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Caldo killer: anziano muore nel suo orto. Si sciopera nel Reggiano: “Così non si può lavorare”

Un clochard di 57 anni è stato trovato morto nell’auto nella quale viveva nel Trevigiano. Anche in questo caso si sospetta che le altissime temperature di questi ultimi giorni abbiano causato il malore che ha ucciso il povero uomo. Intanto a Guastalla si protesta: gli operai vogliono un accordo di riduzione oraria nel periodo estivo.
A cura di Biagio Chiariello
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Il caldo fa altre vittime. Dopo i tre morti di ieri (nell’Ascolano, nel Veronese e a Milano), un uomo di 79 anni è stato trovato morto nel suo orto a Cicagna, nell'entroterra di Chiavari. Il pensionato si sarebbe sentito male per le altissime temperature delle ultime ore. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri, l'anziano era andato a dare da mangiare alle galline quando si è accasciato a terra senza più riprendersi. A dare l'allarme è stato il figlio che non lo ha visto tornare. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118 che non hanno potuto fare altro che constatarne il decesso.

Un’altra tragedia che potrebbe essere legata al caldo arriva da Riese, in provincia di Treviso, dopo un clochard di origine rumena di 57 anni è stato trovato morto nell’auto nella quale viveva da tre anni: si suppone che possa essere stato colto da un malore probabilmente dovuto alle alte temperature.  In base a quanto riporta la tribuna di Treviso, si tratta di una persona seguita da tempo dai servizi sociali del Comune e della Caritas. Sono stati proprio degli addetti alla consegna dei pasti a fare la drammatica scoperta.

Fa troppo caldo, sciopero in azienda di Guastalla

E per il troppo caldo hanno deciso di scioperare i lavoratori della Padana Tubi di Guastalla (Reggio Emilia). Un’ora di proteste dopo che le richieste di arrivare ad un accordo di riduzione oraria nel periodo estivo – con particolare riferimento a queste giornate afose che rendono gli stabilimenti produttivi bollenti – non hanno prodotto alcun esito. Alla richiesta dei manifestanti che la riduzione oraria fosse in parte a carico aziendale, fa sapere la Fiom-Cgil – l'azienda ha infatti risposto di no. “La soluzione proposta dalla direzione – ha spiegato Emiliano Borciani, Fiom Reggio Emilia – che né Rsu né lavoratori considerano sufficiente, e' quella per cui chi non si sente di lavorare può stare a casa in permesso terminando il turno due ore prima. Questo in un contesto di reale rischio per la salute e in assenza di investimenti seri su impianti di areazione e più in generale a tutela della salute e sicurezza dei lavoratori". La Padana tubi, produce profilati d'acciaio, ha circa 700 dipendenti e ha chiuso l'ultimo esercizio con circa 50 milioni di utile.

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