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Caso Rosella Corazzin, Angelo Izzo: “Processatemi, devo togliermi un peso dalla coscienza”

“Voglio togliermi un peso dalla coscienza”, in esclusiva a Fanpage.it, le parole di Angelo Izzo, il mostro del Circeo, durante l’udienza che deciderà se sarà processato o meno per il caso di Rossella Corazzin, la 17enne scomparsa nel 1975 da Tai di Cadore. “La stuprammo e poi la uccisero” ha detto “credetemi, non chiedo alcuno sconto di pena: il mio unico interesse è farmi processare e togliermi questo peso.
A cura di Angela Marino
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"Voglio solo togliermi un peso dalla coscienza". Così Angelo Izzo, oggi all'ergastolo dopo il massacro del Circeo e quello di Ferrazzano, durante l'udienza che deciderà se sarà processato o meno per lo stupro di Rossella Corazzin, la 17enne scomparsa 43 anni fa in Umbria di cui si è autoaccusato un anno fa chiamando in correità altri complici. Bisognerà attendere 90 giorni per sapere se Angelo Izzo sarà processato per il sequestro della ragazza che secondo lui fu tenuta segregata e poi uccisa dalla stessa banda del massacro romano.

Il legale della vittima: "Izzo credibile e lucido"

Lo apprende Fanpage.it dall'avvocato Antonio La Scala, legale di parte civile, al termine dell'udienza fissata per fare il punto sulla situazione. "Ci siamo collegati con Izzo in videoconferenza dal carcere di Viterbo – ha detto a Fanpage.it l'avvocato presidente di ‘Gens Nova'- Izzo ha ripetuto punto per punto quanto aveva detto nei due interrogatori precedenti, ha descritto lo stupro, anche in termini crudi, affermando di non voler alcuno sconto di pena, ma di voler soltanto liberasi di un peso dalla coscienza. Mi è parso credibile, nella coerenza del racconto e nella dovizia di particolari con cui si è espresso  – ha commentato la Scala. Va detto – conclude – che quanto gli contestava la Procura, cioè di aver inventato i fatti dopo aver letto le informazioni su Rossella dalla scheda sul sito di ‘Chi l'ha visto?', è stato smentito: Angelo Izzo, confinato all'ergastolo, non aveva accesso a internet ma solo alla Tv, e come sappiamo ‘Chi l'ha visto' non mostra la scheda tecnica, se non per pochi secondi, sarebbe stato difficile per lui memorizzare tutti quei dettagli".

Chi sono gli indagati del caso Corazzin

Oggi degli 11 indagati chiamati in correità da Angelo Izzo, solo sei sono ancora in vita. Si tratta di una coppia di fratelli di Brescia, un tempo appartenenti al Movimento Sociale Destra Anni 70; di due ex militanti nero e naturalmente Gianni Guido, l'unico del trio del Circeo a strappare una condanna inferiore all'ergastolo. Tutti gli indagati negano quanto gli viene addebitato, ovvero di aver rapito, stuprato e ucciso Rossella Corazzin e di essersi poi disfatti del corpo. Secondo loro, il j'accuse di Izzo, che a se stesso addebita solo lo stupro, sarebbe soltanto una vendetta per vecchie ruggini, ovvero per la sua espulsione dal MSI. "Non vero – ribatte Izzo – sono stato espulso dal Movimento a 15 anni, nel 1970, nel 1975, l'hanno dei fatti, non potevo aver più alcun rancore, tutto era superato".

La cugina: "Archiviare sarebbe un'ingiustizia per Rossella"

La procura avrebbe voluto archiviare mentre Antonio La Scala, legale delle cugine di Rossella Corazzin, si è opposto chiedendo o l'imputazione coatta o che vengano prorogate le indagini. "Spero si dia giustizia a questa ragazza – dice la Scala – devo comunque ammettere che anche se sono passati oltre 40 anni dai fatti avrei trovato opportuno il sequestro della villa dove secondo Izzo, sarebbe andata in scena quella barbarie". A Fanpage.it anche il commento di Mara Corazzin, la cugina di Rossella: "Non accetto che mi dicano che tutto verrà archiviato perché Izzo è un bugiardo. Sarà anche un bugiardo, ma se racconta fatti coerenti la Procura ha il dovere di verificare al di là di ogni pregiudizio".

La confessione di Izzo nel 2018

Tutto è cominciato dalle confessioni di Angelo Izzo, che circa un anno fa, scrisse ai pm di Belluno per confessare di aver partecipato al sequestro di Rossella. Con lei ‘abbiamo fatto come come al Circeo'. Il riferimento è all'episodio noto alle cronache come massacro del Circeo, in cui perse la vita la giovanissima Rosaria Lopez, mentre l'altra vittima, Donatella Colasanti, si salvò per miracolo fingendosi morta. Le due furono sequestrate da Andrea Ghira, Angelo Izzo e Gianni Guido nella villa al mare di Ghira, in località San Felice al Circeo, dove le ragazze furono tenute prigioniere, stuprate e seviziate fino alla morte. Solo quando credettero che fossero entrambe morte Angelo Izzo, Andrea Ghira, e il complice Gianni Guido, salirono in auto per andare a seppellire i corpi, ma prima decisero di fermarsi a mangiare. Fu allora che Donatella Colasanti, che era stata rinchiuse nel bagagliaio dell'auto, insieme al cadavere dell'amica, riuscì ad attirare l'attenzione di un vigile sull'auto in sosta, colpendo ripetutamente il portabagagli dall'interno. Izzo fu condannato all'ergastolo, Guido a 30 anni, Ghira, da allora latitante, fuggì.

La storia di Rossella Corazzin

Secondo Izzo, all'epoca ventenne pariolino militante in MSI, Rossella avrebbe subito la stessa sorte di Rosaria e Donatella, ma prima. La ragazza, all'epoca diciassettenne studentessa del liceo classico, si trovava in vacanza a Tai di Cadore, con i genitori, in casa della zia. Ogni giorno usciva per una passeggiata nei boschi insieme al padre, ma quel giorno, il 21 agosto 1975, suo padre preferì riposare e lei uscì da sola, con un libro e una macchina fotografica. Nessuno la rivide più e solo nel 2010 i familiari ottennero che fosse dichiarata la morte presunta. Tra le varie ipotesi ci fu quella dell'allontanamento volontario, forse della fuga d'amore, insieme a tale Guido, una giovane che venivano spesso nominato nelle lettere che Rossella scriveva a un'amica e che Izzo pretende essere Gianni Guido. Secondo il racconto di Izzo Rossella sarebbe stata abbordata mentre leggeva seduta, da sola, su una panchina e sarebbe stata condotta nella villa di Francesco Narducci sul lago Trasimeno, dove sarebbe stata violentata da almeno 10 uomini e uccisa.

Il presunto stupro rituale

"Volevamo una vergine", ha detto Izzo ai giudici, mentre racconta che quello che dovevano fare era un autentico rituale. "La ragazza venne vestita di una tunica bianca e messa su un tavolo. Gli uomini erano vestiti tipo ordini cavallereschi e fecero una sorta di giuramento di sangue. Poi a turno stuprarono questa giovane, che era cosciente di quello che le stava succedendo. Sembrava che fosse inerme, del resto era prigioniera da venti giorni". Il racconto di Izzo è compatibile con le tempistiche della scomparsa e trova conferme nella testimonianza di alcune persone che videro un'auto aggirarsi intorno alla panchina dove era seduta Rossella. Eppure, l'ergastolano non ha fornito informazioni sull'omicidio o su dove sia stato sepolto il corpo.

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