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Catania, neonata uccisa da un batterio killer: genitori denunciano l’ospedale, aperta un’inchiesta

La neonata è risultata positiva al Serratia Marcescens, un batterio dai gravissimi effetti contratto in ospedale: per lei non c’è stato nulla da fare.
A cura di Davide Falcioni
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La Procura di Catania ha aperto un'inchiesta sulla morte di neonata avvenuta lo scorso 11 agosto all'ospedale Cannizzaro, in seguito ad un esposto presentato nei giorni scorsi dalla mamma e dal papà della bimba.

Ieri la coppia era stata convocata e sentita dagli inquirenti negli uffici della stessa Procura, per fare piena luce sul decesso della loro primogenita: nella circostanza è stata richiesta, e messa da loro a disposizione per le indagini, tutta la documentazione clinica in loro possessore.

Secondo i legali della famiglia  la piccola "era nata un po’ prematura ma la gravidanza era in stato avanzato, il parto era andato bene e la bimba aveva tantissime possibilità di salvarsi, se non fosse stata colpita da una infezione: un batterio contratto in ospedale, da dove non è mai uscita, che se l’è portata via in meno di un mese".

Il distacco della placenta e il parto cesareo

Continua la ricostruzione degli avvocati: "La mamma, che ha 29 anni e risiede ad Acireale con il marito 37enne, il 16 luglio 2022 si era recata al pronto soccorso ostetrico del Cannizzaro a causa di un distacco della placenta che, com’è noto, mette in serio pericolo la sopravvivenza del feto. Essendo giunta alla ventinovesima settimana più tre giorni di gravidanza, quindi oltre il settimo mese, un periodo di gestazione che garantisce ottime possibilità di sopravvivenza ai bambini prematuri, almeno l’80%, i medici dell’Unità operativa di neonatologia hanno deciso di anticipare il parto sottoponendola in quella stessa giornata a un cesareo, perfettamente riuscito: la bimba è nata sana, pesava un chilo e 316 grammi ed è stata ovviamente posta in incubatrice nel reparto di terapia intensiva neonatale".

L'infezione da Serratia Marcescens, batterio dai gravissimi effetti

Malgrado lo spaventi tutto sembra andare per il meglio, tanto che i sanitari avrebbero ripetutamente rassicurato i genitori sulle condizioni della piccola. "Ma a una decina di giorni dalla nascita una dottoressa ha riferito loro il forte sospetto che la figlioletta fosse stata colpita da un’infezione che il personale non era stato ancora in grado di identificare. Dopo quattro giorni di spasmodica attesa, in cui la mamma e il papà potevano comunque vedere e toccare, con le opportune accortezze, la loro bimba in incubatrice, purtroppo la conferma è arrivata. Il 30 luglio la stessa dottoressa ha comunicato alla coppia che la neonata era positiva al Serratia Marcescens, un batterio dai gravissimi effetti che non dovrebbe essere presente in ambienti come gli ospedali, tanto più nelle terapie intensive che dovrebbero essere sterili, ma che purtroppo è oggi responsabile di un’ampia gamma di infezioni nosocomiali ed è spesso causa di focolai ad alto tasso di mortalità ospedaliera, sia nei pazienti adulti sia proprio in quelli pediatrici".

L'antibiotico in extremis e la morte della bimba

Dal momento della diagnosi per la mamma e il papà della bimba non è stato più possibile avvicinarsi a lei se non il 10 agosto, il giorno prima del decesso, una concessione fatta loro dai sanitari in vista dell’ormai imminente, tragico epilogo. "Dal 30 luglio – spiegano gli avvocati della famiglia – le condizioni della piccola sono andate via via peggiorando, il batterio le ha colpito organi vitali, fino alla morte avvenuta per insufficienza cardiaca e concausata dai farmaci con cui i medici tentavano disperatamente di curarla: sempre il giorno prima della morte, il 10 agosto, alla mamma e al papà della bimba era stata fatta firmare un’autorizzazione per provare a somministrarle un antibiotico in quanto questo medicinale avrebbe potuto avere effetti collaterali, essendo consigliato per i bambini dai sei anni in su, tra cui appunto l’arresto cardiaco".

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