibrillatori. Questo andamento dei ricoveri e degli accessi al pronto soccorso non presenta sostanziali differenze dal Nord al Sud". "Non bisogna credere che in questo momento l'infarto sia meno grave del Covid-19 e non bisogna assolutamente abbassare la guardia – raccomanda il medico -. Anche in corso di pandemia è necessario non sottovalutare i sintomi".