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Calci, pugni e sputi alla compagna, il killer di Stefano Leo era stato condannato per violenza

Il 27enne che ha ucciso Stefano Leo a Torino aveva detto di essere disperato dopo essere stato allontanato dalla moglie dal figlio. In realtà quell’allontanamento era stato disposto dal giudice dopo la sua condanna per maltrattamenti in famiglia e lesioni nei confronti della compagna, picchiata frequentemente a calci e pugni.
A cura di Antonio Palma
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Ha detto di aver agito perché disperato dopo essere stato allontanato da casa e aver perso moglie e figlio ma in realtà dietro quella storia della sua vita non c'era un rapporto d'amore finito ma si nascondeva una quotidianità fatta di abusi fisici e verbali nei confronti della donna per i quali è stato già condannato in primo grado per il reato di maltrattamenti e lesioni aggravate. Stiamo parlando di , il 27enne che ha ucciso Stefano Leo il 23 febbraio scorso nella zona dei Murazzi, a Torino, e arrestato pochi giorni fa dopo essersi costituito alla polizia. Una condanna e una storia che rendono la sua posizione ancora più difficile visto che gli inquirenti hanno molti dubbi sul movente dichiarato dall'uomo che ha parlato di un omicidio di impeto di una persona presa a caso in strada.

Said, nato a Casablanca, ma arrivato in Italia da piccolo, aveva raccontato agli inquirenti la sua disperazione per quella storia finita che aveva fatto emergere in lui una personalità violenta. "La cosa peggiore è sapere che il mio bimbo di quattro anni chiama papà l'amico della mia ex compagna" avrebbe detto ai carabinieri. In realtà la colpa della fine di quel rapporto era solo sua e l'inclinazione alla violenza faceva già parte del suo carattere da tempo. Come riporta il quotidiano La Stampa, Said  minacciava e picchiava l'ex compagna "almeno tre volte al mese", colpendola spesso con calci, pugni e sputi fino a ridurla in uno stato di succubanza, come riportato dai giudici nella sentenza che lo ha condannato a un anno e sei mesi di carcere

I due hanno convissuto per tre anni a Torino, mettendo al mondo anche un figlio, ma le liti in casa erano all'ordine del giorno tanto che spesso i vicini chiamavano le forze dell'ordine. Addirittura un giorno la donna è stata trovata dai poliziotti in strada seminuda e con il figlio in braccio. I maltrattamenti verbali  e fisici accompagnati da scatti d'ira in cui lui devastava l'appartamento sarebbero andati avanti per anni ma lei ritornava sempre da lui fino a quando ha capito che non sarebbe mai cambiato e lo ha denunciato. I due si sono lasciati nel 2014 e a Said è stato imposto il divieto di avvicinamento.

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